DISCLAIMER 1 PARTE: Ombre Luminose Era una notte come tante per le strade di Darktropolis. UN ANNO DOPO Una radio accesa parlava verso un pubblico inesistente. Mentre nella stazione di polizia un padre e una figlia
stavano consolandosi a vicenda, vicino al porto stava avvenendo qualcosa di
strano. Nel seminterrato di un palazzo al centro della città
il clima era più torrido, nonostante la pioggia e un condizionatore d'aria
perfettamente funzionante. Maria uscì dal dipartimento di polizia e si avviò
verso casa. Arrivarono di corsa vicino all'entrata illuminata di
un locale pubblico, dove il buttafuori stava cacciando via a calci nel sedere
un cliente che aveva alzato troppo il gomito. -Scusate l'interruzione- fece il DJ -ma il locale stasera
chiude prima, per ordini superiori. Entrarono in casa. Nella zona portuale, alla stessa ora, c'era chi ancora
non dormiva. Il mattino seguente, se mattino si poteva definire, Maria
si svegliò presto. In un palazzo al centro della città un riccio
blù, seduto dietro una scrivaia di marmo nero, stava leggendo il giornale,
concentrato sulla pagina dell'attualità che diceva UN'ALTRA VOCE SI ALZA
CONTRO I PREPOTENTI. Shadow e Maria stavano camminando per strada. Nel ghetto degli echidna di Wreck City, nel frattempo,
qualcuno stava passeggiando per i fatti suoi. Maria e Shadow camminarono per le strade senza sapere
che fare. Shara stava aspettando Maria, seduta sul suo divano con
la mano chiusa in un pugno poggiata sulla bocca e tremava. Altrove qualcuno stava bevendo qualcosa in un bar del
ghetto echidna. Maria stava guardando fuori dalla finestra della casa
di Shara, che era affacciata sulla strada principale. Shadow e Maria si addentrarono nel ghetto echidna, la
zona più malfamata e decrepita di Wreck City: barboni echidna rovistavano
tra le immondizie e vicoli oscuri dettero loro il benvenuto. Dentro l'Emerald Inn, un albergo del ghetto, qualcuno
stava discutendo di affari. Mark e Shadow camminavano per strada. Mark e Maria entrarono in casa, mentre Mark portava Shadow
tra le sue braccia, ancora svenuto per lo shock subito con i suoi ricordi. Nel frattempo, nel palazzo dove abitava Maria,un gruppo
di poliziotti e investigatori stavano controllando la scena di un delitto. Intanto a casa di Shara, Shara si stava rilassando un
pò sentendo la radio, quando il telefono squillò. Shadow e Mark si trovavano in un capannone abbandonato
del ghetto. Nel frattempo, a casa di Shara, lei stava seduta sul
divano ad aspettare Ben. In casa di Mark, Maria e Shadow stavano seduti al tavolo
della cucina con Mark e discutevano su quello che dovevano fare per porre fine
a quella caccia al riccio. In casa di Shara il telefono cominciò a squillare. Mark, Maria e Shadow erano fuori dalla Cracking Bones:
un'inconveniente sbarrava loro la strada. P.S.: Prova a voltare lo sguardo verso di me! Il DJ fece come era scritto sul biglietto e si trovò
faccia a faccia con la canna della Desert Eagle di Mark. FINE PRIMA PARTE
Sonic, Tails e Knuckles (Nakkuruseio, come dice Eggman nell'ultimo schema di
Sonic Adventure 2) sono personaggi registrati Sonic Team e Sega: Don Sonny Lo
Riccio, Milo Potente e Nicky La Punta sono personaggi creati da me che vestono
i loro panni, in parole povere sono uguali in tutto e per tutto meno che per
i ruoli che hanno nella storia.
Leo il Cecchino e Vittorio Squamadura si ispirano rispettivamente a Nack the
Weasel e al Caotico Vector (entrambi ©Sonic Team e ©Sega) e sono altri
due assassini a sangue freddo.
Aldo e Ivano si ispirano rispettivamente al Ph. Gerald Robotnik e il Dr. Eggman
(©Sonic Team e ©Sega. E DAJE!) e anche loro sono delle persone brave
e gentili, meno che con i clienti rompiscatole e i bastardi come il Don e compagnia
bella.
Ben Sandrelli si ispira a Ben Ashura (©Sonic Team e ©Sega) ed è
un bravo ragazzo.
Shadow è Shadow, e non si ispira a nessuno. (ma è comunque ©Sonic
Team e ©Sega)
Maria Hog, Samuel Hog, Sharona Rabbot, i dottori Vincenzo e Edward e gli altri
personaggi che non riconoscete come personaggi ©Sonic Team e ©Sega
sono mie creature, specialmente la piccola Maria (piccola di aspetto ma non
di età) a cui voglio bene come a una figlia.
Due ricci, un ragazzo e una ragazza, camminavano per la strada mano nella mano.
La ragazza sorrideva.
-Dove vuoi portarmi, amore?- chiese al ragazzo.
-É una sorpresa, piccola, una sorpresa!- le rispose lui.
-Andiamo Jackie, lo sai che odio le sorprese! Non tenermi sulle spine!- gli
disse lei con un tono indispettito.
-Non preoccuparti Maria, siamo quasi arrivati!- le disse Jackie.
Camminarono fino a che non si fermarono di fronte all'entrata spoglia e cupa
di un cinema.
-Guarda- esordì lei -è uscito quel film di cui ho sentito parlare
tanto! Quanto vorrei fermarmi a vederlo...
-Vorresti andare a vederlo?- avanzò lui.
-Mi piacerebbe tanto...- rispose lei, con gli occhi sognanti.
-Beh, allora...andiamo!
-Ma come facciamo? C'è il tutto esaurito!
-Lo so- mise le dita della mano destra nel guanto sinistro -e per fortuna mi
sono procurato i biglietti.
Maria sgranò gli occhi.
-Hai comprato i biglietti?- disse lei, non credendo ai suoi occhi e alle sue
orecchie.
-È questa la mia sorpresa. Buon compleanno, piccola.
Maria strillò e saltò di gioia e saltò addosso a Jackie
buttandogli le braccia al collo.
-È il più bel regalo che mi sia mai aspettata! Ti amo Jackie!
-Anch'io, piccola.
Maria strinse Jackie e lo baciò.
Due scintille in un oceano nero.
La scena venne interrotta da uno stridio di gomme sull'asfalto.
Una macchina nera corse verso la strada e rallentò di fronte al cinema.
I finestrini si abbassarono e fuoriuscirono delle lunghe canne lucide e nere.
Le due scintille vennero colpite da un vento di fuoco che le fece cadere a terra.
Quando la tempesta finì, l'aria puzzava di cordite e i due ricci erano
stesi a terra.
L'auto corse via e svoltò l'angolo.
Una scintilla, che ora era illuminata di una luce fioca, si alzò e si
avvicinò a quella che ormai era spenta.
Maria strisciò verso Jackie.
-Jack? Jack, come stai?- chiese con un tono di voce tremante -Jackie, ti prego
alzati! Parlami! Ti prego!
Jackie giaceva con gli occhi chiusi nel suo sangue: ormai non poteva più
rispondere.
Maria non sapeva più che fare.
Pianse amaramente sul corpo di Jackie e maledì se stessa.
-La violenza per le strade di Darktropolis continua imperterrita a bagnare di
sangue le vie oscure della città. Il capo della polizia, Samuel Hog,
afferma che la mafia di Don Sonny è incontrollabile sia dal punto di
vista commerciale che giuridico ma che lui continuerà a cercare le prove
che riusciranno a incastrare il Don e il suo braccio destro Milo Potente, detto
"The Flyer". Secondo alcune indagini da lui svolte, il clan del Don
sta scendendo a patti con il Clan dello Smeraldo di Tenebra, una setta religiosa
che ha un forte controllo su alcune zone del porto. Dopo la scomparsa...
La radio venne spenta da una piccola mano che indossava un guanto di pelle nera
senza dita.
La stessa mano si mosse verso una cerniera.
Maria chiuse la zip della sua giacca di pelle e uscì da casa sua.
Fece qualche passo fuori dal cupo portone del palazzo dove abitava e cominciò
a piovere.
Si avvicinò a lei un barbone, un riccio che aveva in mano un coccio di
bottiglia.
-Hai qualche spicciolo?- disse il barbone con la bocca impastata di saliva mentre
ondeggiava il coccio di bottiglia sotto al mento di Maria.
-Sei ubriaco.- gli rispose lei, con tono di disgusto.
-Non m'importa un cazzo di come sono: dammi tutto quello che hai, puttana!-
gridò lui, aggiungendo una risatina maligna.
Maria rimase ferma a fissarlo per qualche secondo, poi fece partire il dorso
della sua mano verso il coccio del barbone, facendoglielo volare via di mano,
quindi lo colpì con un diretto nello stomaco e un gancio sotto al mento.
Il barbone cadde a terra sputando sangue.
Maria gli corse addosso e gli tirò un calcio nei reni e poi si allontanò
con lo stesso passo con cui uscì fuori di casa.
-Giuro che te la farò pagare, puttana! Te lo giuro!- gridò il
barbone dietro di lei, prima di emettere due conati di vomito.
-Stronzo...- disse lei a bassa voce, e continuò a camminare.
Arrivò nella strada principale e si fermò davanti al passaggio
pedonale.
Le auto correvano a velocità folle, senza curarsi dei passanti che dovevano
arrivare oltre il bordo della strada.
Maria attese che il semaforo pedonale diventasse verde.
Le auto si fermarono. Qualcuna oltrepassò il semaforo rosso.
Maria attraversò la strada a sei corsie e arrivò sull'altro marciapiede.
Camminò finchè non arrivò davanti a una breve scalinata.
Dopo la scalinata si trovava una porta di ebano con sopra scritto in caratteri
bianchi e cubitali: "Dipartimento di Polizia di Darktropolis".
Salì le scale ed entrò per la porta.
L'atmosfera al'interno del dipartimento era simile a quella di un pub irlandese:
fumosa con luci attenuate.
Maria barattò una boccata di aria notturna con una che sapeva di sudore,
sangue e vomito.
Si avvicinò a una scrivania maltrattata dove c'era un riccio viola che
era intento a contemplare un fascio di fogli.
-Ciao Ben.- salutò lei.
-Oh, ciao Maria!- disse Ben, mettendo da parte quella risma di fogli -Come stai?
-Come ci si dovrebbe sentire a vivere in una città dove neanche si riescono
a vedere le stelle per colpa dello smog?
-Oh, capisco.
-Lascia stare- lei abbozzò un sorriso -piuttosto, c'è papà?
-Sam? Ah si, è nel suo ufficio.
-Grazie Ben.
-Non c'è di che...ah, aspetta!
-Che c'è?
-Senti, se stasera non fai nulla, che ne diresti di passare qui tra qualche
ora? Oggi stacco prima del solito e ho sentito che hanno aperto un nuovo locale.
Maria rimase a fissarlo per qualche secondo.
-Puoi scordartelo, Ben.- gli disse.
-Oh...ok...- disse lui abbassando gli occhi.
Maria si avviò verso una scala che portava ai piani superiori.
Camminò per un corridoio buio, illuminato solo dalle lampade sulle scrivanie
degli altri poliziotti.
Si fermò di fronte a una porta col vetro smerigliato, dove era scritto
"Samuel Hog - Capo".
Sam stava parlando con qualcuno.
-...e ti ho già ripetuto- diceva -che non me ne frega niente dei metodi
che userai: io voglio quei maledetti rapporti sulla mia scrivania, almeno entro
un giorno!
Sam sbattè la cornetta del telefono sull'apparecchio.
Maria non stava aspettando altro.
Aprì la porta ed entrò.
Sam alzò gli occhi verso di lei.
-Ehi, che ci fai qui, piccola mia?- le chiese.
-Volevo parlarti, papà.- gli rispose lei.
-Dimmi tutto.
-Volevo chiederti se ci avevi ripensato in proposito a...
-Ancora? Ma allora sei testarda, bambina mia, quante volte te lo devo dire che
la risposta è no?
-Papà, io non sono più una bambina, ho più di venti anni
ormai, credo di essere pienamente responsabile delle mie azioni!
-Non lo metto in dubbio, ma non voglio che mia figlia rischi la vita solo per
aiutarmi: ho già perso tua madre, adesso non voglio perdere te.
-Ma...papà hai bisogno di un aiuto, ormai non riesci più a tenere
il ritmo come prima, e poi lo sai che io non rischierei mai la vita senza un
valido motivo: ti sei già dimenticato che io sono una Luce?
-Ancora credi a queste stupidaggini da stregoni dello Smeraldo? Credevo di averti
sentito dire che ormai hai più di vent'anni e penso che alla tua età
si abbiano delle responsabilità da adulti.
-E allora perchè non mi permetti di aiutarti nella tua lotta contro il
Don?
-Ti sei già dimenticata cosa successe un anno fa?
Maria non disse niente.
-Capisci perchè non voglio?
Maria stava cominciando a tremare.
I suoi occhi si stavano inumidendo.
Sam se ne accorse.
-Mi...mi dispiace, piccola mia, non volevo...- le disse, stringendola a se.
-Non è colpa tua, papà- disse lei con la voce rotta dal pianto
-non è colpa tua.
I fulmini in cielo stavano assumendo colorazioni tra il giallo oro intenso e
il verde smeraldo.
Un gruppo di fulmini si raggruppò in un singolo punto, colpendolo in
continuazione.
All'improvviso comparve in quel punto un forte bagliore verde e dorato che durò
per qualche secondo, abbagliando un barbone che stava dormendo là.
Dopo quel lampo comparve una figura oscura, distesa a mezz'aria su un piano
immaginario, che cadde a terra con un tonfo sordo.
Il barbone, che ormai aveva perso sonno, si avvicinò alla figura che
giaceva a terra.
Lo vide da tutti i lati, poi, vinta la paura, tentò di toccarlo.
La figura, a contatto con la mano del barbone, si svegliò e si alzò.
-Chi sei?- chiese al barbone.
Il barbone si spaventò per la reazione di quella figura e rimase impietrito.
-Dove sono?- chiese ancora la figura.
-Be-benvenuto a Darktropolis, sul pianeta Darkus, straniero.- riuscì
a dire il barbone.
La figura rimase sorpresa dalla risposta del riccio rosso che aveva di fronte
a lui.
Un tuono fece illuminare il cielo, lasciando vedere al barbone che la figura
era un riccio nero con delle fasce rosse sulle spine della testa, sulle braccia
e sulle gambe.
Le scarpe erano bianche e rosse e indossava un paio di guanti bianchi e a un
polso aveva un braccialetto rosso, giallo e nero.
-Perchè l'aria puzza così?- chiese il riccio nero, nauseato.
-Qui l'aria puzza sempre così.- rispose il barbone -Da dove vieni?
Il riccio nero rimase in silenzio per un istante.
-Non...non lo so.- rispose.
Il riccio nero si piegò sulle ginocchia e vomitò bianco.
-Ti senti bene, amico?- chiese il riccio rosso, avvicinandosi a lui.
-Ho freddo.- gli rispose.
-Vieni con me, allora.
Il barbone mise un braccio sulla spalla del riccio nero e lo aiutò a
sollevarsi in piedi.
-Sei stato fortunato a incontrare me, amico- gli disse -se incontravi Slash
e la sua banda di bastardi avresti avuto le ore contate. A proposito, mi chiamo
Bobby Hedge: tu come ti chiami?
-Io...io mi chiamo Shadow, Shadow il Riccio.
-Benvenuto in Wreck City, Shadow.
Tre figure incappottate di nero discutevano tra loro sulla sorte di un riccio
che era legato a una sedia.
-Vedi Vincenzo- fece uno degli individui incappottati -ti avevamo chiesto di
tenere la bocca chiusa sul carico di Syntheaven che era nel porto ma tu che
cosa hai fatto? Sei andato dagli sbirri, con la coda tra le gambe e il cappello
in mano a spifferare nome, cognome e soprannome di tutti quelli che ti avevano
garantito la protezione. Ora non so se considerarti un coglione o una testa
di cazzo per questo, come ti devo definire? Dimmelo tu!
-Mi dispiace mi dispiace, non volevo...- disse con voce tremante il riccio legato
alla sedia.
-Ti dispiace?- disse un'altro individuo incappottato -Vinnie, se veramente ti
dispiaceva non avresti vuotato il sacco con il capo della polizia e quella puttanella
di sua figlia. Che c'è? Speravi di scopartela dopo aver confessato? Credevi
che te l'avrebbe data dopo quello che avevi da raccontare? Dammi un motivo per
dirti "Vinnie, hai ragione: dovevi dire tutto ai poliziotti per una cosa
del genere!".
-Io...io non volevo...
-Ma l'hai fatto, Vinnie, l'hai fatto!- disse l'altro tizio -E ora che si fa?
Non si fa niente, ecco cosa si fa! Un carico da duecento milioni di Synth è
andato a puttane, cinque dei nostri sono a gelarsi le chiappe in prigione e
il Don è infuriato...ma che dico, infuriato? È incazzato nero
e vuole la testa del responsabile di questa puttanata sulla sua scrivania di
marmo nero smeraldino. E adesso sai cosa facciamo? Facciamo quello che ci ha
chiesto il Don: spappoliamo la tua testa di cazzo a martellate. Che ne dici,
Vincenzo? La tua testa in un barattolo etichettato: "Marmellata di Cazzone
a pezzettoni".
I tre individui risero sadicamente.
-Vi prego non ammazzatemi: ho moglie e figli...- implorò il riccio.
-Vinnie caro, lo sapevi che certe responsabilità comportano anche dei
sacrifici:- fece uno dei tizi in nero -impara dal Don, che di sacrifici ne ha
fatti tanti per raggiungere la posizione in cui è ora e tu sei uno di
quelli.
Il tizio in nero si rivolse a uno dei suoi compagni porgendogli la mano destra.
-Passami la mazza, Leo.
Il tizio che si chiamava Leo prese una mazza da lavori pesanti con il manico
lungo un braccio e gliela porse.
-Eccola Milo!
-Grazie Leo- disse Milo, sorridendo, poi, rivolto all'inquisito -sei pronto
Vinnie?
-No vi prego, nooooooooo!!!
Milo calò la mazza sulla spalla della sua vittima, spezzandogliela e
provocando uno spruzzo di sangue scuro e vischioso.
Vinnie urlava pietà ma venne ridotto al silenzio da un altro fendente
di Milo che lo colpí in piena mascella.
Le urla del malcapitato si attenuarono e alla fine fu silenzio.
Leo accese una lampada da soffitto e rivelò le facce degli inquisitori.
Milo, che reggeva ancora la mazza sanguinante, era una volpe con due code e
il manto arancione.
Leo era una donnola con il pelo violaceo e il canino sporgente.
L'altro individuo era ancora nascosto nell'unico settore di ombra della stanza.
-Pestare questo stronzo mi ha fatto venire sete. A te, Leo, ti andrebbe un goccetto?-
disse Milo.
-Perchè no?- rispose Leo.
-Andiamo su, allora. Ehi, Vittorio!- disse Milo, rivolgendosi al tizio che era
ancora ammantato nell'ombra -Oggi tocca a te ripulire: raccogli il cranio di
questo stronzo e mettilo dove sai tu.
Vittorio, che uscì dall'oscurita come un fantasma, era un coccodrillo
col la faccia seria e il muso corto.
Una cicatrice che partiva dalla fronte e finiva sulla guancia passando per l'occhio
destro gli deturpava il volto.
-Andate allora: mi occupo io di questo casino.- disse.
Intanto aveva smesso di piovere.
Oltrepassò la strada principale e corse verso il palazzo dove abitava.
Camminò a passo normale il percorso che le rimaneva per arrivare al suo
appartamento, ma si fermò quando vide che un gruppo di barboni gli sbarrava
la strada.
-Oh no...- disse lei sottovoce.
Si fece avanti uno di loro e Maria riconobbe il barbone che aveva pestato perchè
voleva rapinarla.
-Te l'avevo detto che te l'avrei fatta pagare, puttanella! Adesso ci sono qui
i miei amici che vogliono mostrarti cosa succede a chi picchia un riccio indifeso-
si rivolse ai suoi compagni -dategliele di brutto, ma non trattatela troppo
male: dopo mi voglio divertire un pò con questa stronzetta.
Due barboni, armati di bastone, le corsero incontro.
Maria fece roteare la gamba sinistra e li colpì entrambi al volto, facendoli
cadere malamente a terra.
Altri due, approfittando della sua distrazione, gli corsero incontro con dei
tubi di piombo e la colpirono allo stomaco.
Maria cadde a terra, mettendosi le mani sul grembo.
Il barbone che aveva pestato si avvicinò a lei ridendo sadicamente: Maria
era indifesa.
Stava per essere presa a pugni, quando cadde dal tetto di un palazzo un riccio
nero coperto di stracci.
-Vigliacco!- gridò al barbone -Prenditela con me se ne sei capace!
-E tu chi cazzo sei e da dove sbuchi?- chiese irato il barbone.
-Non sono affari tuoi!- gli disse il riccio nero, che prese la rincorsa e andò
a colpire il barbone con una potente testata.
Il barbone cadde a terra, rantolando.
Gli altri due barboni andarono addosso al riccio nero, ma riuscirono solo a
colpire il muro che era dietro di lui.
Mentre erano di spalle il riccio nero saltò, facendo una capriola, e
si lanciò addosso ai due mentre era ancora a mezz'aria.
I due barboni caddero a terra.
Il riccio nero si fermò con una giravolta a terra, poi si piegò
sulle ginocchia e vomitò.
In preda a un giramento di testa, il riccio barcolló e cadde a terra.
Maria, muta spettatrice, si rialzò da terra, tirando un sospiro di sollievo,
poi si voltò per andarsene.
Ma si fermò.
Voltò lo sguardo verso il suo inaspettato benefattore, indecisa se lasciarlo
lì o portarlo in casa sua per curarlo.
La sua coscenza pulita ebbe il sopravvento.
Raccolse il riccio nero e lo portò nel suo appartamento.
Una volta salite le scale e oltrepassata la porta di casa sua accese la luce
e fece sdraiare il riccio nero sul suo divano.
Gli tolse di dosso gli stracci che lo coprivano appena e li buttò via.
Si prese una bevanda dal suo frigo e si mise a sedere sulla sua poltrona, attendendo
che il suo eroe riprendesse i sensi.
Il riccio nero si svegliò dopo un paio di minuti.
Aprì gli occhi e vide Maria che lo stava guardando in attesa che lui
si svegliasse.
-Uh...la mia testa...dove sono?- chiese lui.
-Rilassati, amico, sei in buone mani.- disse lei.
-Ho fatto un incubo orrendo: ho sognato di essere arrivato in un luogo oscuro
dove l'aria era puzzolente e irrespirabile. Chi sei?
-Sono la ragazza a cui hai salvato la vita...e anche qualcos'altro. Tutto ok?
-Solo un lieve cerchio alla testa, ma è bello svegliarsi e sapere di
non essersi allontanati dalla Terra.
-Terra?- chiese Maria, grattandosi dietro la nuca -Di che parli?
-Scusa ma su che pianeta mi trovo?
-Sei sul pianeta Darkus, amico, più precisamente a Darktropolis.
Il riccio si alzò di soprassalto.
-Cosa? Sono veramente qui? Credevo che fosse un incubo...invece è reale.
-Ehi amico calmati, stà tranquillo, se ti agiti è peggio.
-Mi sento male!
-Ehi, non vorrai vomitare qui in casa, spero.
-No no, non sto male in quel senso...
-Come vuoi tu. A proposito, credo che tu abbia un nome...o no?
-Mi chiamo Shadow, Shadow il Riccio.
-Piacere Shadow, io mi chiamo Maria, Maria Hog.
Shadow rimase in silenzio a guardarla: il suo pelo biondo gli ricordava qualcuno...ma
chi?
-Sei ancora sveglio?- chiese Maria.
-Uh? Ah si, tutto a posto.
Maria, dal canto suo, provava qualcosa per quel riccio nero, trovato per caso
vicino al suo palazzo, ma non sapeva precisamente se stava provando pietà
o affetto.
Scosse la testa, come se si scrollasse un pensiero.
-Bene, Shadow, ti volevo chiedere se hai dove passare la notte.- gli chiese.
-Io...io non ho nessun posto dove andare. Non so assolutamente dove battere
la testa.
-Beh, allora non ti dispiacerebbe se ti chiedessi di stare qui finchè
non trovi un posto dove andare.
-Non ti disturbo?
-No...non c'è problema!
-Ti ringrazio.
-Figurati, mi ha salvato la vita e le chiappe, ti devo ben altro che questo.
-Scusa?
-Cosa c'è?
-Avevi detto che ti ho salvato la vita, ma la cosa che hai detto dopo non l'ho
capita.
-Ho detto che mi hai salvato le...oh, lascia stare! Certo che sei strano forte,
amico!
Maria andò in un altra stanza.
Shadow si dette un occhiata addosso e un annusata: era sporco di fango e di
vomito secco e puzzava di spazzatura andata a male.
-Ehm...Maria?- chiese Shadow.
-Si?- rispose lei.
-Potrei...ehm...lavarmi?
-Un'attimo solo!
Maria uscì dalla stanza dove era entrata: si era tolta la giacca di pelle
e i guanti senza dita e si era messa una canottiera rosa che aderiva sul suo
petto, lasciando mostrare lo spacco del suo seno perfetto.
Shadow non potè fare a meno di notarlo: rimase rapito dalla visione del
suo petto che sembrava lottare per uscire da quell'indumento.
-Che hai?- chiese Maria, aggrottando le sopracciglia.
Shadow scosse la testa e guardò Maria negli occhi.
-Ehm...no, niente, ti dicevo che avevo bisogno di lavarmi: sono in condizioni
pessime.- disse.
-Il bagno è la porta a destra dell'ingresso: fà come se fossi
a casa tua.
Shadow stava per sorridere: pensò al fatto che lui non aveva nemmeno
una vera casa.
-Grazie.
-Non c'è di che.
Shadow si alzò dalla poltrona e si avviò verso il bagno.
Aprì la porta ed entrò chiudendola dietro di se.
Accese la luce e vide il bagno: una stanzetta angusta con un piccolo box doccia,
un lavandino con uno specchio e un water.
Nonostante gli angoli delle pareti fossero incrostati di muffa i sanitari erano
lucidi e puliti.
-Se devi usare la doccia- disse Maria dal soggiorno -apri l'acqua e aspetta
che diventi calda: lo scaldabagno è difettoso.
-Va bene, grazie!- disse Shadow.
Shadow aprì l'acqua e cominciò a togliersi i guanti e le scarpe;
dette un annusata a queste ultime, che fortunatamente puzzavano di nuovo, e
le mise fuori.
Mise una mano sotto l'acqua per controllare la temperatura, che era perfetta.
Si mise sotto l'acqua e cominciò a lavarsi.
Fuori dal bagno, Maria si avvicinò incuriosita dagli hoverblade di Shadow:
era la prima volta che vedeva un paio di scarpe come quelle.
Lesse ciò che era scritto su un residuo di etichetta attaccato al lato
della suola: ATTENZIONE! Dal momento in cui togliete quest'adesivo siete responsabili
di tutte le azioni che farete su cornicioni, passamani, ringhiere, tubi, ecc.
Soap ©2001.
Dall'altro lato c'era stampata la scritta: Modificato sotto autorizzazione dal
Prof. G. R. - SC ARK 01.
Le scritte erano un mistero per Maria, così come l'apparizione di Shadow.
Chi era? Da dove veniva? Perchè?
Le domande erano senza risposta, meno che una.
Aveva chiesto in quale pianeta si trovava, quindi veniva da un'altro pianeta.
Ma quale pianeta?
Per Maria, Shadow rimaneva un'interrogativo.
Un barbone qualunque?
Un'alieno extraplanetario?
Un amico?
Un nemico?
Maria smise di tormentarsi la mente con quei pensieri e si concentrò
su quello che succedeva sul momento.
L'acqua della doccia aveva smesso di scorrere.
Shadow uscì fuori dalla doccia e passò la mano sullo specchio
appannato: i muscoli delle gambe e delle braccia avevano preso tono, gli aculei
dietro la testa si erano afflosciati come dei capelli lisci e le bordature rosse
degli occhi, delle gambe e delle braccia si erano ravvivate.
Sorrise e prese un telo da doccia, che usò per coprirsi le parti intime.
Uscì dal bagno e vide Maria seduta alla poltrona che leggeva un giornale
che raffigurava sulla copertina un riccio completamente nudo voltato di spalle
che mostrava i suoi possenti muscoli.
In sovraimpressione c'era scritto: RICCI E I LORO ATTREZZI.
Maria si accorse dopo un pó della presenza di Shadow nella stanza e buttò
precipitosamente via il giornale.
Cercò di abbozzare un sorriso, anche se dentro di sè la sua coscenza
le diceva: Oddio, ti ha vista mentre leggevi Playhedge! Spera solo che non se
ne sia accorto! Sorridi e fai finta di niente!
-Scusa se ti ho disturbato!- si affrettò a dire Shadow, mentre sulle
sue guance cominciava ad apparire una tinta più rossa delle bordature
del suo pelo.
-No, no figurati!- disse lei, che aveva assunto una colorazione rossa più
forte di quella di Shadow.
Maria non potè fare a meno di guardare Shadow in tutto il suo splendore:
quella doccia aveva migliorato il suo aspetto in maniera miracolosa.
-Ehi, stai molto meglio di prima, amico! Quella doccia ti ha fatto rinascere!-
disse lei, strizzando un'occhio.
-È la stessa cosa che ho pensato anch'io un momento fa: non mi facevo
una doccia da molto tempo...credo.- disse lui.
Entrambi si guardarono negli occhi per qualche istante senza parlare.
-Senti- disse lei -quando eri entrato qui avevi addosso degli stracci e in un
certo senso mi dispiacerebbe farti mettere addosso quella roba, così
ti volevo chiedere se non ti dispiaceva cambiare abiti.
-Non importa- fece lui -posso anche mettermi addosso solo le cose che avevo
quando sono venuto in questo posto.
-Vuoi dire i guanti e quelle scarpe strane che avevi addosso?
-Si, proprio quelli.
Maria lo fissò in maniera strana.
-Dì amico, non ti sarai mica fatto di Synth o roba del genere?
-Fatto di...che?
-Scusami, volevo dirti che mi sembra una follia andare in giro mezzo nudo come
fai tu.
-Mezzo nudo?
Shadow non aveva la benchè minima idea di cosa fosse il senso del pudore,
visto che nessuno gli aveva mai fatto notare che lui era sempre stato nudo,
a parte le scarpe e i guanti.
-Si, Shadow, dalle mie parti andare in giro solo con un paio di scarpe e un
paio di guanti significa essere nudi: potresti rischiare di essere messo dentro
e ti assicuro che in prigione la gente che si comporta come te viene trattata
come la battona del quartiere.
-La...battona?
Maria fece roteare gli occhi di mezzo giro.
-Lascia stare, Shadow, e vieni con me.
Maria prese Shadow per una mano e lo portò nella sua stanza, mentre lui
reggeva il telo con l'altra mano.
Si mise di fronte al suo armadio e aprì le ante.
-Per prima cosa- disse lei, mentre rovistava tra le scatole che erano nel suo
armadio -hai bisogno di un paio di slip, ma in questo caso non saprei come aiutarti,
visto che ho solo roba intima femminile.
Maria tirò fuori un paio di boxer neri, probabilmente appartenuti a suo
padre o al suo amato Jackie: pensando a lui stava per abbandonarsi a terra e
cominciare a piangere come una bambina ma scosse la testa e pensò ad
altro.
-Non capisco cosa ci facciano qui, ma sono caduti nelle mie mani nel momento
giusto. Mettiteli!- disse lei, lanciandoglieli addosso.
-Ehm...come?- chiese Shadow, confuso.
-Ma da che pianeta vieni, tipo? Non sai come si mettono un paio di mutande?-
disse lei, alzando un sopracciglio.
-Beh...no.- disse lui, sempre più confuso.
-Assurdo...alza un piede.
Shadow fece come lei gli chiese e Maria gli infilò il piede nella gamba
del boxer.
-Ora abbassalo e alza quell'altro.
Shadow rifece di nuovo la mossa con l'altro piede e Maria gli fece salire i
boxer fino alle ginocchia.
-Adesso alzati i boxer da solo fino a che non ti sei coperto bene davanti e
dietro.
Shadow si girò e lasciò cadere il telo da bagno a terra, facendo
ciò che Maria le aveva detto.
Si aggiustò la coda e la fece passare nel buco che aveva dietro ai boxer.
-Ehm, senti, è normale che questi "boxer" siano così
scomodi?
-Scomodi?
-Si, insomma mi danno fastidio davanti.
Maria capì al volo di cosa stava parlando.
-Beh...non so come dirtelo...insomma...sistematelo in modo che non ti dia fastidio!
Sempre girato di spalle, Shadow si mise una mano in mezzo alle gambe e si sistemò
i suoi "attrezzi".
-Grazie- disse lui -adesso sto molto meglio!
-Non c'è di che! Adesso mettiti questa maglietta.
Maria gli passò una maglietta nera aderente.
Shadow se la mise addosso.
-Infila le falde nei boxer.
Shadow fece come lei chiese.
-Bene, siamo a metà dell'opera! Mettiti questi pantaloni- disse lei,
passandogli un paio di pantaloni neri -e se vuoi sapere come si mettono, si
fà come hai fatto con i boxer, a differenza dei boxer i pantaloni si
allacciano tirando su la cerniera e abbottonandoli.
Shadow fece come lei chiese.
-E adesso il tocco finale: la giacca. Mettiti questa giacca lunga.- disse lei,
passandogli una giacca di pelle nera.
Shadow indossò la giacca.
-Ora girati e vediamo come ti sta.
Shadow si girò e Maria cominciò a guardarlo, non convinta di un
particolare.
-C'è qualcosa che non và ma non riesco a capire cosa...ah ecco!
Maria aprì il cassetto del comodino a destra del letto e tirò
fuori un paio di occhiali scuri avvolgenti e glieli fece indossare.
Shadow somigliava in tutto e per tutto a un imitazione riccesca di Keanu Reeves.
-Stai d'incanto, Shadow: non sembri nemmeno lo stesso riccio che è entrato
in casa mia!- disse Maria, sorridendo.
-Dici che stò bene?- chiese Shadow.
-Shadow, se devo essere sincera, sembra che questa tenuta sia stata fatta appositamente
per te. Sei più bello di quanto immaginassi...sul serio!
-Ti ringrazio, non so davvero come sdebitarmi con te!
-Ehi, sono io quella che deve sdebitarsi, l'hai dimenticato?
-Beh, solo perchè ti ho evitato un pestaggio da parte di quei vagabondi...
-Un pestaggio, dici? Quelli non si sarebbero accontentati di gonfiarmi di botte:
quelli avrebbero di sicuro cercato di approfittare di me, avrebbero cercato
di stuprarmi.
-Stuprarti?
-Shadow, più parlo con te più mi sembra di parlare con un alieno
proveniente da un'altro pianeta. Non capisci che quelli avrebbero tentato di
farmi molto male?
-Beh, si, a nessuno piace essere picchiato...
-Allora non hai capito: quelli avrebbero cercato di...di inzuppare il biscotto,
di metterlo dentro, di...di scoparmi, insomma!
-Non riesco a capire...mi dispiace ma non capisco cosa tu voglia dire.
Maria non sapeva che pesci prendere.
Shadow si sentiva in un certo senso colpevole.
-Vuoi dirmi- fece lei -che tu non sai cosa significa scopare?
-No.
-Nemmeno cosa significa stupro?
-Neanche.
-Puttana?
-Buio completo.
-Figlio di puttana?
-Nemmeno questo.
-Stronzo?
-Non ne ho idea.
-Non conosci neanche una parola offensiva?
-Parole offensive? Beh...stupido, vigliacco, fasullo, patetico...e non ricordo
altro.
-Parole molto più offensive?
-Più offensivo di patetico non conosco altro.
Maria fu estremamente sorpresa dalla purezza che Shadow traspirava da tutti
i suoi pori.
La sua coscenza buona le stava dicendo di buttarsi tra le sue braccia e implorarlo
di farsi baciare e abbracciare come una bambina.
La sua coscenza cattiva le diceva di saltargli addosso, strappargli di dosso
i vestiti e scoparselo finchè aveva fiato.
La coscenza buona prevalse, ma si trattenne dal fare quel che le chiedeva.
Si limitò a svenire addosso a lui.
Shadow riuscì a prenderla al volo, ma la posizione in cui cadde era calcolata
in modo che lei cadesse con i seni sulle sue mani.
Shadow era al colmo dell'imbarazzo.
Prese Maria e la fece stendere sul letto.
-Che avrò detto di sbagliato?- disse a se stesso.
Shadow cominciò a scuoterla per le spalle con dolcezza.
-Maria? Maria svegliati!- le disse.
Maria riprese i sensi dopo qualche minuto.
-Ohhh...cos'è successo?- chiese lei.
-Non lo so, sei svenuta e io ti ho messa sul letto. Ti senti bene?- le chiese.
-Si, sto bene, scusa se...
-Scusa di cosa? Credevo che fosse colpa mia.
-Colpa tua?
-Si, ti avevo detto qualcosa e tu sei svenuta.
-Ah, adesso ricordo...Shadow, sei sicuro di essere un riccio?
Shadow si guardò addosso.
-Si, sono un riccio. Perchè?
-Perche sei il primo riccio che incontro che non conosce nemmeno una singola
parola cattiva o estremamente offensiva. Non sai neanche cosa vuol dire la parola
scopare!
-È un difetto?
-Un difetto? No, no, certo che no! Anzi, vuol dire che sei un riccio buono.
Ma da dove vieni?
-L'unica cosa che ricordo e che vengo da un'altro pianeta, la Terra.
-E sulla Terra sono tutti buoni come te?
-Non lo so, ti ho detto che non mi ricordo tutto. L'ultima cosa che ricordo
è una parola sola e non so che cosa sia o cosa significhi: ARK.
Maria si ricordò quello che lesse sul lato degli hoverblade di Shadow:
S.C. ARK.
Cosa poteva voler dire S.C.?
-Ti ricordi qualcosa che ha come iniziali S.C.?- gli chiese.
-No, non ne ho la più vaga idea di cosa voglia dire.- rispose Shadow
dopo averci pensato.
-Come sei arrivato qui?
-Secondo quanto mi ha detto Bobby, sono apparso dal nulla.
-Chi è Bobby?
-È il vagabondo che ho incontrato quando sono arrivato qui. Mi aveva
coperto e mi aveva dato un riparo per la pioggia.
-Un vagabondo ti ha aiutato? Com'è possibile? Quei figli di...pardon,
quei maledetti ce l'hanno con tutto e con tutti!
-Eppure mi è sembrato molto gentile...beh, non quanto lo sei stata tu
con me ma ci siamo quasi.
-Com'è che si chiamava?
-Bobby Hedge.
-Bobby Hedge...me ne devo ricordare.
-Una domanda: in questa città sono tutti ricci?
-Non tutti: ci sono gli echidna, che occupano una buona parte della città,
e altra gente.
-Ah...
-Darktropolis è un miscuglio di razze e popoli, ormai non ci si fa più
caso. Senti non ho più voglia di stare in casa, che ne diresti di uscire?
Dovrei incontrare qualche mio amico e magari forse ti trovo una sistemazione
fissa.
-Perchè no? Anche se non mi dispiacerebbe stare con te penso che sia
una cosa giusta cercarmi una casa.
-Ok, possiamo provarci. Mettiti qualcosa ai piedi che usciamo: più rimango
in casa e più mi sento claustrofobica.
-Vado a prendere le scarpe.
Shadow corse verso il soggiorno e prese i suoi hoverblade.
-Aspetta un secondo, Shadow.- disse Maria, dopo essersi tolta la maglietta e
averne indossata una nera sotto alla sua giacca di pelle -Credo che le tue scarpe
non siano molto intonate con la tua tenuta. Mettiti un paio di questi!
Maria gli passò un paio di scarponi neri pesanti con la cerniera in mezzo.
Shadow li indossò e tirò su la cerniera ad entrambi.
-Sono comode.- commentò lei.
-Sono contenta per te. Metti la gamba del pantalone sopra allo stivale.
Shadow fece come lei disse.
-Come stò?- chiese lui.
-Magnificamente. E ora andiamo!
Maria corse verso la porta e uscì.
Shadow le andò dietro.
-E non farti più vedere da queste parti, stronzo- apostrofò il
buttafuori, un nerboruto armadillo verde scuro -o ti stacco il culo a furia
di calci!
Quando si voltò verso Maria, il buttafuori divenne subito gentile e pieno
di attenzioni.
-Ehi Maria! Come stai, piccola?- le disse.
-Richiamami di nuovo piccola- minacciò acidamente Maria -e ti assesto
un calcio nelle palle così forte che te le faccio risputare dalla bocca,
Al!
-Andiamo, Maria- fece lui -perchè devi sempre trattarmi male?
-Perchè mi gira così, e non rompere!
-E va bene, va bene! Stasera ci sono i Bleeding Noises a suonare, se lo vuoi
sapere.
-Ah davvero? Bene! Allora sono arrivata al momento giusto!
-Entra pure, allora.
Maria entrò nel locale.
Shadow la seguì ma venne bloccato dal buttafuori.
-Ehi amico! Cosa cerchi qui? Stai tampinando Maria? Vuoi che ti spacchi quel
culo che hai al posto della faccia?
-Piantala Al! Lui è con me!- disse Maria.
-Dici davvero? Sei sicura che non ti stia importunando?
-L'unica persona che mi importuna sei tu! Adesso fallo entrare se non vuoi che
ti apra il culo a calci!
-Ok, se lo dici tu va bene.- poi rivolto a Shadow -Ti tengo d'occhio, amico!
Se provi a alzare un solo dito su di lei ti spezzo le mani!
Shadow entrò e si mise subito dietro a Maria.
-Non farci caso ad Al- lo rassicurò lei -è sempre così
dal primo giorno che l'ho conosciuto: è il suo modo di fare per salutare
i miei amici.
-Anche quello che ha fatto a quel tipo di prima era il suo modo di salutare?-
chiese lui.
-Quello era solo il suo lavoro: di solito quando butta fuori un cliente molesto
o ubriaco lo fa senza farsi sentire troppo.
Maria si sedette vicino al bancone del bar e Shadow fece lo stesso.
L'atmosfera di quel locale era fumosa e oscura.
La musica che urlava dalle casse era un black metal pesante ritmato da una batteria
veloce come un treno.
Il barista, un riccio bianco con gli aculei viola bucherellati di piercing,
si avvicinó a loro due.
-Ciao Maria! Cosa ti servo?- chiese il barista, sorridendo.
-Un H. & S. senza ghiaccio: stasera mi voglio fare del male.- disse Maria.
-E al tuo amico?- chiese il barista, indicando Shadow.
Maria guardò Shadow, che si stava guardando intorno.
-Quello che prendo io, ma con molto ghiaccio e senza benza.
-Ok, due H. & S., uno senza ghiaccio e uno senza benza.
Il barista cominciò a preparare i due drink.
Qualcuno vorrà sapere: che cos'è un H. & S.?
H. & S. (pronuncia: eic end ess) sta per Heavy & Strong (Pesante e Forte),
è la bevanda più bevuta dai giovani di Darktropolis: è
un cocktail di frutta miscelato con alcool puro al 100% e benza (distillato
molto forte che ha tre scopi: ammazzare gli insetti, lubrificare le parti meccaniche
delle moto e spappolare il fegato).
I giovani ne bevono un solo bicchiere, e partono gasati sulla pista da ballo,
anche se non c'è musica ballabile o non c'è affatto musica.
I temerari arrivano al secondo bicchiere.
I pazzi e quelli che non hanno nulla da perdere scrivono una lettera di addio
al barista o al loro aguzzino prima di bere il terzo bicchiere.
Il barista servì due piccoli bicchieri contenenti una sostanza nera e
sinistramente densa che odorava fortemente di benzina.
Maria prese il suo bicchiere e bevve il suo H. & S. tutto d'un fiato.
Shadow, che era voltato fin dall'inizio, si girò e vide il suo bicchiere
che aveva due cubetti di ghiaccio e la sinistra sostanza che ondeggiava come
uno strato di olio rosso sotto di uno strato di acqua.
-Che cos'è?- chiese a Maria.
-È il tuo drink. Bevilo!
Shadow prese in mano il bicchiere che, nonostante il ghiaccio, era caldo come
se fosse stato per un paio di minuti su una stufa accesa.
Lo portò alla bocca e lo buttò giù tutto d'un fiato.
Subito dopo aver poggiato il bicchiere, Shadow sentì il suo sangue salire
di corsa oltre il limite della scala Fahreneit e Richter.
-Che mi stà succedendo?- chiese allarmato a Maria.
-Sembra che tu non riesca a reggere il confronto di un bicchierino- disse Maria,
già arrivata oltre la soglia di una sbronza da Capodanno -mi sa che non
dovevo ordinarti un H. & S.
Shadow non si trovava in condizioni di poter ragionare: la vista era annebbiata
e la testa gli pulsava.
Barcolló e crolló a terra.
Maria, che riprese un breve sprazzo di lucidità, si chinò e lo
risollevò da terra.
-Un Booz Killer, presto!- si affrettò a ordinare.
Il barista si precipitò a preparare un'anticocktail chiamato Booz Killer
(Assassino di Alcolici), una miscela speciale di sostaze naturali di ignota
denominazione, probabilmente qualcosa di simile al caffè ma con un potere
disintossicante e eccitativo più immediato.
Un bicchiere contenente una sostanza grigioverde fumante venne servito sul bancone
e Maria, nonostante le tremasse la mano, lo prese e alzò la testa a Shadow,
che aveva gli occhi semichiusi.
-Forza amico, bevi!- gli chiese lei, disperata.
-Non ci riesco...- disse lui con la bocca impastata di saliva.
Maria gli pinzò il naso con due dita e gli versò il Booz Killer
in gola.
Dopo tre secondi buoni Shadow riaprì gli occhi.
-Che...che è successo?- chiese a Maria.
-Hai rischiato brutto, Shadow, stavi per collassare. Perdonami!- disse lei,
con la voce supplicante.
-Non importa, scusami tu se...- disse lui, alzando una mano.
-Non scusarti.- disse lei.
Maria si voltò verso il barman.
-Quanto fa il tutto?- chiese.
-I due H. & S. fanno dieci pezzi. Il BK lo offre la casa.
Maria scavò nelle tasche e tirò fuori i soldi.
-Ecco qua.- fece lei.
-Grazie, Maria.- disse il barista, che prese i soldi e se li cacciò nella
tasca posteriore dei pantaloni.
-Senti, spero che tu non te la prenda se...- cominciò a dire Maria a
Shadow.
-Ti ho detto che non fa nulla.- la interruppe Shadow.
Maria sorrise.
-A te va bene se ce ne andiamo da qualche altra parte?- propose lei.
-Ok, per me va bene.- rispose lui.
-Andiamo, allora: ho voglia di fare quattro salti!
Maria riprese Shadow per mano e si avviò con lui verso l'uscita.
-Ci si vede un'altra volta, Al!- salutò Maria, uscendo dal locale.
-Sei sempre la benvenuta, Maria, ma la prossima volta che rivedo il tuo amico
non lo faccio entrare!- disse Al.
Maria e Shadow camminarono per qualche isolato, finchè non arrivarono
di fronte all'entrata di un'altro locale.
L'insegna diceva: CRACKING BONES DISCO.
Maria entrò nel locale e Shadow la seguì.
-Stà attento Shadow:- si raccomandò Maria -non fissare nessuno
negli occhi, non accettare sfide e non unirti alle risse. Ci siamo capiti?
-Ci siamo capiti.- disse lui.
-Ok, allora.
Una volta passato l'atrio, Shadow venne investito da una musica pesantemente
ritmata e le persone che erano dentro ballavano a ritmo di musica.
-Sediamoci qui: questo pezzo non mi fa impazzire.- disse Maria, sedendosi ad
un tavolo.
Shadow si sedette accanto a lei.
Stettero li seduti per un pó.
Maria intanto cercava di smaltire gli effetti del H. & S.
Shadow credeva che sarebbero stati tranquilli per un pò di tempo, ma
le sue speranze si vanificarono quando al suo tavolino si avvicinarono due ricci
robusti e su di giri.
-Ehi bambina! Ti va di fare due salti con me?- fece uno dei due a Maria.
-No, amico, non mi va.- fece lei seccata.
-E andiamo, piccola, lo so che ti va, non fare la schizzinosa!
-So benissimo che cosa volete tu e il tuo amico da me e vi avverto: non mi importunate
o ve la vedete brutta!
-E dai, non ti facciamo mica niente di male!
Il riccio fece per allungare un braccio verso Maria, ma venne bloccato da una
stretta al polso da parte di Shadow.
-Ha detto di no.- disse lui, con fare deciso.
-E tu chi ti credi di essere? La sua guardia del corpo? Non ti intromettere!-
fece il riccio.
-Tieni giù le mani da lei, capito?
Il riccio stava per prorompere in una serie di offese, quando il suo compare
lo fermò.
-Andiamocene Boolk: questo qui se la sta già lavorando per conto suo.-
gli disse.
-D'accordo Spaz, andiamo a cercare qualcun'altra.- gli rispose lui.
I due ricci se ne andarono.
-E che palle!- commentò Maria -Non si può entrare in una discoteca
che incontri il solito stronzo che ha voglia di scopare!
Shadow aggrottò le sopracciglia.
-Mi spiegheresti che cos'è questa cosa che vogliono tutti, questo "scopare"?
Maria si voltò verso Shadow, portandosi una mano sulle labbra.
-Scusa se ho usato questo termine, Shadow: quando mi arrabbio lo uso troppe
volte.
-Se non so neanche cosa significhi quel termine, perchè dovrei offendermi?
-Lascia perdere, Shadow, non posso spiegarti qui cosa vuol dire scopare: mi
prenderebbero per una ninfomane o per una puttana, e non mi chiedere nemmeno
cosa vuol dire puttana!
-Va bene, d'accordo, non te lo chiedo.
-Meglio così.
-Però quando torniamo a casa me lo spieghi?
-Huff, e va bene, quando saremo a casa ti farò una testa così
sul gergo sboccato e i suoi derivati...anche se mi dispiacerebbe sporcare la
tua bocca con queste parole.
-Ok, come vuoi tu.
Maria rimase a guardare Shadow e sarebbe rimasta a guardarlo per un bel pó
di tempo perchè, secondo lei, lui aveva qualcosa di Jackie: forse era
per la sua voce profonda, forse per il suo pelo nero e lucente, forse per la
sua protettività nei suoi confronti, forse per il suo fisico nè
troppo muscoloso e nè troppo gracile.
Dentro di se sapeva che non sarebbe riuscita a dormire accanto a lui senza abbracciarlo
o senza farsi abbracciare, ma avrebbe resistito: nonostante le avesse salvato
la vita era uno sconosciuto, e poi come avrebbe reagito a una cosa del genere?
Maria scosse la testa per cacciare qualunque pensiero e si concentrò
su ciò che stava succedendo in quel momento.
Il DJ aveva cambiato pezzo, un pezzo meno veloce ma comunque pesantemente ritmato.
-Ti va di ballare?- propose lei.
-Se ti và si, ma ti avverto che non so ballare.- disse lui.
-Imparerai. Segui le mosse che faccio io.
Maria prese Shadow per mano e lo portò con se in mezzo alla pista.
Cominciò a muovere le braccia e le gambe e Shadow cominciò a seguire
movimento per movimento tutto quel che lei faceva.
Alla fine divennero entrambi l'immagine speculare l'uno dell'altro.
-Sei bravissimo!- gridò Maria, sorridendo.
Maria e Shadow continuarono a ballare finchè una ragazza, un riccio con
il pelo rosso vestita con un'abito scollato e una minigonna di pelle che lasciava
intravedere le mutandine nere, si mise in mezzo e cominciò a ballare
con Shadow.
Dapprima lui non se ne accorse e continuò a ballare con lo sguardo basso,
ma quando alzò lo sguardo e vide che Maria non era di fronte a lui cominciò
a cercarla preoccupato con lo sguardo ma non riusciva a trovarla.
Maria, dal canto suo, smise di ballare e tamburellò il dito sulla spalla
della ragazza.
La ragazza si voltò.
-Gira al largo maggiorata: lui balla con me!- le disse Maria.
-C'è scritto il tuo nome su di lui, cocca? A me non sembra.- rispose
la ragazza, che si voltò e continuò a ballare.
Maria tamburellò di nuovo il dito sulla spalla.
La ragazza si voltò di nuovo.
-Ascolta, puttanona, se vuoi farti qualcuno cercati un'altro riccio, oppure
vai a farti sbattere da un'echidna.- le disse Maria, molto seccata.
-Vaffanculo!- rispose la ragazza che si voltò di nuovo.
Maria le tamburellò il dito sulla spalla, spazientita.
La ragazza si voltò, ma invece di vedere Maria, vide un pugno chiuso
fare un contatto ravvicinato con il suo naso.
La ragazza cascò a terra.
-E adesso vattene, o ti caccio un pugno il gola e uno in culo, cosi impari a
metterti in mezzo alle palle quando non sei desiderata!- la minacciò
Maria.
La ragazza si rialzò e si allontanò immediatamente.
Shadow rimase scioccato dalla scena: non si sarebbe mai aspettato una reazione
così da parte sua.
La musica si interruppe.
Un coro di proteste si alzò dalla pista da ballo.
I ragazzi non sentivano ragioni: un gruppo cominciò ad urlare di volere
la techno, battendo le mani sui tavoli e i piedi a terra.
-Ragazzi- fece il DJ -non posso farci niente: se alzo di nuovo il volume, Milo
e i suoi scagnozzi vengono qui e mi spezzano le mani.
I lai delle proteste si abbassarono: nessuno discuteva gli ordini di Milo Potente.
-Fanculo!- disse Maria -Quel bastardo...
-Chi è Milo?- chiese Shadow.
-Milo è il padrone di questa zona della città, Wreck City. È
un rompicoglioni che non sa mai che fare la sera e a turno sceglie un locale
per chiuderlo: gli piace vedere la gente incazzata e insoddisfatta.
-Ah si? Beh, stasera quel tipo non vedrà nessuno insoddisfatto!
-Che ti salta in mente?
-Lo vedrai.
Shadow corse verso la stanza del DJ facendosi strada tra i clienti del locale.
Arrivò di fronte alla porta della stanza e l'aprì.
-E tu che ci fai qui?- disse il DJ, togliendosi le cuffie -Sulla porta c'è
scritto "Privato - Riservato al personale": se cerchi il bagno hai...
-Riattacca la musica!- lo interruppè Shadow.
-Cosa? Ma ti sei schizzato in vena il cervello?
-Accendi la musica e abbassa le luci!
-Amico, se cerchi una dose di Synth non c'è bisogno che mi metti nei
guai...
-Riaccendi la musica o la devo accendere io?
-Non se ne parla!
Shadow prese il DJ per la gola e lo buttò sulla parete.
-Ascoltami, ho un amica che è venuta qui a ballare ed è la prima
volta che mi fa venire qui, io non so te ma ti giuro che stasera non voglio
rovinarle la serata. Potresti riaccendere la musica per favore?
Shadow mollò la presa e il DJ tossì un paio di volte.
-D'accordo tipo, ma poi te la vedi tu con The Flyer e la sua ghenga.- disse
il DJ.
-Mi prendo io la responsabilità di tutto.
Il DJ, un riccio castano con dei ciuffi di pelo rossi che gli scendevano sugli
occhi, si rimise la cuffia e agguantò il microfono.
-Per cause di forza maggiore- disse -la discoteca rimane aperta. Non andatevene,
ragazzi, che la festa non è finita!
La musica riprese a bussare con i suoi bassi sulle casse.
I presenti gridarono di gioia e ricominciarono a ballare.
Shadow uscì dalla stanza e andò da Maria.
-Ti si è fritto il cervello? Adesso avremo problemi!- disse Maria, fuori
di se.
-Perchè? Non avrai mica paura di un tizio solo perchè è
il padrone di questo posto, e poi ci sono io a proteggerti.- rispose Shadow,
sorridendo.
-Shadow, tu non capisci: tra meno di qualche minuto saremo nei guai, e non si
tratta di un gruppo di barboni armati di bastoni e cocci di vetro: qui si parla
di gente armata di pistole e fucili!
-Fucili, pistole...sono sempre armi e non mi fanno paura.
-Tu sei completamente suonato, Shadow: andiamocene da qui prima che...
Dall'esterno si sentì il rumore di gomme d'auto che inchiodavano sull'asfalto.
Dopo qualche secondo entrarono Milo Potente e tre ricci armati di bastoni che
si fiondarono verso la saletta dei dischi.
Sfondarono la porta e uno di loro prese per il collo il DJ.
-Chi cazzo ti ha detto che potevi continuare a mettere su dischi?- chiese Milo.
-Non è colpa mia! Mi hanno minacciato!- si schermì il DJ.
-Chi ti ha minacciato?
Il DJ guardò oltre la vetrina divisoria e indicò Shadow e Maria.
-È stato lui! Giuro!- gridò istericamente.
-Ok, vediamo cosa vuole quello stronzo.- fece Milo, scrocchiandosi le nocche
delle mani.
Milo andò verso Shadow e gli si fermò alle spalle.
-Ehi tu!- disse Milo.
-Dici a me?- chiese Shadow.
-Si, dico a te, finocchio: chi ti ha detto che potevi ordinare di far accendere
la musica?
-Avevo voglia di ballare. E allora?
-E allora? E allora hai sbagliato posto, perchè qui si chiude quando
lo dico io, capito, brutto frocio?
-Brutto che?
Milo lo prese per il colletto e lo scosse, nonostante la sua statura venisse
sovrastata da quella di Shadow.
-Sei sordo, stronzo? Ti ho detto che non devi dire niente a nessuna delle persone
che lavorano qui! Chi ti credi di essere? Ti faccio passare io la voglia di
fare il padrone!
-Ehi, lascialo stare!- disse Maria, indignata.
Milo si voltò.
-Guarda un pò chi si vede: la figlia di Samuel Hog! Come stà il
tuo paparino? Ancora sepolto dal lavoro giù in centrale?- le disse, con
falsa gentilezza.
-Ti ho detto di lasciarlo stare: è con me!
-Il tipo è con te? Devi tenerlo al guinzaglio il tuo animaletto oppure
finirà per fare qualche cazzata, come ha fatto adesso.
-Capo, se questa qui ti dà problemi...- disse uno dei ricci che accompagnava
Milo.
-No, state calmi: ci sono troppi testimoni e io non lavoro in pubblico.- disse
Milo, che lasciò la presa del colletto di Shadow -Per stasera potrete
divertirvi, ma la prossima volta che rivedo te e il tuo amichetto qui dentro
all'ora di chiusura farò in modo che non ci torniate più: nessuno
pesta i piedi a Milo Potente senza rischiare l'osso del collo.- fece cenno ai
tre ricci -Andiamocene!
Milo e i suoi scagnozzi varcarono la soglia e uscirono.
-Shadow, mi stai facendo venire voglia di strangolarti! Si puó sapere
perchè l'hai fatto?- chiese Maria.
-L'ho fatto perchè credevo che saresti rimasta delusa se la musica avesse
smesso di suonare- disse Shadow -mi dispiace se ti ho fatta arrabbiare: credevo
che ti avrebbe fatto piacere.
-Shadow- disse Maria, mettendogli una mano sulla guancia -non sono arrabbiata
con te: sono solo un pó su di giri per quel che è successo. Vedi,
quel tizio, Milo Potente, è uno molto pericoloso e avevo paura che tu
saresti stato ucciso da lui per quel che hai fatto. Sono contenta che tu abbia
fatto questo per me, ma ci sono cose che vanno aldilà di quelle che merito
veramente e questa superava ogni limite possibile.
Shadow la guardò negli occhi.
Maria ricambiò lo sguardo.
-Andiamo a casa: sono stanca.- disse Maria.
Uscirono dal locale e si avviarono verso il suo appartamento.
Maria si tolse la giacca e gli anfibi, scoprendo sotto di essi dei piedini piccoli
e delicati che sembravano essere usciti fuori da un paio di scarpine da ballerina.
Shadow si tolse la giacca e gli occhiali e li poggiò sul divano e poi
si tolse anche lui gli scarponi.
-Beh, è ora di dormire Shadow:- disse Maria, sbadigliando -puoi dormire
nel mio letto se vuoi, che io dormo in soggiorno.
-No, non ti scomodare:- disse Shadow -posso dormire io in soggiorno.
-Dormiamo tutti e due nel mio letto, allora: è abbastanza grande per
contenerci entrambi.
Shadow inghiottì un pugno di saliva.
-Ne sei sicura?- chiese Shadow, che cominciò a diventare rosso in viso.
-Più che sicura: è a due piazze!- disse lei, sorridendo -Comincia
a spogliarti, che vado a prendere un'altro cuscino.
-Ok, se lo dici tu...- rispose Shadow, passandosi una mano dietro la nuca.
-A proposito: quando dico "spogliati per andare a dormire" significa
che ti devi togliere solo i pantaloni e la maglietta.
-Va bene.
Shadow si slacciò i pantaloni e si tolse la maglietta.
-Aspetta un minuto prima di entrare: devo spogliarmi anch'io.- disse Maria,
che entrò nella camera da letto.
-Ok.- rispose Shadow.
Shadow attese per un pò, finchè Maria non aprì la porta.
-Puoi entrare, Shadow.- gli disse.
Shadow entrò nella stanza.
Maria indossava una maglietta fina e un paio di mutandine di pizzo nero.
Shadow ebbe un sussulto.
-Tu dormi nella parte sinistra.- gli disse.
-Va bene.- le rispose.
Maria sollevò le coperte ed entrò nel letto.
Shadow passò dall'altra parte e fece lo stesso.
-Stai comodo?- chiese lei.
-Si, grazie.- rispose lui.
-Dormi bene.
Maria spense la luce e si voltò dall'altra parte.
Shadow rimase steso sul dorso.
Passò qualche minuto prima che il sonno prendesse il sopravvento, poi
chiuse gli occhi.
Si trovò catapultato nel mondo dei sogni: era in piedi sulla carcassa
di una armatura mobile pesantemente armata.
Sentì un peso nella mano destra e si accorse di avere in mano un gioiello
dorato, uno smeraldo grosso quanto il suo pugno.
Si guardò intorno, spaventato, e non sapeva nemmeno perchè.
Sollevò lo smeraldo in aria e vide un cielo nero carico di fulmini.
-Ecco cosa è successo!- disse una voce.
Shadow si voltò verso la fonte della voce e vide un riccio blù
che indossava un paio di scarpette rosse.
-I militari hanno confuso me con te!- continuò a dire il riccio -Dove
credi di andare con quello smeraldo?
-Io...io non...- tentò di dire Shadow.
-Dì qualcosa, finto riccio!- gli disse il riccio blù.
-Già, dì qualcosa, falso!- disse una voce dietro di se.
Shadow si girò e vide un'altro riccio blù uguale all'altro.
-Io non fatto niente!- disse Shadow.
-Bugiardo!- disse un'altra voce alla sua sinistra.
Un'altro riccio blù era alla sua sinistra.
-Falso!- disse il primo.
-Mentitore!- disse il secondo.
-Bugiardo!- disse il terzo.
Una moltitudine di ricci blù cominciò a inveire e accusare Shadow:
era circondato.
-Non ho fatto niente!- gridò.
-Bugiardo! Finto riccio! Ti faremo mangiare quelle parole!- dissero i primi
tre ricci all'unisono.
Il primo e il secondo riccio si lanciarono ai lati di Shadow e lo bloccarono.
Il terzo si lanciò addosso a lui e lo buttò a terra.
Sottrasse lo smeraldo dalla mano di Shadow mentre gli altri due lo tenevano
a terra per le braccia e le gambe.
Quando il riccio con lo smeraldo gli fu sopra si inginocchiò su di lui
e alzò la mano con cui teneva lo smeraldo.
-Non ho fatto niente, vi prego!- disse Shadow, in preda al panico più
orrendo.
-Volevi il potere?- disse il riccio con lo smeraldo, serrandogli la gola con
la mano -Ecco il tuo potere!
-No, ti prego no!!!- implorò Shadow.
Il riccio abbassò lo smeraldo e lo ficcò di forza nel ventre di
Shadow, facendo schizzare sangue e intestini tutti intorno.
-NOOOOOO!!!- urlò Shadow.
Si svegliò di soprassalto, stringendo le lenzuola con le mani.
Boccheggiò per qualche minuto: il pelo era madido di sudore.
Riprese miracolosamente la ragione e si tastò spaventato il ventre, che
era ancora intatto senza alcun segno di ferite o cose del genere.
Si rannicchiò tenendosi la testa, che pulsava al ritmo accelerato del
suo battito cardiaco, tra le mani e strinse gli occhi.
Maria si svegliò.
-Che succede?- chiese.
-Io...io non avevo...io...ho avuto un incubo.- disse Shadow, tremando e singhiozzando.
Maria gli si avvicinò di più, gli scostò le mani dal volto
e lo abbracciò.
-Sshhh, va tutto bene Shadow, è passato tutto.- gli bisbigliò
Maria, accarezzandolo sulla testa.
-Io non avevo fatto niente, giuro, io non avevo fatto niente...- continuò
a dire Shadow, piagnucolando.
-Va tutto bene Shadow, non è successo niente, non hai fatto niente, stai
calmo adesso: è tutto finito.- continuò a bisbigliare Maria.
-Maria?- chiese Shadow, tirando su col naso.
-Si, Shadow?- disse lei.
-Secondo te io sono un falso?
-Shadow, che ti salta in mente? Chi ti ha detto questo?
-L'ho sognato...
Maria aveva pensato che Shadow, nella condizione in cui era, avesse fatto un
sogno erotico su di lei, ma quando capì che si sbagliava voleva premiarlo
per questa sua casta purezza, ma non le sembrava il momento adatto.
-Senti, Shadow- disse -per tutto il tempo che ti ho conosciuto potrei considerarti
un'attaccabrighe, un tipo bizzarro o chissà cosa ma mai e poi mai potrei
considerarti un falso e un bugiardo: quando dici le cose le dici senza aver
paura delle conseguenze e questo fà di te un riccio sincero, e credimi
che non è una cosa da poco in un mondo di bugiardi che è Darktropolis.
-Sul serio?- chiese lui, sorpreso e risollevato.
-Sul serio.- rispose fermamente Maria.
-Ti voglio bene, Maria...ehm, volevo dire grazie.
Maria sorrise.
-Non c'è di che, Shadow il Riccio.
Shadow e Maria si staccarono dall'abbraccio e Maria si rimise a letto.
Shadow fece lo stesso: nel buio non si notava molto, ma sorrideva come un bimbo
che si era svegliato da un'incubo tra le braccia sicure della mamma.
-Scusa se ti ho svegliata.- disse.
-Fa niente, Shadow. Sogni d'oro.- rispose lei.
Shadow si raddormentò, consapevole del fatto che non sarebbe mai più
ripiombato in quel sogno orrendo.
Una finestra al piano terra di uno stabilimento industriale dismesso era fiocamente
illuminata da una lampadina a incandescenza.
Un riccio, dietro a un tavolo pieno di alambicchi, storte e provette, stava
lavorando.
Prese una beuta contenente un liquido rosso e la versò dentro un cilindro
graduato.
-Finalmente!- disse -Anche stasera il mio lavoro è completato.
-Già, finalmente.- disse una voce dalla porta socchiusa.
Il riccio alzò rapidamente lo sguardo verso la fonte della voce.
-Chi...chi è là?- chiese con voce tremante.
Una figura con un abito nero si mise sotto la luce.
-Stà calmo, vecchio- disse Milo -sono io. Hai completato il lavoro?
-Si, si,- rispose il riccio -ho finito di fare quello che mi avevate chiesto,
sig. Potente. Posso tornare a casa?
-Non così in fretta, professore: devo prima controllare se hai effettivamente
fatto il lavoro.
Milo si avvicinò al tavolo e prese il cilindro contenente la sostanza
rossa.
Se la portò sotto il naso e aspirò rumorosamente.
Un odore misto tra fragola, lampone e canfora investì le sue narici.
-Sembra buona. Facciamo una prova. Passami una siringa, vecchio.
-Subito, sig. Potente.- disse il riccio, con voce preoccupata e prese una siringa
di vetro che era a bollire in un catino di acqua distillata.
La passò a Milo, che la mise nel cilindro e aspirò una quantità
che riempì un quarto della siringa.
Milo dette qualche colpetto con l'indice alla siringa e buttò fuori l'aria
che c'era dentro.
Si sedette e alzò la manica sinistra della giacca e tirò fuori
da una tasca un laccio emostatico che si annodò al braccio sinistro aiutandosi
con i denti.
Mise alla luce il braccio, un braccio livido e martoriato da diversi buchi di
siringa.
Ficcò l'ago dell'iniezione nella vena con precisione chirurgica, aspirò
una goccia di sangue che si mescolò come una goccia scura in un mare
rosso chiaro e iniettò la sostanza lentamente nella vena.
Si tolse la siringa e la posò lentamente sul tavolo.
Snodò il laccio e srotolò la manica.
Socchiuse lievemente gli occhi.
-Cazzo, che viaggio!- mormorò Milo -Questa l'hai raffinata bene, vecchio,
complimenti al genio!
-Sig. Potente, posso tornare a casa adesso?- chiese umilmente il vecchio riccio
-Sono stanco! Ho lavorato tutta la notte!
-Fammi prima vedere la scatola e poi forse ti faccio tornare a casa.- disse
Milo, in stato di torpore con gli occhi socchiusi e lucidi.
Il riccio prese una scatola di metallo lucente con sopra scritto: SCATOLA TERMICA
- NON ESPORRE AD ALTE TEMPERATURE.
La poggiò sul tavolo e l'aprì, rivelando dei grossi e lunghi cilindri
contenenti la stessa sostanza.
La scatola era piena.
-Perfetto, se vai avanti di questo passo ci rifaremo del carico che ha mandato
a puttane quello stronzo di Vinnie in meno di una settimana!- si complimentò
Milo -Puoi andare, ma ricorda: sei troppo prezioso per fare la fine di Vincenzo
ma non sei immune se rifiuti la nostra protezione. Se ti azzardi a fare il doppiogiochista
come il tuo collega ha fatto, ti preparo un paio di stivali di cemento e ti
butto a largo, chiaro?
-Si, sig. Potente, chiaro!- rispose spaventato il riccio.
-Penso io a chiudere, tu vai a casa.
Il riccio si allontanò dal luogo.
Milo rimase collassato su quella sedia.
-Cazzo, che botta!- mormorò.
Guardò fuori dalla finestra: la luce arrivava filtrata da una cappa di
nuvole nere e non riusciva a illuminare nemmeno la strada.
Guardò Shadow che dormiva dolcemente nel letto: le sembrò incredibile
di aver dormito con un riccio senza che lui avesse avuto delle intenzioni nei
suoi confronti.
Uscì dalla stanza ed entrò in cucina, aprì uno scaffale
e tirò fuori una scatoletta e un bricco d'acciaio.
Sulla scatoletta era scritto: THE DELLE PIANE SCOSCESE - GUSTO FRUTTI.
Aprì la scatoletta e tirò fuori una bustina.
Si avvicinò al lavandino e aprì il rubinetto, riempendo il bricco
di acqua.
Accese il fornello e mise il bricco a riscaldarsi.
Lasciò il tutto a fare e tornò in camera da letto.
Shadow dormiva ancora.
Non se la sentiva di svegliarlo.
Prese i suoi abiti e si vestì in fretta.
Uscì dalla stanza e andò a controllare l'acqua, che non bolliva
ancora.
Sentì bussare alla porta.
Andò all'ingresso e aprì la porta.
Dietro la porta c'era una coniglietta con i capelli lunghi rossi e due ciuffi
ribelli davanti all'occhio destro.
Indossava un pantalone jeans con le ginocchia strappate e una maglietta nera
con una scritta bianca sopra una freccia che indicava verso il basso.
La scritta diceva SE CERCHI IL PARADISO NON CERCARLO IN UNA SIRINGA: LO TROVI
QUI...
-Ciao Maria!- trillò lei, gioviale -Non immaginerai mai cosa è
successo ieri sera alla Cracking Bones!
-Shara, ma che ci fai qui?- chiese Maria, assonnata.
-È da un pezzo che non ti fai vedere o sentire,- disse la coniglietta,
alzando un sopracciglio -quindi volevo vedere come stavi. Stai diventando molto
sedentaria ultimamente.
-Giusto appunto ieri sera sono uscita. Tu dov'eri?
-Io? Io ero fuori.
-Ti sento molto su di giri: per caso hai perso la verginità?
-Quella ormai è una battaglia persa: non troverò mai un ragazzo
decente.
-Scusa un minuto, ma allora che è successo ad Alex?
-Alex? Non me ne parlare! Ho beccato quello stronzo mentre pomiciava con un'altra
e l'ho mollato.
-Mi dispiace.
-Chi se ne frega: troverò un'altra occasione oppure diventerò
lesbica come mia sorella Tiffany. Forse lei ha trovato la via dell'amore giusta.
-Ma non dire così: almeno tu sei l'unica persona decente che conosco
dalle elementari, tutte le altre sono diventate delle puttane o credono di esserlo.
-Senti, ti spiace se entro? Ho voglia di sedermi.
-Fai pure, ma non entrare nella mia stanza.
-Cosa c'è nella tua stanza?
-La mia stanza? È...è in disordine, ecco cosa c'è!
Shara entrò nel soggiorno e squadrò Maria con uno sguardo sospettoso.
-Tu non me la racconti giusta Maria. Cosa mi nascondi?
-Niente, assolutamente niente!
-Allora posso entrare.
-No!
-Chi c'è la dentro? Una nuova conquista?
-No.
-Allora cosa?
-Allora niente!
-Io entro.
-No, non lo fare!
Shara aprì immediatamente la porta e vide Shadow che continuava a dormire.
Shara rimase a bocca aperta e occhi spalancati.
-Maria, chi è questo magnifico esemplare di maschio adulto?- chiese Shara,
con tono sorpreso.
-Non fare casino o lo sveglierai! È un tipo che ho conosciuto sotto casa.
-Oh mio dio che fico! Sei stata a letto con lui? Come ti sei conosciuta con
lui? Come è stato?
-Sono stata a letto con lui, ma non nel senso che credi tu: mi ha salvata da
uno stupro.
-Ti ha salvata da uno stupro? E come? Si è trattenuto? Tesoro, fossi
stata in te lo avrei stuprato io questo riccio. Come si chiama?
Maria prese Shara per una mano e portò l'altra sulla sua bocca, quindi
la tirò fuori dalla stanza bruscamente.
-Si chiama Shadow- rispose Maria -viene da un'altro pianeta.
-Come? Da un'altro pianeta? Raccontami tutto.
Maria raccontò tutta la storia e Shara rimase a bocca aperta.
-Incredibile!- disse Shara con sguardo sognante -Ho sempre desiderato una cosa
del genere ed è successa a te: come t'invidio!
-A proposito, mi dicevi che è successo qualcosa alla Cracking Bones.
-Si, appunto ti volevo dire cos'è successo: il locale stava per chiudere
e la musica si era spenta. La gente si stava imbestialendo come al solito, quando
il DJ annunciò che la musica avrebbe ripreso a suonare.
Pensa, c'è chi ha visto un riccio uscire dalla saletta dei dischi e tutti
volevano sapere chi era: il primo riccio che sfidava la parola di Milo Potente.
Ma ci pensi? Secondo te chi può essere stato?
Maria battè la fronte sul muro.
-Lo so già chi è: non me ne parlare, c'ero anch'io lì.-
rispose.
-Quindi sai chi è?- chiese sorpresa Shara.
Maria indicò la porta della sua stanza.
Shara rimase a bocca aperta a fissare la porta e a voltare lo sguardo verso
Maria.
-È stato lui?- chiese Shara.
-Ebbene si.- disse Maria.
Shara strillò di gioia.
-È incredibile Maria! Non stai scherzando vero?-
-Niente affatto.
-Oddiooddiooddiononèpossibilenonèpossibile!!! La mia migliore
amica è uscita con l'eroe della discoteca! Che invidia!!!- strillò
Shara.
-Ehi, stà calma!- le disse Maria.
-Oddio che esperienza da orgasmo, mi sento svenire aiutami!
-Calmati Shara, non ti sovraeccitare!
Shara svenne, investita dalle emozioni.
Maria si schiaffò il palmo della sua mano sugli occhi, poi aiutò
Shara ad alzarsi.
La mise sul divano e la schiaffeggiò ripetutamente nel volto.
Shara riprese i sensi.
-Maria?- chiese.
-Che c'è, verginella?- disse Maria.
-Devi farmelo cononoscere a tutti i costi!
-Appena si sveglia te lo faccio...
Maria venne interrotta dall'aprirsi della porta di camera sua: Shadow era sveglio
e vestito di tutto punto.
-Buongiorno Maria!- disse gentilmente.
-Buongiorno Shadow!- disse Maria sorridendo.
Shara sospirò.
-Chi è la tua amica?- chiese Shadow.
-Shadow ti presento Sharona Rabbot- disse Maria -Sharona, Shadow.
-Piacere, Sharona.- disse Shadow.
-Il piacere è tutto mio, Shadow, ma chiamami Shara.- disse languidamente
lei.
-Va bene, Shara.
-Bene,- disse Maria -se non vi dispiace devo ancora fare colazione. Avete fame?
-Io sono piena.- disse Shara.
-Ho un pò di fame, Maria.- disse Shadow.
-Ok, allora, se aspetti un secondo ti preparo qualcosa.- disse Maria e chiuse
la porta della cucina.
Shadow si sedette sul divano e Shara si sedette accanto a lui.
-Allora, Maria mi ha detto che sei nuovo di queste parti.- disse lei.
-Beh, si.- rispose lui.
-Come ti trovi qui a Darktropolis?
-È...è un pò oscura.
-Sei fidanzato?
-Scusa?
-Hai una ragazza?
-Io...ehm...io no.
-Accipicchia! Un bel ragazzo come te non ha ancora trovato una ragazza?
-A dire il vero è stata Maria a trovare me.
-Si, me l'ha detto. Lei ti piace?
-Beh...non saprei come dire...
-Avanti, dimmi tutto!
-Beh, lei è gentile...è carina..
-Insomma lei ti piace?
-Beh...
-Accidenti, che amica fortunata che ho! Un riccio che appare dal nulla e le
salva la vita! Sembra un sogno...
-Che state tramando voi due di là?- chiese Maria dalla cucina -Shara
non parlarmi alle spalle o vengo lì e ti faccio pentire di essere venuta
qui.
Shara fece una risatina compiaciuta.
-Shadow, sei mai stato a letto con una ragazza?- chiese lei.
-Ci sono stato questa notte con Maria e mi è sembrato normale, anche
se un pò imbarazzante.- rispose lui, mettendosi una mano dietro la nuca.
-No, voglio dire, hai mai fatto l'amore con una ragazza?
-Non so cosa significhi fare l'amore.
-Accidenti, ma allora Maria non scherzava! Non sai niente di niente su tutto
questo!
-È un problema?
-Beh, per alcuni si ma per me non lo è affatto, anzi è la cosa
più bella che possa capitare a una ragazza di incontrare un ragazzo bello
e innocente come te.
-Sul serio?
-Ma certo! Fosse per me ti avrei ospitato a casa mia. Maria mi ha detto di averti
trovato per strada. Non hai una casa?
-No, Maria mi ospita in casa sua finchè non trovo una sistemazione.
-Ah, ok- disse Shara e guardò l'orologio -Oh no, si è fatto tardi,
mi dispiace di dover andare via così, fosse per me starei tutto il giorno
a parlare con te. Ciao ciao, Shadow!
Shara si alzò e dette un bacio sulla guancia di Shadow, che arrossì
come la capocchia di un termometro.
-Ciao ciao Maria, devo andare! Scusa il disturbo!- salutò lei.
-Ciao Shara! Nessun disturbo!- disse Maria dalla cucina.
Shara uscì dalla casa. Dietro alla maglietta c'era scritto ...O QUI!
e una freccia che indicava verso il basso.
Shadow si passò una mano sulla guancia che lei gli aveva baciato.
Maria uscì dalla cucina con un piatto di frittelle e la brocca dell'acqua
con due tazze e due bustine di the.
-È pronto!- disse Maria, che si sedette accanto a lui mettendo la roba
sul tavolino.
-Grazie Maria, non so proprio come ricambiare.- disse Shadow.
-Ehi, ti sei già dimenticato di ieri sera? Serviti pure!
Shadow prese una frittella e la mangiò.
-Hmmm! Buona! Le hai preparate tu?
Maria si guardò intorno, come per cercare qualcuno.
-Non mi sembra che ci sia qualcun'altro in questa casa, non credi?- chiese Maria.
-Sono ottime! Sei bravissima a cucinare!- disse Shadow, leccandosi le labbra.
-Alt! Non andare oltre con le lusinghe: sappi che sono brava solo a preparare
frittelle ma per il resto sono negata.
-Allora come fai a pranzare?
-Vado in un localino dove si spende poco e si mangia molto bene: la Bettola
del Faro di Darktropolis.
-Capisco.
-All'ora di pranzo andremo lì.
-Ok, grazie ancora.
-La vuoi piantare di ringraziarmi? Sembra che le cose che fai siano senza valore
per te. Mi hai salvato la vita: come minimo dovrei farti da serva.
-Tu a fare la serva per me? Maria, so quel che ho fatto ma non mi sembra di
meritare così tanto da te.
-Lo so, infatti stavo scherzando. Comunque offrirti un letto e un pasto caldo
mi sembra il minimo.
Shadow si grattò dietro la nuca.
-Vorrei dirti qualcosa, ma ho paura di sbagliare le parole nel dirtelo.
-Provaci: non mi offenderò.- disse Maria, alzando il bricco dell'acqua
sopra la sua tazza.
-Volevo dirti che sei la ragazza più gentile e più carina che
io abbia mai conosciuto.
Maria rimase bloccata a versare acqua bollente nella sua tazza.
La tazza si riempì fino all'orlo e traboccò fino a che qualche
goccia di acqua le bagnò la gamba.
Maria tolse bruscamente il bricco e lo poggiò sul tavolino.
-Ahi!- esclamò.
-Cos'è successo?- chiese Shadow.
-Niente, niente,- rispose Maria -è tutto a posto: mi sono solo un pò
scottata. Per fortuna avevo i pantaloni di pelle.
-Ho detto qualcosa che non và?
-No, no, non hai detto niente che non vada e solo che...
Maria si interruppe.
Guardò Shadow negli occhi e poi li richiuse, quindi si alzò rapidamente
e si andò a rifugiare in camera sua, sbattendo la porta.
Shadow rimase di stucco.
Si alzò anche lui e andò nella stanza di Maria.
La trovò in un angolo, raggomitolata a piangere e singhiozzare.
Shadow corse da lei e si chinò.
-Maria, che cos'hai?- chiese Shadow.
-Niente, Shadow, solo un brutto ricordo.- disse Maria, con la voce rotta dal
pianto.
-Sei sicura? Non stai male?
-No, non preoccuparti, sto bene.
Shadow la prese e la strinse a se.
-Mi...mi dispiace Maria.
-Non è colpa tua, Shadow, è solo che tu...io...io non so più
cosa pensare.
Maria guardò Shadow negli occhi.
Rimasero a fissarsi per qualche secondo.
-Shadow?
-Si, Maria?
-Tu...andrai via come sei arrivato qui? Nel nulla?
-Non lo so.
-Ti prego, Shadow, non te ne andare, non mi lasciare!
-Non me ne andrò, Maria, non me ne andrò.
Maria strinse di nuovo Shadow.
Adesso era Shadow ad accarezzare Maria per consolarla.
Una scintilla ha trovato un'altra più splendente a cui aggrapparsi.
La porta della sua stanza si aprì.
Entrò Milo Potente, accompagnato dai suoi scagnozzi.
-Mi hai fatto chiamare, Don?- chiese lui.
-Si, ti ho fatto chiamare ma i tuoi gorilla li fai uscire.- disse il riccio,
ancora intento a leggere il giornale.
Milo fece cenno ai tre ricci che erano con lui e loro uscirono immediatamente.
-Bene,- disse il riccio e sbattè il giornale sulla scrivania e puntando
il dito sulla pagina dell'attualità -e adesso spiegami che cosa minchia
significa quel che c'è scritto qui sopra: "Un riccio, di nome e
provenienza ignota, ha sfidato la parola del ras Milo Potente e ha fatto prolungare
l'orario di permanenza dei visitatori della Cracking Bones Disco."
Milo si morse un labbro.
-Che ti succede, Milo? Ti sei rammollito per caso? Ti avevo detto che se volevi
fare una cosa dovevi farla fino in fondo e quindi se ti eri messo a chiudere
quel posto quando ti pareva a te che cosa dovevi fare?
-Dovevo continuare a fare così.- rispose Milo.
-Bravo, te lo sei ricordato adesso, ma quando eri lì? Perchè minchia
l'hai lasciato andare poi? Dovevi massacrarlo a quel figghio de bbottana e invece
lo lasci andare! Ti sembra una cosa giusta da fare, Milo?- chiese ancora il
riccio, con tono calmo.
-No, boss.- rispose Milo.
-Ma poi perchè? Che ti ha fatto? Ti ha minacciato? Ti ha picchiato? Che
ti ha fatto, ah?-
-Non era solo: c'era...
-Non m'importa una minchia di com'era o non era: ti ho fatto una domanda fottuta
e voglio una risposta.
-No, non mi ha minacciato e non ha alzato un dito.
-E tu non gli hai messo neanche una mano addosso? Ma che ti sei, rincoglionito?
Vieni qui.
Milo si avvicinò al riccio, che si alzò dalla scrivania e spinse
un tasto su una console accanto alla vetrata scura della finestra, che si rischiarò
come una lente organica.
-Guarda la fuori: lo vedi questo posto? È tutto mio. Lo vedi bene?- chiese
il riccio.
-Si.- rispose Milo.
Il riccio prese Milo per la nuca e gli spinse la faccia contro il vetro, facendogli
schizzare un rigagnolo di sangue dal naso.
-Lo vedi bene adesso?- chiese il riccio continuando a premere con forza la faccia
di Milo contro il vetro.
-Si, Don Sonny, lo vedo bene.- disse Milo con voce strozzata.
-La vuoi la metà di questo posto?
-Si.
-E allora guadagnatela!
Don Sonny buttò a terra Milo, facendogli urtare di nuovo il naso contro
il pavimento.
-Quando è pronto il carico di Syntheaven?
-A giorni sarà pronto, Don.
-Meglio così. E adesso levati dalla minchia che mi stai sporcando il
pavimento di sangue.
Milo si rialzò e se ne andò dalla stanza.
Il riccio rimase a guardare fuori alla finestra l'immenso paesaggio di cemento,
filtrato dallo smog.
-Dove andiamo?- chiese Shadow.
-Andiamo un'attimo al dipartimento di polizia: devo farti conoscere mio padre.-
disse Maria.
Arrivarono di fronte alla strada principale di Darktropolis, l'arteria che attraversava
la città.
Il traffico era in pieno movimento e sembrava che le auto non vedessero i semafori,
visto che continuavano a fluire nonostante la luce rossa.
-Che automobilisti stronzi!- esclamò Maria.
Cercò una panchina e si mise a sedere con Shadow.
-Perchè aspettiamo?- chiese Shadow.
-Perchè gli automobilisti sono troppo impegnati a correre in strada per
far passare i pedoni.
Shadow dette un'occhiata alla strada e socchiuse gli occhi, come per prendere
la mira per un colpo di fucile.
Senza dire una parola, Shadow prese Maria tra le sue braccia e corse a velocità
supersonica il passaggio pedonale, saltando le auto davanti a lui.
Quando arrivò dall'altra parte del marciapiede, rimise in piedi Maria.
-Come diavolo hai fatto?- chiese lei, stupefatta.
-A fare cosa?- chiese Shadow.
-A correre così!
-Ho...corso!
Maria guardò dall'altra parte della strada.
-Sei sorprendente, Shadow, non ho le parole per dirti altro.- disse Maria.
-Eppure non ho fatto niente di speciale.- disse Shadow.
-Andiamo?
-Ok.
Maria e Shadow entrarono nel dipartimento.
Ben era ancora all'entrata a leggere un'altro rapporto.
Si accorse di Maria e la salutò.
-Ciao Maria! Come stai?
-Ben, perchè ripeti sempre la stessa cosa quando arrivo io?- chiese Maria
-Beh...
-Perchè non mi dici semplicemente ciao o salve? Lo sai bene come sto.
-Scusa Maria.
-Lascia stare, Ben. C'è papà?
-Si, è entrato qualche minuto fa.
-Ok, grazie.
-Figurati.
Maria corse verso le scale seguita da Shadow.
Percorse il corridoio e bussò alla porta dell'ufficio.
-Avanti.- disse Sam.
Maria entrò nell'ufficio e Shadow chiuse la porta.
-Maria!- salutò Sam e vide Shadow -Lui chi è?
-Papà,- disse Maria -lui si chiama Shadow: mi ha salvata da uno stupro.
-Uno stupro? Chi ha cercato di stuprarti?- disse irato Sam.
-Il gruppo di barboni sotto casa, ma non temere: non daranno problemi per un
bel pò.- disse Maria.
-Tesoro, lo sai che se mi dici queste cose mi fai preoccupare: ti sei fatta
niente?
-Neanche un graffio, papà.
Sam voltò lo sguardo verso Shadow, che si guardava intorno incuriosito.
-Lui ti ha salvata?- chiese Sam, indicando Shadow.
-Si: è apparso dal nulla e ha steso quella manica di bastardi.
-Dovrei ringraziarti amico- fece Sam rivolgendosi a Shadow -ma chi mi garantisce
che tu non ti stia approfittando di mia figlia e che magari non avessi architettato
tu questa puttanata?
-Papà, guarda che lui non c'entra niente e lo so.- disse Maria, indignata.
-Va bene va bene, sei tu che mi hai fatto una testa così sul fatto che
sei adulta e hai le tue resposabilità quindi te la vedi tu con i tuoi
problemi. A proposito di problemi, sai che è successo nella discoteca
dove vai tu di solito, la Cracking Bones?
-Oddio, l'hai saputo anche tu?
-A dire il vero l'ha saputo tutta la città: è addirittura apparso
sul Dark Herald. Vorrei conoscere questo tizio che ha discusso la parola di
quel pappone di Milo, gli direi: Benvenuto nel Club dei Pazzi contro i Mafiosi,
metti la tua firma sul registro e indossa la tua camicia di forza!
Shadow sgranò tanto di occhi.
-Papà?- disse Maria.
-Si, piccola mia?- rispose Sam.
-Vuoi davvero conoscere chi è stato?
-Chi è? L'hai visto?
Maria indicò Shadow e si mise una mano sugli occhi.
-Stai scherzando, vero?- disse Sam.
-È lui il pazzo scatenato che ha avuto un contatto ravvicinato con Milo
Potente.
-Ed è ancora vivo? Com'è possibile?
-Me lo sono chiesta anch'io, papà, quando ho visto Milo prenderlo per
il colletto.
-Ragazzo- disse Sam rivolto a Shadow -perchè hai fatto questa pazzia?
-Perchè non volevo vedere Maria delusa dal fatto che la musica non avrebbe
suonato.- rispose Shadow, sentendosi un pò colpevole.
-E tu per fare colpo su mia figlia rischi la vita così? Amico, capisco
che Maria sia una bella ragazza ma non mi sembra che tu debba rischiare tanto.
-Non volevo colpire vostra figlia, volevo solo renderla felice.
-Papà- disse Maria -Shadow non si rende conto di quello che fa e si è
cacciato in un guaio senza conoscerne le conseguenze.
-Ma da dove viene lui? Da un'altro pianeta?- chiese ironicamente Sam.
-A quanto mi ha detto lui si.
Maria spiegò la solita storia a suo padre, che rimase stupito.
-Assurdo, tutto questo è assurdo.- commentò.
-Che tu lo creda o no è così, papà.- gli disse Maria.
Il telefono dell'ufficio di Sam squillò.
-Scusa un momento, tesoro:- disse Sam -forse è arrivato quel che cerco.
Samuel sollevò la cornetta e rispose al telefono.
-Si? Risparmiami le lungaggini: hai fatto quel che ti ho chiesto? Si? Bene,
ci vediamo lì dove sai e spero che stavolta non sia una stronzata.
Samuel riattaccò in fretta.
-Devo scappare, piccola.- disse Sam.
-Dove vai?- chiese Maria.
-Ho avuto una soffiata: forse il Don sta per ricevere un nuovo carico di Synth,
ma la cosa non è sicura. Ci vediamo, bambina mia.
-Torna tutto intero, papà.
-Lo farò per te, tesoro.- Sam si rivolse a Shadow -Ci si vede...com'è
che ti chiami?
-Shadow, Shadow il Riccio.
-Ok, Shadow.
Sam uscì di corsa dall'ufficio.
Maria e Shadow rimasero soli.
-Adesso che facciamo?- chiese lui.
-Aspetta solo un secondo, Shadow.- rispose lei.
Maria aprì lo schedario di suo padre e cercò una cartella sotto
la lettera D.
-Denaro riciclato, Denti Neri, Dita Sporche, Domande Scottanti...ah, eccolo!
Don Sonny!- esclamò trionfante.
-Chi è questo Don Sonny?- chiese Shadow.
-Don Sonny è il boss della malavita di Darktropolis, un tizio invischiato
in un casino di crimini, estorsioni, omicidi e commerci: uno di questi è
il commercio illegale di Syntheaven, la droga più diffusa e più
letale di Darktropolis. È il caso più complesso a cui papà
stà lavorando da anni.
-Che cos'è questa Syntheaven?
-È la droga più potente e più rara che esista a Darktropolis:
si tratterebbe di un composto chimico usato dapprima come anestetico ma poi
abolito per i suoi effetti a lungo termine.
-Che effetti?
-Allucinazioni, assuefazione e distruzione delle cellule cerebrali: la maggior
parte delle morti qui in città sono a causa di questa maledetta droga.
Chiunque la assume entra in un vortice e non ne esce più, è come
una strada a senso unico, una volta che la imbocchi non ci sono speranze di
ritornare indietro.
-Sembrerebbe un veleno molto potente.
-Il Synth è un veleno che si nasconde sotto le sembianze delle cose più
belle che vorresti. Sai cosa significa una bella cosa che ti prende e non ti
lascia finchè non ti distrugge piano piano?
-Non sarebbe una bella cosa, allora.
-Infatti, per questo papà sta usando tutte le sue risorse per liberarsi
di questo veleno. Io vorrei aiutarlo ma lui non vuole: ha paura che potrei rimanere
uccisa.
-Capisco.
Maria sfogliò la cartella, ma senza trovare quel che cercava.
-Porca puttana, perchè le cose che cerco non le trovo mai al momento
giusto?- disse lei, delusa -Andiamocene.
Prese la cartella e la rimise a posto nell'archivio.
Un'echidna nero camminava tra i rifiuti e fumava una sigaretta.
Continuò a camminare finchè non arrivò di fronte alla porta
di un ex teatro.
Si fermò e varcò la soglia.
Camminò per un corridoio fino a che non arrivò fino alla sala
del teatro.
La sala era fatiscente e i muri cascavano a pezzi.
In mezzo al palcoscenico troneggiava un vecchio echidna in meditazione.
Il vecchio echidna smise di meditare e alzò il volto.
I suoi occhi erano bianchi e senza pupille.
-Sento la presenza di una luce nera accecante che brilla di energia propria.-
sentenziò -Sei tu, Mark?
-Si, sono io, Veggente- rispose l'echidna nero -e sono venuto a chiederti i
tuoi servigi.
-Cosa ti turba, figliolo?
-Sono preoccupato. Cosa succede sulla Terra?
-Sulla Terra? Se vuoi saperlo, Mark, sulla Terra non succede ma è successo.
-Cos'è successo?
-Un evento catastrofico: un gigantesco meteorite biomeccanico si stava abbattendo
contro la Terra ma l'intervento di due luci brillanti ha scongiurato la catastrofe
e ha deviato il corso di una morte sicura.
-Ricoosci le due luci?
-Vedo un riccio, che indossa dei calzari rossi metallici.
-Sonic!?
-Poi vedo un riccio nero che imbrigliava un'energia smisurata, ma che ora è
svanito nel nulla e ormai non vedo più.
-Capisco. Qui a Darktropolis?
-Vedo una Luce che guida...ma...cosa...non può essere!
-Cosa hai visto?
-Il riccio nero è qui ed è molto, molto vicino.
-Quanto vicino?
-Vedo un luogo dove la giustizia è la padrona ma solo pochi ne innalzano
il suo nome.
-Hmmm...il dipartimento di polizia...quei corrotti...
-Non riesco a vedere altro.
-Ok, grazie Veggente.- Mark tirò fuori un'involto di carta dalla giacca
-Questo è per te: l'ho comprato nel fast food qui vicino e spero che
ti faccia piacere.
-Oh, ti ringrazio, Mark, tu non sai quanto io sia felice che qualcuno pensi
a un povero cieco come me.- disse il Veggente.
-Ti volevo chiedere qualcos'altro.
-Parla Mark, dimmi tutto.
-Avro la possibilità di ritornare sul mio pianeta? Manco da più
di tre mesi e mi manca la mia donna e i miei fratelli.
-Purtroppo Mark a questo non so risponderti: io vedo nel presente e nel passato,
ma il futuro per me è coperto da una cappa nera e impenetrabile come
il cielo di Darktropolis. Mi dispiace tanto, Mark.
-Non fa niente.
-Dove andiamo?- chiese Shadow.
-Non so, passeggiamo.- rispose Maria -Non so assolutamente cosa fare...aspetta!
Se non sbaglio il mio meccanico dovrebbe aver terminato di riparare la mia moto.
Andiamo lì.
-Da che parte si trova?
-Sempre a dritto fino al terzo vicolo a destra.
Shadow prese fulmineamente Maria tra le braccia e la portò nel luogo
dove voleva andare.
Una porta di ferro consumata dalla ruggine sotto un'insegna luminosa con su
scritto: OFFICINA MECCANICA DI ALDO E IVANO.
-La prossima volta avvertimi quando vuoi fare una cosa del genere: ancora poco
e mi facevi prendere un colpo.- disse Maria.
-Va bene, scusami.- disse Shadow.
Maria aprì la porta ed entrò, accompagnata da Shadow.
Dentro all'officina c'era un'omone grasso con una maglia rossa a coste bianche
con una salopette nera accorpata alle scarpe fine e lunghe, intento a saldare
una componente meccanica di un motore.
-Ehi Ivano!- salutò Maria.
L'omone si voltò e si tolse gli occhiali da saldatore, sotto i quali
indossava un paio di occhiali scuri. La faccia era coperta tra la bocca e il
naso da un paio di folti baffi.
-Guarda chi si vede! Come stai, Maria? Tutto bene?- disse l'omone sorridendo.
-Io sto bene: c'è tuo nonno?
-Nonno Aldo è rimasto a casa ma arriverà tra qualche ora. Chi
è il tuo amico?
-Ivano, lui è Shadow, il mio eroe personale. Shadow, lui è Ivano,
il secondo migliore biomeccanico di Darktropolis, il primo è suo nonno
Aldo, che a quanto pare non c'è.
Shadow e Ivano si fissarono interrogativi l'un l'altro.
Entrambi credevano di essersi già visti da qualche parte ma non sapevano
ne dove ne quando.
-Ehm...salve, Shadow.- disse infine Ivano.
-Salve, Mr. Ivano.- disse Shadow.
-Bene- disse Maria, rivolgendosi ad Ivano -adesso che vi siete presentati veniamo
a noi due: come va con la mia Black Wing?
-Mi spiace Maria,- disse Ivano con disappunto -ma ultimamente ho avuto un sacco
di lavoro da fare e no ho avuto tempo per occuparmi della tua moto.
-Non importa.
-Comunque sono riuscito a capire qual'è il problema: i bulloni della
marmitta si sono allentati, il miscelatore è andato in pappa e il motore
è da togliere e cambiare. Mi spieghi come hai fatto a ridurla così
senza fare un'incidente? La carrozzeria non ha un graffio.
-Me lo sono chiesta anch'io, Ivano. Qualcuno me l'ha sabotata.
-È probabile. Non hai idea di chi sia stato?
-No, nessuna.
Qualcuno bussò tre volte alla porta dell'officina.
-No! Non a quest'ora!- disse Ivano, con tono di protesta.
-Chi è?- chiese Maria.
-È quel testa di cazzo di Milo: dovevo riparargli la macchina.
-Che problema ha?
-La vernice ha un graffio impercettibile sul cofano, ma quel deficente perfezionista
ha voluto che gli togliessi quel maledetto graffio, ma quello stronzo non si
rende conto che per togliere un graffio dalla vernice ci vuole un lavoro di
microverniciatura troppo preciso.
-Ti spiace se mi metto da qualche parte mentre lui è qui? Non ho voglia
di farmi vedere da lui.
-Dietro al bancone.
Maria prese Shadow per mano e se lo tirò dietro nel bancone e si accucciarono
il più possibile per non essere visti.
Ivano andò dietro al bancone e poggiò le mani su di esso.
-È aperto!- esclamò seccato.
La porta si aprì e apparve Milo con i suoi scagnozzi.
-Salve, grassone:- salutò Milo con falsa confidenza -hai finito quel
lavoro?
-Non ancora, sig. Potente.- rispose Ivano, cercando di mantenere la calma.
Milo abbassò gli occhiali da sole a livello del naso e fissò Ivano.
-Ti avevo ordinato di fare quel lavoro entro oggi- disse -perchè non
l'hai fatto?
-Perchè ero troppo occupato a fare lavori che mi hanno chiesto altri
clienti prima di voi, sig. Potente.- rispose Ivano.
-Oh, si, certo, ma dovresti ricordarti che i lavori che chiedo io hanno la massima
priorità. Che cosa devo fare con te? Come posso spiegartelo meglio?-
Milo si guardò intorno e vide un'enorme oggetto coperto da un telo -Cosa
c'è lì sotto?
-Un lavoro personale. Vietato toccare.
-Ah si? Forse credo di capire cosa ti ha tenuto occupato questi due giorni.
-Sig. Potente, un lavoro di precisione come quello richiede molto più
di due giorni...
-Si? Perchè allora ti vanti tanto di essere il migliore biomeccanico
di questa città? Forse perchè lo sei, ma essere i migliori non
significa poter bighellonare e fare quel che si vuole, significa obbedire.-
si rivolse a uno dei suoi gorilla -Passami la tua mazza!
Il gorilla passò la mazza a Milo, che la alzò contro l'oggetto
coperto.
Non ebbe il tempo di abbassare la mazza che sentì il tipico schiocco
dell'otturatore di un'arma che si carica.
Milo si voltò e vide che sulla fronte aveva puntata un enorme fucile
da cecchino che Ivano reggeva come una pistola.
-Tu prova a toccarlo e ti spappolo quella testa di cazzo che hai, Milo.- disse
Ivano con voce bassa, perdendo ogni gentilezza nei suoi confronti.
-Tu sai che facendo così rischi la vita?- gli chiese Milo, con voce calma
e senza un tremito.
-So benissimo quello che rischio, ma ti giuro che se provi ad avvicinarti anche
solo col fiato alle mie creazioni ti ritrovi un buco in testa e sappi che quel
che prometto mantengo.
Milo abbassò la mazza e la ripassò al suo gorilla.
-E va bene,- disse -solo perchè ultimamente mi sento buono, ma la prossima
volta la mazza calerà sulla tua di testa di cazzo: Nessuno pesta i piedi
a Milo Potente senza rischiare l'osso del collo.
Milo si voltò e uscì dall'officina, seguito da i suoi scagnozzi.
Ivano abbassò il fucile e lo rimise a posto sotto il bancone.
Shadow e Maria si rialzarono.
-Ti ringrazio, Ivano.- disse Maria.
-Di niente, piccolina!- disse Ivano, accarezzandola sulla testa -Ma adesso andate:
Milo potrebbe tornare.
-Ok, allora, ci vediamo!- salutò Maria, che uscì dall'officina
con dietro Shadow.
Shadow e Maria cominciarono ad incamminarsi verso casa.
-Ma qui a Darktropolis sono così vogliosi di uccidersi l'un con l'altro?-
chiese Shadow.
-In Darktropolis la violenza è cosa ordinaria: nessuno si fà scrupolo
a colpire il prossimo, forte o debole che sia.- rispose Maria.
-Ma questa è vigliaccheria! Come si può fare del male al prossimo
senza motivo?
-Mi dimenticavo di dirti che Darktropolis non è solo un mondo di bugiardi,
ma è anche un mondo di creature meschine, vigliacche e traditrici. Se
volti le spalle a qualcuno, stai sicuro che ti ritroverai qualcosa in mezzo
alle scapole.
Shadow rimase in silenzio fino a casa.
Maria entrò dentro e si lasciò cadere sul divano.
Shadow si sedette accanto a lei più dolcemente.
-Shadow,- disse Maria -per te va bene se ordino un pranzo a domicilio? Sono
stanca di camminare e non volevo far stancare te a correre.
-Maria,- disse lui -quando corro non mi stanco mai, altrimenti ti avrei detto
se lo ero o no.
-Va bene, la prossima volta ci penserò.
Maria prese il telefono e alzò la cornetta, quindi compose un numero.
Attese qualche secondo finchè dall'altra parte non le risposero.
-Pronto, sono Maria...Maria Hog...si, vorrei ordinare qualcosa, potete mandare
il fattorino qui da me?...un piatto...anzi no, due piatti di spaghetti alla
schiuma di porto, di cui uno senza pepe...l'indirizzo è 10ma strada,
appartamento numero 3...grazie a te!
Maria riattaccò la cornetta.
-E adesso possiamo solo aspettare.- disse lei.
Rimasero in silenzio per qualche minuto.
Maria voltò lo sguardo verso Shadow.
Rimase ad osservarlo mentre lui guardava il vuoto.
Guardò la sua fronte, la sua bocca, il suo corpo fasciato dagli abiti
in pelle, i suoi occhi grandi e rossi come il sangue.
Rossi come la passione che ardeva dentro di lui.
Più lo conosceva e più cominciava a piacerle.
Shadow volse il suo sguardo verso di lei.
Si guardarono negli occhi.
Shadow non sapeva spiegarselo, ma si sentiva attratto da lei, sentiva che non
si sarebbe mai dovuto separare da lei: lei era dolcissima con lui, a volte un
pò nervosa ma era sempre bellissima.
-Senti...- dissero entrambi nello stesso momento.
-Dimmi tu.- disse Maria.
-No, parla tu.- disse Shadow.
-Beh, non saprei come dirtelo...
-Nemmeno io...
-Tu...
-Si?
-...non so...non saprei come dirtelo...ho paura...
-Non avere paura: ti proteggo io.
-...beh, non si tratta proprio di questo...e che...accidenti, mi sento così
cretina...ma...forse se non te lo dico non riesco a tirarlo fuori...beh, senti,
io...io volevo chiederti se...
-Si?
-...volevo chiederti se a te andava bene di mangiare la stessa cosa che mangio
io.
Shadow rimase intontito dalla proposta di Maria.
-Beh...si!- rispose lui -Stavo per chiederti la stessa cosa.
-Va bene.- disse lei.
Shadow voltò lo sguardo altrove.
Maria voleva diventare più piccola del buco di una serratura e voleva
scappare.
La sua coscenza dentro di se la rimproverava: Cretina che non sei altro! Ti
rendi conto di che figura del cazzo hai fatto? Adesso cosa penserà? Che
hai fatto un voto di castità forzata? Ti rendo conto della cazzata che
hai fatto? Ti rendi conto delle cazzate che fai ogni volta?
Stava per andare al bagno e picchiarsi con l'asciugamano bagnato quando improvvisamente
qualcuno bussò alla porta.
-Sig.ina Hog? La sua ordinazione!- disse il fattorino, dietro la porta.
Maria si alzò dal divano di malavoglia e aprì la porta.
Un fattorino, con una giacca a vento con su scritto BETTOLA DEL FARO DI DARKTROPOLIS
- FATTORINO, teneva in mano un sacchetto che conteneva il suo pranzo e quello
di Shadow.
-Fanno 20 pezzi.- disse lui, con tono annoiato e anche un pó scazzato.
-Un attimo solo che prendo i soldi dalla mia giacca.
Maria si allontanò un secondo per prendere i soldi dalla giacca.
Shadow la vide prendere i soldi, ma dal momento in cui la vide mettere una mano
nella tasca della giacca, cominciò a vederci in maniera strana: Maria
si muoveva come se il tempo fosse rallentato.
Si alzò per rendersi meglio conto della cosa.
Riusciva a sentire il battito lento del suo cuore e il suo respiro profondo.
Si voltò verso il fattorino e vide che stava tirando fuori una pistola
dalla giacca.
Shadow si mosse spaventato verso Maria e la spinse via dal raggio d'azione dell'arma.
Due proiettili attraversarono la stanza al passo di una foglia che cade da un
albero e si piantarono contro la parete.
Shadow mise al sicuro Maria nella cucina e si ributtò in soggiorno.
Il fattorino fece di nuovo fuoco, ma Shadow vide le pallottole uscire lentamente
dalla canna della pistola e le schivò.
Si buttò addosso al fattorino e lo disarmò.
All'improvviso il tempo riprese a scorrere normalmente.
Maria corse da lui.
-Ma che...chi cazzo sei? Chi ti ha mandato? Dov'è il fattorino?- chiese
lei al fattorino.
-Sono io il fattorino:- rispose lui -si è sparsa la voce tra tutti che
chiunque eliminava te e il tuo amico attaccabrighe si beccava una ricompensa
da 5000 pezzi. Appena mi avevano detto che eri tu ad aver ordinato mi è
sembrata un'occasione perfetta per guadagnarmi un extra. Pensavo che avrei diviso
la ricompensa fra tutti.
-Tutti chi?
-Tutti! Tutti quelli che lavorano alla bettola!
-Com'è possibile? Io sono amica di Carlo, il proprietario del locale!
-Ehi, quando si parla di soldi non si guarda in faccia a nessuno, dovresti saperlo...o
forse l'unica cosa che sai fare con la testa sono i pompini, eh pompinara?
Maria digrignò i denti e prese la pistola del fattorino, che era montata
con un silenziatore, e gliela puntò alla fronte.
-Figlio di puttana!- gridò Maria -Io ti ammazzo, lo sai? Io ti spappolo
quella testa di cazzo che hai!
-Maria, calmati!- disse Shadow, spaventandosi per la sua reazione.
-No, io non mi calmo affatto, Shadow! È colpa di figli di puttana come
lui che ho perso la mia libertà! È colpa di figli di puttana come
lui che ho perduto Jackie!
Maria premette la canna contro la fronte del fattorino, poi si buttò
a sedere a terra e cominciò a piangere.
Shadow sollevò il fattorino da terra.
-Vattene.- gli disse.
Il fattorino rimase a guardarlo mentre si avviava lentamente via.
-Hai sentito cosa ho detto?- gridò Shadow fuori di se -Sparisci!!!
Improvvisamente partì un vento per il corridoio esterno che scosse l'aria.
Delle lame di luce gialla apparvero dal nulla e trapassarono il fattorino, che
urlò di dolore.
Decine e decine di lame lo tagliarono e sminuzzarono, fino a che non smise di
urlare.
Il fattorino prese la consistenza di un contorno di verdure per un battuto di
carne.
La pozza di sangue fumava ancora.
Shadow rimase spaventato da ciò che successe.
-Oh mio...che cosa ho fatto?- disse Shadow, inorridito.
Maria, muta spettatrice di quel grottesco spettacolo, si alzò in piedi
e si avvicinò a Shadow.
-Come hai fatto, Shadow?- chiese Maria, meravigliata.
-N-non lo so...non capisco cosa è successo: io gli ho solo detto di sparire
e...ed è successo questo.
-Com'è possibile?
-Non lo so, ti ho detto, non lo so! Maria, non mi sento sicuro di me stesso:
forse è meglio che io non stia vicino a te.
-Perchè?
-Perchè sono troppo pericoloso per starti vicino: hai visto cos'è
successo a quel tipo?
-Ho visto, ma non penso che sia colpa tua.
-Maria, e se invece fosse colpa mia? Non voglio rischiare di ucciderti.
Shadow volse la testa altrove, ma Maria lo prese con le mani sul suo volto.
I loro occhi si guardarono, i sicuri di lei e i vacillanti e timorosi di lui.
-Shadow,- disse Maria -sono più che sicura che tu non mi farai mai del
male, perchè se fosse così mi avresti già uccisa quando
ne avevi l'occasione: io mi fido di te.
-E se ti sbagliassi?- disse Shadow, sempre timoroso.
-Correrò il rischio.
Maria strinse forte Shadow tra le sue braccia.
-Ti ricordi quando ti ho chiesto di non abbandonarmi?- chiese Maria.
-Si.- rispose Shadow.
-Mi hai fatto una promessa, Shadow.
-La manterrò, Maria.
Si divisero dall'abbraccio e Maria portò dentro Shadow.
-Adesso che facciamo?- chiese Shadow.
-Andiamo via di qui, Shadow:- disse Maria -anche se mio padre è il capo
della polizia, non credo che chiuderebbe un'occhio con un riccio morto, e poi
ho toccato la sua pistola e ci sono le mie impronte sopra.
Maria prese un borsone e lo riempì con le sue cose.
Mentre riempiva il borsone vide una scatola rettangolare.
C'era un biglietto sopra e c'era scritto "un piccolo regalo da parte del
tuo amico: aprilo solo in caso di assoluta emergenza. M."
Maria capiva che era il momento di aprire quella scatola, vista l'emergenza.
La scatola conteneva una Desert Eagle, una pistola terrestre, con tre caricatori
pieni accanto.
Prese la pistola e la impugnò nella sua piccola mano.
Era pesante e grossa.
La mise nella cintura del suo pantalone e mise i caricatori nella tasca posteriore.
Entrò in soggiorno e prese il telefono.
Compose un numero e attese che la linea fosse libera.
Il telefono continuava a squillare.
-Avanti, Shara,- disse lei -alza quella cazzo di cornetta...
Il telefono smise di suonare.
-Questa è la casa di Sharona Rabbot- disse Shara -e siete riusciti a
trovarmi per caso, visto che stacco adesso dal lavoro.-
-Shara,- disse Maria rincuorata -grazie a Dio sei in casa! Sono Maria.
-Ehi Maria! Come va? Volevo chiamarti io per chiederti come stai.
-Shara, ascoltami attentamente: sono nei guai.
-Che è successo? Quel pezzo di fico di Shadow ti ha messa incinta e non
sai come dirlo a tuo padre?
-Shara, non ho tempo di parlare di stronzate adesso! Sono in pericolo di vita!!!
-Ti sei presa il VDD?
-Shara tappati quella cazzo di bocca un secondo e ascoltami!!!
Dall'altra parte del telefono cadde il silenzio.
-Scusami Shara,- disse Maria -ma ho bisogno del tuo aiuto e sono spaventata
a morte: io e Shadow siamo in pericolo di vita. Si è sparsa la voce che
io abbia una cifra a tre zeri sulla testa e quindi vogliono me e lui morti.
Il fattorino del ristorante dove mangiavo di solito si era messo in combutta
con il resto del personale ed era venuto da me per uccidermi. Finchè
resto a casa rischio di morire e con me anche Shadow, quindi mi serve che tu
mi nasconda a casa tua finchè non si calmano le acque. Al momento sei
l'unica persona di cui posso fidarmi e se ti rifiuti di aiutarmi mi trovo non
nella merda ma sotto quintali e quintali.
-Maria, non stai scherzando?
-Shara, sulla parete di fronte alla porta ci sono tre fori di pallottola e a
due porte dal mio ingresso c'è quel che resta del corpo del fattorino:
ti sembra che io stia scherzando?
-Maria ho paura!
-Shara, io mi sto cacando addosso così tanto che l'odore di merda arriverebbe
anche lì attraverso la linea telefonica. Ho bisogno del tuo aiuto! Ti
prego!
Shara non disse una parola per qualche secondo.
-Vieni di corsa a casa mia, ti aspetto.- rispose Shara e riattaccò.
Maria riabbassò la cornetta.
Si avvicinò alla parete forata e spostò un quadro sopra i buchi.
Prese il borsone carico e uscì da casa.
Chiuse la porta a chiave e vide il sacchetto con i due contenitori degli spaghetti
e lo raccolse.
Poi si voltò verso Shadow, che era chino ad osservare la pozza di sangue
del fattorino.
-Ho preso tutto, compreso i tuoi guanti e le tue scarpe strane.- disse Maria-Andiamocene
da qui prima che qualcuno chiami i tizi in blù scuro.
Shadow si alzò e si voltò verso Maria.
-Va bene.- disse sottovoce -Andiamo.
Maria stava per correre via quando intravide con la coda dell'occhio un'oggetto
vicino alla sua porta.
Si avvicinò e vide che l'oggetto era una fiala contenente una sostanza
rossa: una dose di Syntheaven.
-Don Sonny.- mormorò lei -Figlio di puttana!
Prese la fiala e la gettò sull'ex corpo del fattorino, quindi corse via
seguita da Shadow.
Sentì tre colpi alla porta e saltò sul divano per la paura, poi
si alzò e aprì la porta.
Maria stava lì, seria, e Shadow era dietro di lei che si guardava intorno
con fare spaventato.
-Maria!- esclamò Shara.
-Shara, sono oltremodo stanca e affamata. Posso stendermi sul divano?- chiese
Maria.
-Entrate presto!- disse Shara -Vi ha seguito nessuno?
Maria entrò in casa di Shara, seguita da Shadow, si stese sul divano
e mise il braccio destro sugli occhi.
-No, nessuno.- disse Maria, angosciata -Sono distrutta!
-Cos'è successo? Dimmi!- chiese ansiosa e impaurita Shara.
Maria raccontò tutto a Shara per filo e per segno, dalla pistola del
fattorino alle lame di luce.
Shara tremava come una foglia.
-Maria, ho paura!- disse.
-Shara, non devi preoccuparti per conto tuo: tu perlomeno non rischi niente.
-Maria, io ho paura per te. Perchè ti vogliono morta?
-Perchè? Shara, hai presente chi è mio padre? Hai presente chi
è Samuel Hog? Quindi ti faccio immaginare perchè.
-Che vigliacchi!
-Ascoltami, ho una fame bestiale: ti dispiace se mangio qualcosa?
-Chiedimi qualunque cosa Maria, meno che un'alcolico.
-No, non preoccuparti, ho ancora l'ordinazione del ristorante.
-Ok, allora. Shadow è a posto?
-Non ha mangiato neanche lui, ma avevo ordinato un'altra porzione di spaghetti.
-Ok allora, scusa un minuto se mi assento ma devo recuperare un pò di
sanità mentale.
Shara aprì una porta del soggiorno ed entrò nella sua stanza.
Maria si mise a sedere sul divano.
Shadow, che era rimasto in piedi fino a quel momento, si sedette accanto a lei.
-Ti volevo chiedere una cosa, Shadow.- disse Maria.
-Si?- rispose lui.
-Come avevi fatto a capire che il fattorino era armato? Tu eri seduto sul divano
e quindi non potevi vederlo.
-Non so come sia successo, ma ad un certo punto ho cominciato a vedere tutto
che si muoveva lentamente, te compresa. Mi sono alzato dal divano per capire
che stava succedendo e ho visto il fattorino con la pistola in mano, quindi
ti ho buttata a terra e ti ho portata in cucina.
-Hai di nuovo salvato la mia vita, Shadow. Questo significa che tu non solo
sei carino, dolce e onesto, ma sei anche il mio salvatore, e non saprei davvero
come sdebitarmi, adesso.
-Ho fame, Maria.
-Ok, eccoti gli spaghetti.
Maria prese il sacchetto e tirò fuori i due contenitori termici e ne
passò uno a Shadow.
Aprirono entrambi i contenitori per scoprire il contenuto caldo che ancora fumava.
Il profumo degli spaghetti investì i loro nasi.
Maria scavò ancora nel sacchetto e prese due forchette di resina dura
trasparente.
-Sai come si usa una forchetta, Shadow?- chiese lei.
-No.- rispose lui.
Maria gli insegnò come si raccoglie una forchettata di spaghetti.
Quando alla fine capì, cominciarono a mangiare.
Un'echidna nero stava sorbendo il suo sesto H. & S. con disinvoltura.
-Barista, sei sicuro che ci sia benza in questo drink?- chiese a un echidna
robusto che stava asciugando un bicchiere.
Il barman smise di asciugare il bicchiere e puntò le mani sul bancone.
-Mark, vieni qui da più di tre mesi: credi che a un cliente abituale
servirei un H. & S. senza benza? Anzi no, che cazzo dico? Credi che a un
tipo come te darei un drink senza benza?- disse.
-Era solo per saperlo.- Mark poggiò il bicchiere sul bancone -Fammene
un'altro.
-Tu sei completamente partito di cervello, Mark.- disse il barista mentre shakerava
un'altro H. & S.
Nel frattempo un'altro echidna stava rimproverando la sua ragazza, una echidna
triste e sottomessa.
-Ti ho detto che quando vai in giro mi devi dire dove vai, capito puttanella?-
disse lui a voce alta -Io devo sapere dove ti vai a cacciare, perchè
così sò se stai da qualche parte a succhiare cazzi o se ti stai
sbattendo qualcuno!
-Tesoro- disse lei con voce tremante -lo sai che io non...
L'echidna schiaffeggiò la ragazza.
-Devi tenere la bocca chiusa quando parlo, capito? Tu devi aprire la bocca solo
per succhiarmelo!
L'echidna si guardò intorno e si accorse che Mark lo stava fissando con
uno sguardo carico di odio.
Corse da Mark e si fermò di fronte a lui.
-Che cazzo guardi, stronzo?- chiese.
-Mi dai fastidio: non sopporto le persone che urlano nei bar.- rispose Mark
con calma agghiacciante.
-Senti cazzone, io posso urlare quanto voglio in questo bar, capito? Quindi
non fare lo stronzo, oppure ti butto fuori dal bar!
-Forse non sai con chi hai a che fare.
-Lo so con chi ho a che fare: con uno stronzo! E adesso levati dal cazzo!
-Ehi, io sono seduto qui da molto più tempo di te e non sto usando un
linguaggio offensivo, quindi smettila, o sarà peggio per te.
-Che cazzo credi di fare? Di farmi paura? Stronzo! Non vali un mio sputo!
-Io ti avverto, amico: se mi arrabbio io è peggio per te.
-E cosa credi di farmi, stronzo? Fai il flemmatico del cazzo ma invece ti stai
cacando in mano! Sei un cazzone! Come ti chiami? Dimmelo, così vado a
fottermi tua madre!
Mark agguantò con la sua grossa mano la faccia dell'echidna.
-Tu non sai nemmeno chi è mia madre.
Con un gesto deciso, scaraventò l'echidna fuori dalla porta del bar,
facendolo rotolare a terra e tramortendolo.
-Quanto ti devo?- disse Mark al barman.
-Come al solito, Mark, è tutto gratis per te.- rispose il barman.
Mark si alzò dallo sgabello del bancone e si avviò verso l'uscita,
quando venne fermato da qualcuno alle sue spalle.
Si voltò e vide la ragazza maltrattata dall'echidna.
-Posso venire con te?- chiese lei.
-Dipende.- disse Mark -Perchè stai con un tipo del genere se ti tratta
così male?
-Non lo so neanch'io, ma so di sicuro che una volta che si riprenderà
mi ammazzerà di botte. Ho bisogno di aiuto.
Mark ci pensò qualche secondo e poi rispose.
-Seguimi allora: in fondo è colpa mia se ti accade qualcosa.
Mark e la ragazza uscirono dal bar.
-Se vuoi qualcosa da me posso...- disse la ragazza.
-Non voglio niente, e poi sono già impegnato.- la interruppe Mark.
Mark si avviò verso il suo rifugio, seguito dalla ragazza.
Aprì una porta sulla strada ed entrò.
Il rifugio di Mark era una casa spoglia, con delle foto poggiate su un tavolino
basso accanto a un divano di pelle marrone.
Un pianoforte troneggiava in mezzo al soggiorno e sulla parete adiacente c'era
una scaffalatura di vetro dove c'erano delle bottiglie di vario genere.
Si sedette sul divano e la ragazza si sedette accanto a lui.
Lei aveva un'angolo del labbro che era gonfio per lo schiaffo del suo ragazzo.
Mark se ne accorse e si rialzò per prendere dal frigo una borsa del ghiaccio.
Tornò dalla ragazza e si sedette di nuovo accanto a lei.
-Metti questa sul labbro, ti farà bene.- disse Mark, porgendogli la borsa.
La ragazza prese la borsa e la poggiò sul labbro.
Guardò Mark negli occhi.
Mark la vide nei suoi occhi grandi e verdi, umidi di lacrime.
-Grazie.- disse lei sottovoce.
-Di niente.- mormorò lui.
La ragazza poggiò la borsa accanto a se e abbracciò Mark, in cerca
di protezione tra le sue braccia grandi.
Mark la strinse dolcemente.
La ragazza pianse.
-Shhh, non piangere, sei al sicuro qui.- mormorò Mark.
-Ho paura, tanta paura!- disse lei, tremante.
-Non preoccuparti: finchè sarai con me non dovrai temere niente, te l'assicuro.
Senti, adesso ti porto nel mio letto e ti fai una bella dormita, così
stai più tranquilla, ok?
-Ok.
Mark la prese tra le sua braccia e la portò nel suo letto.
Le tolse le scarpe e la mise sotto le coperte.
La ragazza si stese e si girò su un lato.
Mark uscì dalla stanza e chiuse la porta.
Entrò nel soggiorno, si mise a sedere e si accese una sigaretta.
Rimase lì a fumare, mentre guardava il soffitto.
Il traffico si muoveva lento e non vedeva nessuna auto della polizia.
Shadow si avvicinò a lei.
-Come va, Maria?- chiese.
-Vorrei fuggire da qui.- rispose lei -Andare via e non tornare mai più.
Questa città fa schifo e la odio, non sai nemmeno quanto la odio.
Shadow non seppe cosa rispondere.
Maria si voltò verso di lui: ormai non vedeva più il riccio sconosciuto
che aveva raccolto per strada, ma un solido appiglio di sanità mentale
a cui aggrapparsi saldamente. Sapeva che se Shadow sarebbe sparito o morto,
lei sarebbe impazzita di sicuro.
-Shadow?- chiese lei.
-Si, Maria?- rispose lui.
-Credi che riusciremo ad uscirne vivi?
-Non lo so Maria, ma dentro di me sento che ce la faremo.
Si guardarono entrambi negli occhi.
Rimasero in silenzio.
Maria si avvicinò a Shadow con la testa.
Le loro bocche si dischiusero.
Chiusero gli occhi.
Stavano per avvicinarsi quando Shara entrò nella stanza.
-Come state voi due?- chiese -Io mi sento un pò meno tesa, adesso.
Shara si accorse del fatto e si sentì imbarazzata.
-Scusatemi!- disse lei -Non volevo disturbarvi...non sapevo...
-Non importa, Shara.- disse Maria -Senti, forse è meglio che io trovi
un'altro posto dove andare.
-Senti, ti ho detto che mi dispiace, ma...
-No, non è per questo: finchè resto qui rischio di farti uccidere
e non posso permettermi di avere un'altro morto sulla coscenza.
-Sei sicura? Guarda che non mi disturbi finchè stai qui...
-Se scoprissero che io mi trovo qui, verrebbero a prendermi e tu rischieresti
di essere ammazzata: Shara devo scappare.
-Ma...ti rivedrò?
-Non lo so, ma è meglio se non ci vediamo finchè stò nei
casini. Fanculo, ho fatto la cazzata più grossa del mondo a venire a
nascondermi da te! Penso troppo a me stessa!
Shara non sapeva cosa dire.
-Mi serve il telefono: devo contattare un'amico.- disse Maria.
-Fai pure, Maria.- disse Shara.
Maria prese il telefono che era attaccato al muro del soggiorno e prese la Desert
Eagle: sul calcio della pistola c'era inciso un numero di telefono.
Compose il numero e attese.
-Pronto Mark, sono io...si, sto bene, ti ho chiamato perchè ho aperto
la scatola che mi hai dato...si, hai capito...vengo lì? Ok...senti, sono
in compagnia...si, poi te lo faccio conoscere...ti ringrazio, Mark, sei la mia
ultima speranza adesso.
Maria riattaccò.
-Adesso andiamo Shadow: verso il ghetto.- disse Maria.
-Ok.- disse Shadow.
-Il ghetto?- disse Shara -Stai scherzando, Maria? È un posto pericoloso!
-Secondo te perchè il mio amico ha segnato il suo numero di telefono
sul calcio di una pistola?- disse Maria, e poi si rivolse a Shadow -Andiamo!
Maria riprese il borsone con le sue cose e si avviò verso la porta, ma
si fermò vicino a Shara.
Poggiò il borsone a terra e l'abbracciò.
-Ti voglio bene, sorellina.- disse Maria.
-Anch'io, piccolina.- disse Shara, singhiozzando -Mi dispiace che tu vada via.
Rimasero abbracciate per qualche secondo, poi Maria prese il borsone e se ne
andò via, seguita da Shadow, che dette un bacetto sulla guancia di Shara.
-Te lo dovevo.- disse Shadow e poi uscì.
Shara arrossì e rimase a fissare la porta, portandosi la mano sulla guancia
baciata.
Fuori un fulmine annunciava l'arrivo di un temporale.
Maria sapeva bene che quel posto era pericoloso, ma sapeva anche che era l'unico
luogo dove la gente di Don Sonny non metteva piede: era la zona di Nicky La
Punta, il boss del Clan dello Smeraldo di Tenebra.
Camminarono a passo svelto finchè non arrivarono di fronte alla porta
della casa di Mark e Maria bussò alla porta.
La porta si aprì e apparve Mark.
-Ciao Maria, credevo che non ti avrei rivista più da queste parti.- disse
Mark.
-È quello che speravo anch'io,- disse Maria -ma mi ci trovo per cause
di forza maggiore.
-È lui il tuo amico?- disse Mark, indicando Shadow.
-Si, è lui: si trova nei guai quanto me e abbiamo bisogno di aiuto entrambi
e di un posto dove stare. Spero che non ti disturbiamo.
-Scherzi? Sei sempre la benvenuta in casa mia, in qualsiasi occasione. Entrate.
Maria e Shadow entrarono nella casa di Mark.
Maria si buttò sul divano e lasciò cadere il borsone con le sue
cose.
-Sono sfinita.- disse.
-Immagino come ti senta: che è successo?- chiese Mark.
Maria spiegò tutta la situazione a Mark.
-Lasciatelo dire, Maria:- commentò Mark -sei proprio nella diarrea fino
alla gola.
-Fino alla gola? A me sa tanto che stavo per affogarci dentro!- esclamò
Maria.
-Hai fatto bene a lasciare casa immediatamente. A proposito, come si chiama
il tuo amico?
-Si chiama Shadow. Mi ha salvato la vita due volte in due giorni.
Mark osservò bene Shadow, che lo guardò con fare sorpreso.
-Somiglia a un tipo che ho conosciuto durante un viaggio. Di che zona sei? Sodom
Hills? Leather Mountains? Latex Top?
-Non conosco nessuna di queste zone.- disse Shadow.
-Shadow non viene da questo pianeta, Mark.- disse Maria.
-E da che pianeta viene?- chiese Mark.
-La Terra.- rispose Shadow.
Mark fu enormemente sorpreso dalla risposta di Shadow.
-La Terra!?- disse Mark, al colmo dell'incredulità.
-Si, la Terra!- disse Shadow -Che cosa c'è di sbagliato in quel che ho
detto?
-E come ci sei venuto qui dalla Terra?
-Non lo so nemmeno io.
Mark lo fissò per qualche attimo.
-Sei sicuro di quello che dici?- gli disse.
-Si...almeno credo.- rispose Shadow.
-La cosa mi sembra piuttosto strana, amico, perchè sulla Terra non esistono
i ricci come te.
-E tu che ne sai?
-Amico, forse è solo per il mio aspetto, ma io ci sono nato sulla Terra,
e sò perfettamente che tu non sei terrestre. È più probabile
che tu sia mobiano, piuttosto, oppure hai battuto la testa e hai perso la memoria.
-Mark,- disse Maria -forse hai ragione, ma credo di avere qualcosa che non ho
mai visto qui a Darktropolis.
-E cioè?- chiese Mark.
Maria aprì il borsone e prese uno degli hoverblade di Shadow.
Mark si avvicinò e li vide più da vicino.
-Queste le indossava Shadow quando era venuto qui: leggi il pezzo di etichetta
che stà attaccato sulla suola.- disse Maria.
Lesse l'etichetta e si rese conto di ciò che diceva Maria.
-Adesso capisco, Shadow ha ragione: le Soap Shoes le fanno solo sulla Terra,
ma non ho mai visto questo modello, sembra una versione variant delle Crowbar.
-Che cavolo sono le Soap Shoes?- chiese Maria.
-Sono scarpe particolari in voga tra i giovani sulla Terra: permettono di grindare
su tubi, parapetti, passamani e così via.- Mark si rivolse a Shadow -Devi
essere un esperto del grind per avere un paio di queste. Sei uno skater?
-Un che?- chiese Shadow.
-Amico mio devi aver battuto la testa molto forte per non sapere nemmeno questo.
-A dire il vero non so assolutamente niente sulle cose della Terra.
-Mark,- chiese Maria -saresti in grado di fare con lui quella cosa che hai fatto
con me? Quello...scambio di idee?
-Hummm...ci posso provare, ma devo essere molto concentrato, altrimenti rischio
di fare quel che è successo con te: c'ho messo due settimane per toglierti
dalla testa le mie fantasie sessuali con la mia ragazza.
-Non me ne parlare: continuavo a sognarmi di scopare quella versione maggiorata
di Shara tutte le notti.
-Si, si, non c'è bisogno che tu me lo dica tutte le volte, lo so! Abbi
un pò di contegno almeno di fronte al tuo amico!
-Stai calmo, lui non sa nemmeno cosa vuol dire la parola scopare.
Mark si voltò verso Shadow.
-Amico, stai proprio messo male!- gli disse.
-Tutti parlano di questa cosa ma non c'è nessuno che mi spiega cos'è!
Non è colpa mia!- protestò Shadow.
-Va bene, provvederò anche a questo allora.
-No!- disse Maria.
-Perchè no?- dissero Mark e Shadow nello stesso momento.
-Beh...perchè...perchè mi sono offerta di spiegarglielo io.
-Maria!- disse Mark -Sei una bambina cattivella, lo sai?
-Non è nel senso che credi tu!- disse Maria, indispettita.
-Lo spero:- disse Mark -non credo che Shadow reggerebbe uno shock immediato
come quello.
Maria sapeva bene nel suo cuore che Mark aveva ragione: Shadow era come un bambino
e non sapeva come avrebbe reagito a una cosa come quella. Doveva attendere.
-Insomma, puoi farlo?- chiese Maria.
-Ci posso provare, ma non ora. Ho da fare un paio di commissioni prima. Volete
venire con me?- chiese Mark.
-Ok allora, tanto che possiamo fare qui?- disse Maria.
La porta della stanza di Mark si aprì e apparve la ragazza che lui aveva
recuperato nel bar.
-Ben svegliata!- disse Mark -Te la senti di tornare a casa?
-Non lo so.- rispose lei.
-Allora è meglio se rimani qui finchè non risolvo qualcosa per
te.- disse Mark e poi rivolgendosi a Maria -Te la sentiresti di stare con lei
mentre io e Shadow andiamo a fare un paio di commissioni?
-Per quanto dovreste stare fuori?- chiese Maria.
-Circa un paio d'ore.
Maria ci pensò qualche attimo e poi decise.
-Va bene, andate.- disse.
-Bene.- disse Mark, poi si rivolse verso Shadow -Seguimi.
Mark aprì la porta e si ritrovo davanti l'echidna che aveva scaraventato
fuori dal bar.
-Bene, bene,- disse Mark -a quanto pare la prima commissione è venuta
direttamente a casa mia. Che vuoi?
-So che lei è dentro casa tua: falla uscire, figlio di puttana!- disse
l'echidna.
-Perchè? Così una volta che è uscita la puoi picchiare
per sfogare le tue frustrazioni da perdente? Gira al largo, ti conviene.
-Che cazzo ne sai tu, stronzo? Lei è mia!
-Lei è tua? Fammi vedere un documento che ne attesta l'appartenenza a
te. O forse le hai tatuato il tuo nome da qualche parte? A proposito, ti faccio
notare che lei è una creatura vivente che parla e respira, e credo che
sia lei a decidere per la sua vita. Vattene, ti ho detto.
-Ascolta, finocchio mangiacazzi, se non la fai uscire subito ti ammazzo!
-E come farai?
L'echidna tirò fuori una grossa pistola e la puntò contro Mark.
-Uuuuhhh, che paura!- disse Mark -E tu credi che sia così facile farmi
fuori?
L'echidna tirò il cane della pistola indietro.
-Cominci a fare sul serio? Finalmente.- disse Mark -Perchè stai ancora
aspettando? Sparami!
-Falla uscire!- ordinò l'echidna.
-Fammi un pò pensare...no!- rispose Mark.
-Sei fottuto, figlio di puttana!
-Quanto chiacchieri!
L'echidna sparò e colpì Mark in pieno petto, che cadde a terra.
La ragazza, che aveva visto tutto, urlò.
-Stà calma! Non ti agitare!- disse Maria alla ragazza.
-Come "non ti agitare"? È morto!- disse la ragazza, in preda
al panico.
Improvvisamente, Mark si rialzò da terra e si spolverò gli abiti.
-Te l'ho detto io,- disse Mark all'echidna -che ti conveniva andartene!
L'echidna continuò a fare fuoco, finchè Mark non gli coprì
la canna della pistola con il palmo della mano.
Un colpo fece esplodere la pistola, facendo saltare tre dita all'echidna che
urlò di dolore.
-Ma che cazzo sei tu?- chiese l'echidna impaurito, tenendosi la mano ferita.
-Sono l'uomo nero, tipo,- disse gravemente Mark -il tuo peggiore incubo ad occhi
aperti, il cuore rivelatore, la tua overdose di Synth. Non metterti contro di
me se non vuoi rischiare il collo. E adesso vattene, per questa volta ti lascio
vivere ma la prossima volta ti ammazzo con le mie mani.
L'echidna scappò immediatamente a gambe levate.
Shadow, che aveva visto tutto da vicino, rimase stupefatto di fronte a Mark.
-Perchè non sei morto?- chiese.
-Semplice: perchè non posso.- rispose Mark.
Chiuse la porta dietro di se e si avviò per strada.
Shadow lo seguì.
Intanto per strada la pioggia batteva come per tentare di lavare il marciume
che popolava Darktropolis.
Un'echidna rosso con le nocche puntute, che indossava un paio di pantaloni larghi
con il cavallo basso, una maglietta larga e un paio di occhiali con le lenti
blù, stava aspettando qualcuno, seduto su una sedia con un piede poggiato
su un'angolo libero di essa.
La porta della sua stanza si aprì e apparve un echidna rosso con i dread
bianchi che entrò.
-Mi hai chiamato, Nick?- chiese l'echidna.
-Si, Begby: lo sai che è successo?- disse l'echidna con le nocche puntute.
-No, Nicky.
-È arrivato il carico di polvere da fumare che avevo ordinato qualche
tempo fa, ma c'è una complicazione.
-Cioè?
-Non è polvere pura, è Scuff! Dov'è il fattorino?
-È ancora di sotto, ma sta per andarsene via.
-Vallo a prendere e portalo qui: devo fargli capire che quando qualcuno scherza
con Nicky La Punta Nicky se la ride, ma quando si fanno affari Nicky non ride
per niente.
Begby uscì dalla stanza e tornò qualche minuto dopo con un riccio
beige con un cappellino rosso, un bomber rosso scuro e un paio di jeans stretti.
-Un riccio?!- disse Nicky -Dovevo immaginarlo: i ricci non sono capaci di rollarsi
uno spinello, visto che sono strafatti di quella merda chimica chiamata Synth,
figuriamoci se sanno riconoscere il fumo buono da quello merdoso. Chi è
il tuo capo?
-Vittorio Squamadura, signore.- rispose il riccio.
-Vittorio? Lo conosco: lavorava per me come sicario, fino a che non è
passato dalla parte di quel pappone di Sonny, non sapevo che avesse in mano
anche il commercio del fumo. Amico, lo sai che solo pochi ricci sono entrati
nel ghetto e ne sono usciti pezzo per pezzo?
-No.
-Quindi non ti rendi conto del pericolo che corri, giusto?
-Si, mi rendo conto.
-È allora perchè vuoi farmi incazzare portandomi erba invece di
fumo? Tra qualche minuto avrò un ospite qui che viene ogni tanto a farmi
visita e io non voglio fare una figura di merda per colpa di un culo basso con
il cazzo corto come te. Cosa devo fare con te?
-La prego non mi uccida...
-Ehi ehi ehi! Stà calmo: alzo un pò la voce e pensi che ti debba
ammazzare? Non ti ho detto che ti devo ammazzare, semplicemente prendo la merce
ma non ti pago. Dì a Vittorio che la prossima volta che fà una
cazzata come quella vengo lì e gli strappo le unghie e i denti con un
paio di tenaglie, recepito?
-V-va bene, recepito.
-Bene. E adesso levati dalle palle prima che ti faccia ingoiare un mio pugno
fino al polso.
Il riccio se ne andò dalla stanza.
-Nicky,- disse Begby -per un momento ho creduto anch'io che lo volessi fare
fuori.
-Non sono un'assassino a sangue freddo, Begby, lo sai: se devo ammazzare qualcuno
ci devo pensare un paio di volte prima.- disse Nicky -Adesso vai, che deve arrivare
la mia ospite.
-Darktropolis- diceva Mark -è una città corrotta, Shadow, un covo
di ratti fognari che sguazzano e nuotano nella loro immondizia, creature senza
pietà che sarebbero capaci di uccidere le loro madri per un pugno di
soldi. Questa città è come una gigantesca torta alla crema e i
potenti vogliono accaparrarsi la fetta più grande: Don Sonny Lo Riccio
ha in mano quasi tutta la città ma non ha il controllo della zona più
importante, che è il porto. Il porto è controllato dal Clan dello
Smeraldo di Tenebra, il cui leader è Nicky La Punta, un tipo simpatico
ma che si fà rispettare e che sa essere più bastardo di quanto
tu possa immaginare. Ci sono 5 regole fondamentali per vivere a Darktropolis:
1. Non ti fidare di nessuno, nemmeno di chi cerca di aiutarti, perchè
dietro l'aiuto di qualcuno si nasconde un'imbroglio e non fidarti mai della
polizia. Puoi fidarti solo di Maria, di suo padre e di me.
2. Non chiedere mai aiuto a uno sconosciuto, potrebbe approfittarsene.
3. La gente di Darktropolis pensa solo a se stessa: se uccidi, violenti, maltratti
o ferisci qualcuno nessuno se ne accorgerà, nemmeno i poliziotti.
4. La gente di Darktropolis pensa solo al denaro e al proprio piacere. Metti
del denaro, della droga o un pò di sesso di fronte a uno di loro e diventeranno
grandi benefattori o belve assetate di sangue a seconda dei caratteri.
5. Nessuno, ripeto nessuno è innocente qui a Darktropolis: tutti sono
colpevoli. Compresa Maria, compreso me, compreso te.
Sono stato chiaro?
-Più o meno si.- disse Shadow.
-Cosa non ti è chiaro?
-Che cos'è il sesso?
-Il sesso? Beh...ha a che fare con...con quella cosa dello scopare.
-Non di nuovo! Ma è tutto collegato a questa cosa?
-Beh, non tutto, qualche cosa ma non tutto. Adesso aspetta qui fuori, non guardare
nessuno negli occhi e non attaccar briga con nessuno: non sei ancora pronto.
Arrivarono di fronte al bar echidna che Mark era solito frequentare.
Shadow attese fuori.
Due echidna, un ragazzo e una ragazza che passavano di lì si fermarono
e fissarono Shadow, che si guardava attorno senza fare caso ai due.
-Ehi riccio!- fece il ragazzo.
Shadow voltò lo sguardo verso di loro.
-Dite a me?- chiese a loro.
-Si, diciamo a te.- disse la ragazza -Che ore sono?
-Non...non lo so.
-Fa niente.
I due echidna si allontanarono.
Shadow li vide allontanarsi, ma cominciò a vedere di nuovo in slow-motion:
stava per succedere loro qualcosa.
Shadow corse loro incontro e vide un'auto nera attraversare la strada a tutta
velocità, ma visto che vedeva tutto al rallentatore gli sembrava che
andasse a passo di lumaca.
La macchina parve fermarsi e abbassò lentamente il finestrini.
Uscirono fuori le lunghe canne lucide di due fucili che fecero fuoco.
Prima che le pallottole raggiungessero i due ragazzi, Shadow si buttò
su di loro e li fece cadere a terra.
Le pallottole raggiunsero il muro dietro ai ragazzi.
Il tempo riprese a scorrere normalmente.
La macchina scappò via.
-Che diavolo succede?- chiese il ragazzo.
-Qualcuno ha cercato di uccidervi.- disse Shadow, rialzandoli da terra.
-Come hai fatto a saperlo, amico?
-Non...non lo so. Tutto bene?
-Si, va tutto bene. Tu, Trish, come stai?
-Stò bene Begby, grazie.- disse la ragazza.
-Amico, ti dobbiamo la vita. Se non ci fossi stato tu saremmo morti entrambi.
-Non fa niente. Mi sono solo sentito di farlo e basta, tutto qui.
-No, sul serio, non vuoi nulla?
-Niente, assolutamente niente.
-Se le cose stanno così, tieni a mente questo: Begby Funnyboy ti deve
la vita e se avrai bisogno di me, non dovrai fare altro che chiamarmi o chiedere
di me e io ti aiuterò.
-D'accordo, allora.
-Alla prossima, riccio. Com'è che ti chiami?
-Shadow.
-Ok, Shadow, alla prossima.
-Grazie tante per averci salvato la vita.- disse la ragazza, che baciò
Shadow sulla guancia.
I due ragazzi si allontanarono.
Intanto aveva smesso di piovere.
Shadow, fradicio di pioggia, tornò all'entrata del bar dove Mark era
entrato.
Mark uscì dal bar, fumando una delle sue sigarette.
-Sei fradicio.- disse Mark -Che hai combinato?
-Ho salvato la vita a una coppia di echidna: stavano per essere uccisi.
Mark applaudì.
-Complimenti boyscout- disse lui -hai fatto la tua buona azione giornaliera.
Andiamo adesso.
Mark e Shadow si avviarono verso casa.
-Ti volevo chiedere una cosa, Mark.- disse Shadow.
-Sfogati.- disse Mark.
-Ho pensato a quella cosa che mi avevi detto, che tutti sono colpevoli. Ma colpevoli
di cosa?
-Tutti quanti hanno fatto qualcosa di sbagliato, non importa cosa, importa quello
che si è: Maria è figlia del capo della polizia, quindi è
colpevole di essere nata dal padre sbagliato. Io sono un bastardo e un'assassino
pluriomicida, anche se una volta ammazzate quelle migliaia di persone i posti
dove stavano stanno migliaia di volte meglio. Tu invece sei colpevole di essere
diverso dagli altri.
-Mi stai dicendo una cosa senza senso!
-E tu credi che questo posto abbia senso? Che Darktropolis abbia senso?
-Non lo so.
-Il ragionamento che ti ho fatto è un ragionamento soggettivo di un affiliato
della mafia del Don, ed è il ragionamento più insensato che si
possa mai sentire.
-Capisco.
-Quindi adesso hai capito perchè sono tutti sono colpevoli?
-Anche se mi sembra una follia, si.
Arrivarono finalmente a casa.
Mark aprì la porta e vide Maria che chiacchierava con la ragazza echidna.
Fece entrare Shadow e chiuse la porta.
Maria si voltò.
-Bentornati ragazzi!- disse -Com'è andata?
-Tutto a posto.- disse Mark -Pare che sia un'abitudine del tuo amico di salvare
la vita a tutti.
-Come? A chi hai salvato la vita, Shadow.
-A un certo Begby Funnyboy e la sua ragazza.- rispose Shadow.
La ragazza echidna sgranò tanto di occhi.
-Hai salvato la vita a Begby Funnyboy e a Patricia Quicksilver?- chiese la ragazza,
incredula.
-Beh...si.- rispose Shadow.
-Oh...cazzo! Ma lo sai chi è Begby Funnyboy?
-No.
-Begby Funnyboy- cominciò a dire Mark -è l'amico fidato di Nicky
La Punta: regge i suoi affari ed è il custode dei segreti di Nicky. Lo
conosco, una volta mi ha aiutato a trovare casa, è uno dei pochi bravi
ragazzi del ghetto.
-Io invece volevo fidanzarmi con lui,- disse la ragazza -ma arrivai troppo tardi
a un'appuntamento e quindi non abbiamo combinato nulla e mi sono ritrovata a
stare con quel tipo che avete visto prima. Fanculo, mi odio per questo!
-A proposito, non ti ho chiesto come ti chiami. Qual'è il tuo nome?-
chiese Mark.
-Mi chiamo Cyan Love,- rispose lei -ma potete chiamarmi Cy.
-D'accordo Cy. Hai un posto dove andare?
-Si, ma ho ancora paura di tornarci.
-Adesso come adesso il tuo ragazzo non credo che ti infastidirà con tre
dita della mano spappolate e la paura che gli ho messo addosso, non credi?
-Già, può essere che tu abbia ragione. Ok, allora, posso farcela.
-E se per caso il tuo ragazzo ti rompe le scatole di nuovo, fai un fischio,
oppure telefonami.
Mark prese un foglietto di carta con un numero di telefono.
-Questo è il mio numero: chiamami quando vuoi, anche per una chiacchierata.
-Lo farò, Mark. Ti ringrazio.
Cy mise le braccia attorno a Mark e lo strinse forte.
Mark la abbracciò a sua volta e la carezzò sulla testa.
-Vorrei tanto ringraziarti in un altro modo- disse Cy -ma non mi sento più
sicura di farlo.
-Ti capisco, Cy,- disse Mark -e comunque sono impegnato.
-La tua ragazza è veramente fortunata ad avere te.
-Io sono fortunato ad avere lei.
-Allora...io vado.
-Ciao Cy.
Cy uscì fuori e si avviò verso casa sua.
Mark rimase fuori a guardarla allontanarsi.
Quando alla fine scomparve del tutto, rientrò in casa.
-Mi è dispiaciuto farlo, ma dovevo.- disse Mark.
-Ti capisco Mark,- disse Maria -è brutto essere lontani dalla persona
che ami.
-Già, se non fossi mai partito...la mia navetta è guasta e la
comunicazione è fuori raggio: le mie speranze di tornare a casa si affievoliscono
sempre di più.
-Non dire così,- disse Maria -troverai la maniera per tornare da dove
sei venuto, in un modo o nell'altro.
-E dire che ho detto la stessa cosa a un riccio su un'altro pianeta. Parliamo
d'altro, ok?
-Ok. Prima ti avevo chiesto di dare una mano a Shadow per ricordare quel che
gli è successo prima di arrivare qui.
-Io potrei aiutarlo, ma ti dirò: i soggetti con le amnesie sono molto
più difficili da scrutare, mi serve l'aiuto di un esperto del settore,
il Veggente.
-Giusto! Lui vede nel passato e nel presente, quindi sarà in grado di
dirci qualcosa al riguardo.
-Ok, vada per il Veggente.
Maria prese la sua giacca e se la mise addosso.
Shadow si avvicinò a Maria.
-Chi è il Veggente?-chiese.
-Il Veggente è un'echidna cieco con poteri speciali che gli permettono
di "vedere" i fatti che sono successi e quelli che succedono tuttora.
Sono sicura che ti aiuterà.- disse Maria, fiduciosa.
-Ok, allora, andiamo dal Veggente.- disse Mark.
Uscirono tutti e tre e si avviarono verso il teatro fatiscente, la dimora del
Veggente.
Una volta arrivati in galleria, videro che il Veggente era in piena meditazione.
Si accorse della loro presenza.
-Vedo che sei di nuovo tornato, Mark,- disse il Veggente -e ti sei portato compagnia.
Sento la presenza di una Luce: sei tu, Maria?
-Si, sono io, Veggente.- rispose Maria.
-Sento anche la presenza di una forza luminosa così pura che sembra accecante.
Chi sei, ragazzo?- chiese il Veggente.
-Mi chiamo Shadow, e non conosco il mio passato.- rispose.
-Ecco perchè sento questo senso di incertezza intorno a te, e sembra
che tu venga da...somme entità! Tu sei...tu sei il riccio che ha salvato
il pianeta di Mark! Eri tu quello che era con la Luce che ti guidava!
-Non capisco...
-Vuoi capire ma non riesci a farlo? Forse è perchè la tua mente
è velata e la tua memoria si nasconde...vieni più vicino, ti farò
vedere il tuo passato.
Shadow si avvicinò al Veggente e lui lo prese saldamente per i lati della
testa e poggiò la ruvida e solcata fronte su quella di Shadow.
Improvvisamente tutti i ricordi di Shadow si schiarirono: la vita sulla colonia
spaziale, la sua fuga, la sua prigionia, la sua alleanza con il Dr. Eggman,
gli scontri con Sonic, il furto dello smeraldo, il combattimento con la Biolucertola,
il salvataggio finale e...
...e Maria.
-Maria!- esclamò Shadow.
-Ma cosa...- chiese Maria.
-No, Maria, nooooooooo!!!
Shadow si staccò dalla presa del Veggente.
-Shadow, va tutto bene?- chiese Maria, allarmata.
-Io...io...sono Shadow il Riccio,- disse -sono l'ultima generazione di forma
di vita. Sono nato nell'anno 2001 e sono morto nello stesso anno nel tentativo
di fermare l'inarrestabile corsa della Colonia Spaziale ARK contro la Terra...sono
morto...sono morto!!!
Shadow si allontanò.
Maria provò ad avvicinarsi e fermarlo.
-Non mi toccare!- gridò Shadow, scansando un braccio -Io...io sono morto...e
questo non può che essere l'inferno di cui lei e il dottore parlavano!
Non voglio! NON VOGLIO!!!
Shadow cominciò a scappare via.
-Shadow!- disse Maria, preoccupata -Fermati!
-Ci penso io.- disse Mark, che lo agguantò e lo stese a terra.
-Non mi toccate!- continuava a dire Shadow -Non voglio essere morto! Non voglio
questo! Voglio lei! Mariiiiiiaaaaaaaaaaaaa!!!
Shadow continuò a dire parole e frasi senza senso, finchè la sua
voce non si affievolì e svenne.
-È...?- chiese Maria, con la voce tremante.
-No, è solo svenuto.- disse Mark, controllandogli la giugulare.
-Ho sbagliato.- disse il Veggente -Se solo avessi saputo le conseguenze non
gli avrei mai mostrato il suo passato.
-Non è colpa tua, Veggente- disse Mark -non è colpa di nessuno.
Mark stese Shadow sul divano e si tolse la giacca.
-Mark,- disse Maria -potresti andare in un'altra stanza? Penso io a lui.
-Fà pure: io vado in bagno a darmi una rinfrescata.- disse Mark, ed entrò
in camera sua.
Maria era inginocchiata vicino a Shadow e aspettava che lui riprendesse coscenza.
Non ci volle molto.
-Ooohhh...dove sono?- disse Shadow, con la voce di chi è stato preso
a botte in una rissa.
-Sei al sicuro, Shadow, non preoccuparti.- disse Maria.
-Maria, sei tu? Anche tu sei qui? Perchè?
-Shadow, sono sempre stata qui, accanto a te. Stai meglio?
-Maria, ho mantenuto la tua promessa, ci sono riuscito.
-Quale promessa?
-Che avrei dato una possibilità a quella gente di essere felice. L'ho
fatto.
-Shadow, di cosa parli? Tu non mi hai mai fatto una promessa del genere.
-Maria, ma sei tu?
-Certo che sono io, Shadow!
Fino a quel momento Shadow aveva gli occhi socchiusi.
Quando li aprì si rese conto.
-Maria, ma non sei tu!- disse Shadow.
-Stai scherzando o cosa?- chiese lei -Sono io Maria! Cosa devo fare per fartelo
capire? Ah, ecco...
Si cacciò una mano nella tasca posteriore dei pantaloni e tirò
fuori la sua ID Card.
-Guarda qui, Shadow,- disse Maria, mostrandogli la carta -lo vedi? Mi chiamo
Maria Hog, non lo ricordi?
-No, scusami,- disse Shadow -ma mi sa che qui c'è un malinteso: io intendevo
dire Maria Robotnik, nipote del Prof. Gerald Robotnik, morta nell'anno 2001
a causa di un'incidente sulla colonia...l'hanno uccisa, e io ero impotente.
-Mi dispiace, Shadow.
-Non importa, Maria. Ormai è successo e non posso tornare indietro.
Maria strinse Shadow a se.
-Avevo paura che tu non mi riconoscessi, Shadow,- disse Maria, sussurrandolo
al suo orecchio -non credo che avrei retto una cosa del genere.
-Non aver paura, non ho dimenticato nulla, sono solo rimasto scioccato dal mio
passato. Mio Dio, ho fatto cose terribili.
-Che cosa?
-Ho contribuito per la distruzione della Terra. Mi sento male per questo.
-Non ci pensare Shadow, tutti sbagliano nella propria vita, e poi non penso
che tu sia così malvagio da avere in mente una cosa tale.
-Lo pensi veramente, Maria?
-Lo penso veramente.
Maria e Shadow si guardarono negli occhi.
Il cuore di Maria batteva così forte che se lo sentiva fin dentro alla
testa che pulsava.
Si avvicinarono l'uno all'altro.
Le loro labbra si dischiusero.
Stavano per avvicinarsi, quando la porta della camera di Mark si aprì.
Mark si accorse della cosa.
-Oh, scusatemi...non sapevo...- disse Mark.
-Non preoccuparti, Mark.- disse Maria -Allora, che possiamo fare?
-A che proposito?
-A proposito del fatto che ho una taglia a tre zeri sulla mia testa e quella
di Shadow. Non so assolutamente che fare.
-Prima di tutto considerati fortunata che i problemi dei ricci non riguardano
gli echidna, quindi finchè sei nel ghetto sei al sicuro da qualunque
attacco da parte dei galoppini del Don, seconda cosa, seconda di ordine ma non
di importanza, ci sono io a darvi una mano. Serve altro?
-Non posso stare nascosta in eterno. Devo fare qualcosa.
-Giusto, cose del genere possono durare un sacco di tempo.
-Allora dobbiamo prepararci. Forse mi servirà il tuo arsenale.
-Qualunque cosa, Maria.
-Allora cerco di organizzarmi per un piano di attacco, tu pensa alle armi e
all'allenamento.
-Quale allenamento?
-Mark, dovrai allenare Shadow come hai allenato me.
-Ne sei sicura? Ti ricordo l'inconveniente che hai avuto.
-Non credo che succederà di nuovo. E adesso cominciamo!
Mentre facevano il loro lavoro, Samuel Hog arrivò sul luogo.
Ben Sandrelli era lì, e stava vomitando.
-Qual'è la situazione, Ben? Un'omicidio?- chiese Sam.
-Signore, questo lo potrei definire qualsiasi cosa meno che un'omicidio, se
esistessero frullatori grandi quanto un riccio: è abominevole!- disse
Ben con un filo di voce e con il colorito delle guance intonate con il resto
della pelliccia viola.
Samuel si avvicinò ai resti del corpo del fattorino che Shadow aveva
inconsapevolmente massacrato.
Una pozza maleodorante si era seccata sul pavimento.
-Uhhh, che schifo!- commentò, storcendo la bocca -Ma chi può aver
mai fatto una cosa del genere?
-Non lo sappiamo ancora- disse Ben -ma siamo riusciti a identificare il corpo.
-E come avete fatto? Non ha nè impronte nè documenti...a meno
che non siate riusciti a prelevare i denti per le impronte.
-Non me ne parli, signore, ho dovuto chinarmi io a raccoglierli da lì:
sono nauseato!
-Chi è il fortunato?
-Salvatore Canelli, fattorino del ristorante La Bettola Del Faro Di Darktropolis.
25 anni, single, un lavoratore rispettabile, a quanto dice il proprietario.
-Che ci faceva qui?
-Doveva portare un'ordinazione a una cliente: due porzioni di spaghetti alla
schiuma di porto.
-La cliente?
-Si tenga forte, signore: la cliente che ha fatto l'ordinazione è Maria
Hog.
-Cosa?! Mia figlia?
-Si signore, pare che Maria abbia chiamato per ricevere l'ordinazione direttamente
a casa, ma a quanto pare lei non c'è.
-Oh mio Dio, Maria!
-C'è dell'altro: abbiamo trovato questa sul...corpo del fattorino.
Ben alzò una busta per raccogliere gli indizi che conteneva una fiala
di liquido rosso.
-Una fiala di Syntheaven?!- disse Sam, incredulo a ciò che vedeva.
-Esatto, signore:- disse Ben -sembra anche che, secondo il coroner, la vittima
avesse un'alto tasso di Synth nel sangue. Pare che il fattorino fosse...beh,
fatto.
-Nient'altro?
-Per il momento no, signore.
-Va bene, portami il rapporto completo sulla scrivania appena avete finito,
io me ne vado. Devo trovare mia figlia.
-Huh, signore?
-Che c'è?
-Posso tornare alla centrale? Non resisterò per molto in presenza di
questa roba nauseante.
-Va bene, tornatene in centrale, ma la prossima volta che succede una cosa del
genere fatti prima dare un'antiemetico dal coroner e poi comincia a lavorare.
-Certamente signore, la ringrazio.
Ben andò di corsa via dalla scena del delitto.
Sam rimase a fissare la pozza crostosa del corpo prima di andarsene.
Nella sua mente cominciava a pensare quali sarebbero stati i primi passi che
doveva compiere per trovare sua figlia.
Lei era in pericolo e ne era consapevole.
Shara spense la radio, seccata dalla chiamata improvvisa, e prese la cornetta
in mano, prevedendo che era il suo datore di lavoro a chiamarla.
La voce che rispose non era di chi si aspettava.
-Shara, sei tu?- disse Sam dall'altro capo della linea.
-Ehm...signor Hog?- rispose lei.
-Ciao Shara, ascoltami: mia figlia è sparita e non so dove sia andata.
Per caso è li da te?
-Ehm...Maria? No, non è qui.
-Dannazione! L'hai vista ultimamente?
-Se l'ho vista? Beh, si, è passata da me qualche ora fa con il suo amico,
Shadow.
-Stava bene? Aveva qualche problema?
-Beh...l'ho sentita molto tesa: mi ha detto che si è sparsa in giro la
voce che sia lei che Shadow abbiano una grossa taglia sulla testa e che chiunque
la veda voglia ucciderla.
-Oh no...ti ha detto che andava da qualche parte?
-Beh, non mi ha detto precisamente dove, ma ho capito che adesso si trova nel
ghetto.
-Cosa?!? Nel ghetto echidna?!
-Beh...si.
-E tu non hai fatto niente per fermarla?
-Ho tentato, ma lei era molto determinata a farlo: mi aveva detto che sarebbe
andata da un'amico che si trova da quelle parti.
-Chi è il suo amico? Te l'ha detto?
-No, ma quando l'ha chiamato per telefono ho sentito un nome: Mark.
-Ah, capisco, il suo amico echidna. Spero che sia ancora viva. Shara, se io
ti ho contattato e se quello che mi hai detto è vero, allora sei in pericolo
anche tu: tra poco manderò il mio agente più fidato, si chiama
Ben. Starà da te finchè non sarai fuori pericolo.
-Va bene.
Sam riattaccò.
Shara riattaccò la cornetta e si sentiva addosso brividi di freddo, anche
se la casa era riscaldata.
Erano seduti vicino a un tavolino, dove troneggiava uno stereo portatile.
-Come mai siamo venuti qui?- chiese Shadow.
-Per allenarti: Maria mi ha chiesto espressamente di allenare te come ho allenato
lei, quindi sarà un'allenamento speciale. Sappi che per imparare quel
che ho imparato io nell'addestramento militare ricevuto negli anni a venire
ci metteresti tre anni di allenamento continuato 24 ore su 24.
-Cosa? E come hai fatto ad allenare Maria in così tanto tempo?
-Semplice: non l'ho fatto.
-Che razza di allenamento devo fare?
-Non si tratterà solo di un'allenamento fisico ma più di un'allenamento
mentale: trasferirò tutti i miei allenamenti nella tua testa direttamente
dalla mia.
-Come farai?
-Userò il mio metodo. Poco prima avevo sentito che tu eri nato nel 2001
e sei arrivato qui nello stesso anno, di conseguenza tu avrai di sicuro pochi
ricordi, quindi non farò come ho fatto con Maria, che le ho trasferito
solo i miei allenamenti di kung fu, ma ti posso trasferire tutto il mio addestramento
militare: Uso delle Armi, Arti Marziali, Tecniche di Sopravvivenza e così
via.
-Quanto ci metterai?
-Non so: probabilmente qualche ora. Ti senti pronto?
-Cominciamo.
-Rilassati e apri la mente.
Mark poggiò la sua mano sulla fronte di Shadow e cominciò a trasferire
una parte dei suoi allenamenti.
Di fronte agli occhi di Shadow apparvero migliaia di immagini con l'addestramento
che Mark ha fatto durante i suoi anni tra i Berretti Verdi.
Passò una mezz'ora e Mark smise di trasferire il suo addestramento e
tolse la mano dalla fronte di Shadow.
-Che te ne pare? Continuiamo?- chiese Mark.
-Accidenti!- disse Shadow.
-Che viaggio, eh? Avuto qualche problema?
-No, nessun problema, continuiamo.
Mark ricominciò a trasferire il resto del suo addestramento.
Passarono circa cinque ore piene, dopodiche Mark terminò il trasferimento
del suo addestramento militare.
-Allora Shadow,- disse Mark -dopo questo allenamento non ti viene voglia di
menare le mani?
Shadow guardó verso lo spazio aperto del capannone e poi voltò
lo sguardo verso Mark.
-Si.- disse con un mezzo ghigno che mostrava una fila di piccoli dentini bianchi.
-Allora diamoci da fare.- disse Mark, che accese lo stereo: sul CD girava "Checkmate"
dei Cypress Hill.
Si spostò al centro dello spiazzo e si mise in posa.
-Colpiscimi.- disse.
Shadow gli corse incontro e fece partire un pugno veloce verso Mark, che lo
deviò con un gesto del braccio.
Riprese a bersagliare Mark di pugni, ma lui continuava a schivarli e deviarli.
Mark, dal canto suo, cercava di colpire Shadow, che nel frattempo evitava i
suoi colpi.
Shadow fece un salto e tirò un calcio con rotazione verso il petto di
Mark, ma lui prese il suo piede e lo buttò a terra.
Shadow rotolò a terra e rimase disteso supino.
-Pare che il mio addestramento abbia fruttato molto,- disse Mark -ma c'è
qualcosa che non va: non ti vedo deciso a colpirmi. Perchè?
-Non lo so,- disse Shadow, rialzandosi -penso di aver paura di farlo.
-Hai paura di colpirmi? Ma stai scherzando?
-No.
-Shadow, devi tenere a mente una cosa: ti ricordi cosa ti ho detto quella volta
quando siamo usciti?
-Si.
-E cosa ti ho detto al riguardo dei cittadini di Darktropolis?
-Che sono tutti colpevoli.
-Esatto, e ti ho detto che sono colpevole anch'io, di conseguenza devi comportarti
con me come se ti comportassi con qualcuno che è colpevole. Capito?
-Si, ho capito.
-Allora ricominciamo.
Shadow si mise in posa, alzò la mano e fece cenno a Mark di farsi avanti.
Mark raccolse l'invito e cercò di colpirlo con un pugno in bocca.
Shadow, prima che Mark arrivasse con le nocche verso di lui, cominciò
a vedere il tempo rallentato, ma i suoi movimenti erano veloci come se il tempo
intorno a lui non avesse fatto una piega.
Evitò il pugno di Mark e lo colpì ripetutamente con una serie
di calci nel costato e lo buttò su una parete.
Mark rimase intontito sulla parete e Shadow gli si avvicinò.
Quando fu di fronte a lui cominciò a colpirlo nello stomaco con una serie
di pugni veloci e poi lo scaraventò a terra con un calcio alla testa.
Mark si rialzò e cercò di colpirlo, ma ogni colpo veniva deviato
e schivato.
Quando Mark ritirò il pugno per colpirlo di nuovo, Shadow lo colpì
con un calcio nello stomaco e lo fece strisciare a terra.
Shadow riprese a vedere tutto scorrere normalmente.
Mark si rialzò e si raddrizzò le vertebre del collo e della schiena.
-Complimenti,- disse Mark -ti muovi più velocemente di me. Come fai?
-Non saprei come spiegarlo: quando mi sembra che ci sia un problema o un pericolo
imminente comincio a vedere tutto come se il tempo rallentasse intorno a me,
ma forse credo che in realtà sia solo io che mi muovo più veloce
del tempo stesso.
-Strano, conosco solo una persona che è in grado di fare quello che fai
tu, cioè di muoversi così velocemente...ma proviene da un'altro
pianeta...accidenti, mi sono dimenticato il suo nome! Non importa...adesso andiamo
un secondo alla zona di tiro, voglio vedere come te la cavi con un paio di pistole.
Mark si avviò verso un'altro spiazzo adiacente a quello del combattimento:
un'altro tavolino che si trovava li aveva due pistole Beretta Parabellum M92F
lucide e argentee.
Mark prese le due pistole e le passò a Shadow.
-Ok,- disse Mark -queste pistole sono caricate con pallottole normali da 9 mm,
mentre le mie sono caricate con pallini di plastica da 6 mm con propulsione
a gas, innoque ma dolorose. Cerca di evitare i miei colpi e nel frattempo cerca
di colpire me.
-Ehi, un momento!- disse Shadow -Perchè io delle armi vere e tu delle
armi giocattolo?
-Preferiresti beccarti un livido o un foro di pallottola in mezzo agli occhi?
-Non hai capito: perchè devo essere io a ferirti e tu a farmi qualche
livido?
Mark prese fulmineamente la pistola dalla mano di Shadow e se la puntò
alla tempia, facendo fuoco fino a scaricarla.
-Soddisfatto adesso?- chiese Mark.
-Adesso si. Scusami.- disse Shadow.
-Di cosa?
Mark prese un'altro caricatore dal tavolino e lo mise nella pistola, dopo aver
estratto quello vuoto, che continuava a fumare. Gli passò gli altri caricatori
che Shadow mise nella giacca e si distanziò di qualche metro.
-Sei pronto?- disse.
-Prontissimo.- rispose Shadow.
Mark alzò le sue pistole da soft air e cominciò a sparare, muovendosi
lateralmente.
Shadow si buttò a terra e fece una capriola laterale per evitare i pallini.
Cominciò a correre verso Mark con le pistole spianate e fece fuoco.
Mark schivò le pallottole con un tuffo all'indietro e sparò a
Shadow, che nel frattempo si era tuffato in avanti per evitare i colpi.
Si ritrovarono l'uno addosso all'altro, puntandosi reciprocamente la pistola
alla tempia dell'altro.
-La tua pistola è scarica.- disse Mark.
-La tua è più leggera della mia, allora.- disse Shadow.
Shadow puntò le mani a terra e fece un salto all'indietro.
Mark rotolò lateralmente e si rialzò da terra, prendendosi i caricatori
dalla cintura e caricando le pistole.
Shadow si mosse lateralmente e caricò le sue Beretta.
Mark cominciò a fare fuoco, ma Shadow si era già spostato dalla
sua traiettoria.
Continuò a bersagliarlo di colpi e Shadow li schivava con maestria e
agiltà.
Quando le pistole di Mark si svuotarono cercò di caricarle, ma Shadow
gli veniva incontro con le armi spianate facendo fuoco.
Mark venne investito da una muraglia di pallottole che non riuscì ad
evitare.
Rimase ancora in piedi, quando Shadow gli corse addosso e lo atterrò
con un calcio volante con rotazione.
Mark cadde a terra, facendo cadere le sue pistole.
Shadow attese con le armi puntate che lui si rialzasse.
Lui si rialzò, e Shadow abbassò le pistole.
-Tutto a posto?- chiese a Mark.
-Tutto a posto.- rispose Mark, con noncuranza, spolverandosi la giacca.
Si avvicinò a Shadow, gli passò la mano sulla testa e gli scompigliò
il pelo.
-Complimenti, piccolo Keanu Reeves dei ricci,- disse Mark con soddisfazione
-sei più veloce di me persino ad usare le armi: se non fosse che sei
mortale potrei dire di poter andare seriamente in pensione.
-Grazie,- disse Shadow -ma non credo di essere come Keanu Reeves.
-Perchè?
-Perchè lui non ha bisogno di schivare le pallottole, gli basta solo
fermarle.
-E tu che ne sai?
-Oltre al tuo addestramento mi è entrato in testa quel film, "The
Matrix" se non erro.
-Uno dei miei film preferiti. Quale scena ti piace di più?
-Il combattimento tra Neo e l'agente Smith: e da lì che ho preso quella
mossa dei pugni veloci che ho fatto prima, sembra efficace.
-Ecco perchè ho avuto quello strano senso di dejà vu.
-Ehi, questa è la realta! Mica siamo in un mondo virtuale: i dejà
vu non esistono qui.
-Ah, ma per favore, ora ti stai esaltando troppo con quel film!
Rimasero in silenzio per qualche secondo a fissarsi.
Poi scoppiarono entrambi a ridere.
Il primo a smettere fu Mark.
-Via,- disse -torniamo a casa prima che Maria si preoccupi.
Fuori stava ricominciando a piovere.
I nervi erano a fior di pelle e tremava come una foglia: aveva paura.
Il silenzio la stava tormentando.
Dentro di se non si sentiva pronta e non sapeva nemmeno per cosa.
A morire?
A continuare a vivere?
La sua coscenza cercava di farla tornare rilassata, dicendole: La vuoi piantare
di farti le seghe mentali? Non sei in pericolo! Sei al sicuro! Nessuno vorrà
mai ucciderti! Non sei nessuno! Tu non sei nessuno! Sei solo una povera verginella
frustrata che sta cercando un disperato che la porti a letto e le faccia un
servizio completo, e...
La sua coscenza smise di insultarla quando sentì due colpi alla porta.
Si avvicinò alla porta.
-Chi...chi è?- chiese.
-Sono Ben, Ben Sandrelli del Dipartimento di Polizia:- disse Ben con la voce
che malcelava una certa incertezza -lei è...ehm...Sharona Rabbot?
-Si, sono io. Aspetti un minuto che le apro.
Shara aprì la porta.
Ben era davanti all'entrata, con l'impermeabile inzuppato e una faccia da cane
bastonato.
Shara rimase fulminata dalla vista di Ben: il suo sguardo innocente la faceva
letteralmente sciogliere.
-Posso entrare?- chiese Ben, con il tono colpevole di un venditore di petardi
che sà di dover entrare in un ospedale di malati terminali.
Shara si svegliò immediatamente dal torpore che il suo sguardo le provocava.
-Ehm...certo, entra pure!- disse lei, sorridendo.
Ben entrò dentro e si guardò intorno.
-B-bella casa!- disse Ben umilmente con la coda tra le gambe.
-Accomodati pure.- disse Shara -Passami pure la giacca.
Ben si tolse l'impermeabile e lo passò lentamente a Shara, che lo poggiò
su una poltrona.
Si sedettero insieme sul divano.
Stettero entrambi a guardare diritto davanti a se.
Ben si sentiva impacciato e timido.
Shara si sentiva...beh, si sentiva alla stessa maniera, che posso dire di più?
Entrambi non sapevano che dire.
Lui era reduce dal luogo dove è avvenuto un'omicidio mostruoso.
Lei non si aspettava una cosa del genere, come un bel ragazzo, perdipiù
poliziotto, che doveva stare in casa sua per proteggerla.
Ben provò a rompere il ghiaccio.
-Ultimamente sta piovendo molto.- disse.
-Gia.- rispose lei.
-Tu...tu sei amica di Maria.
-Si, da quando siamo bambine.
-Ah...lei che tipo è?
-Lei è di sicuro la migliore amica che ho: è un pò impulsiva,
ma le voglio un sacco di bene.
-Capisco.
Continuarono a parlare di stupidaggini per tutto il tempo, finchè entrambi
non si slegarono e si sentirono più liberi.
Dopo un pò cominciarono a ridere.
-E così- disse Ben, ridendo -lei era...era così piccola che...
-Si, era cosi piccola che passava per le condotte di aerazione della scuola:-
spiegò Shara -una volta, per prendere un compito in classe dalla presidenza,
entrò nelle condotte e arrivò a prenderne una copia, solo che
non aveva contato il fatto che i professori lo sapevano. Appena uscì
da una delle grate aperte, sporca di polvere, c'erano il preside e suo padre
ad aspettarla fuori. Dovevi vedere che faccia aveva fatto!
Shara fece il faccino sconsolato della piccola Maria colta in flagrante a rubare
un compito in classe.
Ricominciarono a ridere insieme.
Ben smise di ridere e guardò Shara negli occhi.
-Sei carina quando ridi.- le disse.
Shara smise di ridere.
-Dici davvero?- chiese lei.
-Si.
-Anche tu sei molto carino.
Si guardarono negli occhi senza dirsi più niente.
A Shara piaceva molto Ben: era sincero e tranquillo e le ispirava fiducia.
Ben, dal canto suo, non riusciva a staccarle gli occhi di dosso: la sua voce
era come una musica e quando rideva si sentiva vibrare il corpo come un diapason.
Si avvicinarono lentamente l'uno all'altro e si baciarono.
Rimasero così per qualche secondo, poi si staccarono per riprendere fiato.
-Ti volevo dire una cosa:- disse Ben -non vorrei sembrarti impulsivo, ma io...io...
-Tu?- chiese Shara, che fremeva trepidante per sentire quel che lui aveva da
dire.
-Io...beh...sono vergine.
Shara spalancò gli occhi nel sentire con quale sincerità Ben le
diceva un segreto che non aveva mai rivelato a nessuno.
-Hai paura?- gli chiese.
-Un pò:- disse lui -non vorrei sembrarti troppo impacciato o...
-Ben, devo confessarti una cosa:anch'io sono vergine.
-Anche tu? Non...non hai paura che...
-Adesso che ci sei tu non ho più paura.
Si baciarono di nuovo, stendendosi sul divano.
Quel che successe dopo non posso dirlo, ma posso certo dirvi che Ben e Shara
hanno passato la serata più bella della loro vita su quel divano.
Quando finirono, Shara si trovava nelle braccia di Ben e avevano entrambi il
fiato grosso e le pellicce scintillanti di goccioline di sudore.
-Ben?- chiese lei.
-Si, Shara?- disse lui.
-Ti amo, Ben.
-Ti amo, Shara.
Si baciarono di nuovo.
Fuori, nel frattempo, stava letteralmente diluviando.
-Dobbiamo trovare una maniera per attrarre loro l'attenzione...ma non possiamo
rimanere qui a farlo.- disse Maria.
-Dove andiamo allora? Direttamente dal Don?- chiese Shadow.
-Certo! Buona idea! Andiamo tutti e tre vestiti da fattorini, bussiamo alla
porta e diciamo: "Qualcuno ha ordinato una pizza?"- disse ironicamente
Mark -Shadow, non possiamo andare in bocca al leone così: tu rischieresti
di morire, Maria farebbe una brutta fine e io...io...io scatenerei un genocidio
di massa per la rabbia, ecco!
-Mark ha ragione, Shadow- disse Maria -non possiamo andare direttamente alla
fonte: se vogliamo sconfiggerli dobbiamo farlo un poco per volta.
-Già, ma dove possiamo colpire?- chiese Shadow.
-Dovremmo trovare un posto dove sicuramente qualcuno verrà ad attaccarci.-
propose Mark.
-La Cracking Bones...- disse sottovoce Maria.
-Cosa?- chiesero Shadow e Mark.
-La Cracking Bones Disco,- disse Maria -è un locale di proprietà
del ras di Wreck City, Milo Potente. L'ultima volta che ci siamo stati io e
Shadow aveva detto che ci avrebbe fatto la festa.
-Hmmm...può essere un idea.- disse Mark, mettendosi una mano chiusa sul
mento.
-E come la mettiamo con le persone che ci sono dentro? Non possiamo metterci
a fare uno scontro a fuoco in mezzo a tutta quella gente!- disse Shadow.
-Le cacciamo via a pedate nel culo, ecco come la mettiamo: più attenzione
di così non si può attrarre.- disse Mark.
-Mark, anche se sei enorme non puoi sopraffare un'intera folla di scalmanati
che, appena si spegne la musica, si mette a pestare i piedi urlando: "Dateci
la techno!".- disse obiettivamente Maria.
Mark tirò fuori da uno dei foderi laterali dei pantaloni una Desert Eagle,
tirò indietro il carrello e lo rilasciò, provocando il secco e
risoluto schiocco del proiettile che entra in canna pronto per essere sparato.
-Scommettiamo?- disse lui con tono pacato.
-Mark, lasciatelo dire:- disse Maria, abbassando le palpebre a metà -quando
a scuola insegnavano le mezze misure tu eri occupato a guardare il culo delle
tue compagne di fronte a te.
-Spiacente Maria, ma ero intento a guardare le tette prosperose della mia maestra:
ero sempre ai primi banchi.- rispose Mark.
-Hai davvero una lingua tagliente: sei sicuro che quando fai i preliminari con
la tua ragazza non le tagliuzzi la passera?- disse Maria.
-Uso delle precauzioni speciali: tengo la bocca chiusa.- rispose Mark.
-Peccato che le precauzioni non valgano anche con le altre persone.- disse Maria
con un mezzo sorrisetto.
-Dove vuoi arrivare Maria?- chiese Mark -Guarda che a gara di insulti e provocazioni
sono un campione universale, lo sai?
-Fortuna che sei immortale!- disse Maria, con uno sbalzo ironico nella sua voce.
-Scusate,- disse gentilmente Shadow -ma non potreste rinviare la vostra gara
a un'altro momento?
-Aspetta un secondo Shadow,- disse Mark -voglio far capire alla qui presente
signorina chi è il campione qui.
-Coglione.- disse Maria.
-Succhiapalle.- rispose Mark.
-Cazzo di pezza.
-Sarta pompinara.
-Testa di cazzo.
-Baciacappelle.
-Figlio di puttana.
-Ciao Mamma!
-Brutto...
-La volete piantare, brutti stronzi infantili succhiamoccio che non siete altro?-
disse Shadow, alterato.
Maria e Mark si voltarono verso di lui con gli occhi spalancati.
Shadow spalancò gli occhi e si guardò intorno, poi fissò
gli occhi su di loro.
-Ops!- disse Shadow sottovoce.
Mark e Maria si guardarono negli occhi, increduli, e poi scoppiarono a ridere.
Shadow si vergognava come un cane che aveva sottratto un'osso da uno scheletro
di dinosaro di un museo.
-Shadow,- disse Mark -di tutti gli insulti che ho sentito questo era il più
appropriato che io abbia mai ascoltato!
-Oh si, certo, grazie tante!- disse Shadow, seccato -Mi avete fatto dire una
parola offensiva!
-Ehi, mica ti condannano a morte se dici una cosa del genere!- disse Maria.
-Si, ma...non mi è piaciuto per niente dirlo!- disse Shadow.
-Meglio così.- disse Maria, carezzandogli una guancia.
-Bene,- disse Mark -credo che sarà meglio che ci muoviamo, altrimenti
la gente se ne andrà a pedate nel culo solo grazie a Milo.
Maria, Shadow e Mark si alzarono e si avviarono verso la porta.
Ben, svegliandosi immediatamente, corse verso il telefono e rispose.
-Pronto?- chiese.
Ci fu un secondo di silenzio dall'altra parte della linea.
-Mi scusi: forse ho sbagliato numero.- disse Maria.
-Dipende: voleva parlare con Shara?- disse Ben.
-Ma tu chi sei?
-Sono Ben Sandrelli, Dipartimento di Polizia di Darktropolis: con chi parlo?
-Ben?!? Che ci fai a casa di Shara?
-Ehm...Maria?
-Si, sono io: ti ho chiesto che ci fai a casa di Shara!
-Beh...tuo padre pensava che, siccome tu eri in pericolo, anche Shara lo era,
quindi mi ha mandato qui a...ehm, sorvegliarla.
-Non te la sarai mica scopata!
-Eh? Chi? Io? No no, certo che no!
-Ben, ricorda bene chi è mio padre e rifletti: dimmi la verità.
-Ehm...io...e va bene, si, sono stato a letto con lei! Adesso dillo pure a Sam,
non m'importa più niente! Avanti, riattacca! Spiffera tutto e fammi perdere
il posto per inadempimento del mio dovere!
Il silenzio cadde di nuovo dall'altra parte della linea: Maria non si aspettava
così tanta sicurezza e decisione da parte del timido e impacciato Ben.
-Beh...spero che almeno tu l'abbia trattata con dolcezza.- disse Maria, col
tono un pó seccato.
-Certo che si! Era vergine, non lo sapevi?- disse Ben, sempre più deciso.
-Certo che lo sapevo: mi ha fatto una testa così perchè cercava
qualcuno che meritasse di amarla decentemente: se solo provi a ferirle i suoi
sentimenti io ti...
-Ehi, figlia di Sam! Non fare il capo con me, non le farò mai del male!
Io...
-Tu?
-Io la amo, Maria.
-Oh, allora fai sul serio! Beh, io...
-Avanti, dillo! Voglio sentirtelo dire!
-...ti chiedo scusa, Ben.
-Finalmente! Ora che mi ricordo non mi avevi mai chiesto scusa per tutte le
cose che mi hai detto: lo sai che credevo di amarti un tempo?
-Non...non lo sapevo, Ben, io...
-Ah, non lo sapevi? Allora senti un pò qui, Miss "La-do-solo-a-chi-voglio-io":
se non comincerai da adesso a trattarmi come il riccio quale sono, lo spiffererò
tutto a Shara. Chiaro?
Ancora una volta il silenzio fu protagonista di quella chiamata.
-V-va bene.- disse Maria, con tono sommesso.
-Così va molto meglio. Perchè hai chiamato Shara?
-Volevo che mi facesse un favore, ma visto che ci sei tu è molto meglio.
Ascoltami bene: devi contattare mio padre e dirgli che io sto bene e che sono
al sicuro e digli anche che sono con un'amico che mi aiuterà a sbrogliare
questa faccenda, capito? Digli di rimanere dov'è!
-Va bene, Maria. Che intenzioni hai?
-Voglio porre un freno a questa storia una volta per tutte: vado a sistemare
una piccola faccenda in sospeso con una volpe a due code
-Maria, intendi dire che vuoi scontrarti con Milo Potente?
-Si, l'hai capito. Non farti sfuggire una parola con mio padre al riguardo:
non voglio che si cacci in guai seri. Io vado: dì a Shara che le voglio
bene e che tornerò tutta intera.
-Maria!
-Si, Ben?
-Io...volevo dirti buona fortuna e torna sana e salva.
-Grazie Ben, sei la prima persona che me lo augura.
Maria riattaccò il telefono.
Ben fece lo stesso e andò a sedersi su una poltrona a riflettere sulla
cosa.
Pensò che non poteva starsene con le mani in mano, anche se la cosa non
lo riguadava.
Ben, nudo come mamma lo aveva messo al mondo, stava seduto con le gambe incrociate,
le mani giunte poggiate sulla bocca chiusa e gli occhi chiusi.
Rimase a pensare.
Dopo un pò decise.
Aprì gli occhi, si alzò dalla poltrona e prese i suoi vestiti.
Nel frattempo Shara si svegliò.
-Ben? Amore, dove stai andando?- gli chiese.
Ben, che era girato di spalle, si voltò e si avvicinò a Shara,
carezzandole la guancia.
-Devo aiutare Maria.- disse lui.
-Cosa?- disse lei, come se non avesse capito.
-Shara ascoltami: Maria è nei guai e ha rifiutato che chiamassi suo padre,
quindi mi sento in dovere di aiutarla, e non lo faccio per me, lo faccio per
te, per l'amicizia che c'è tra te e lei. Mi ha detto che ti vuole un
sacco di bene e ti ha promesso che tornerà viva, ma io ho paura che non
succederà come lei ha detto, perciò vado da lei.
-Ti prego Ben, non te ne andare!
-Non ti preoccupare Shara: tornerò qui molto presto e con me ci sarà
anche Maria, lo prometto.
-Ben...
-Ti amo tanto, Shara, ti amo più di ogni altra cosa al mondo e ti amerò
fino al mio ultimo respiro e oltre.
Ben baciò Shara appassionatamente.
Shara chiuse gli occhi e piantò le sue dita sulla schiena di Ben, come
se non volesse abbandonarlo.
Si divisero dalla stretta e Ben se ne andò.
Shara lo vide andarsene e una lacrima le rigò il volto.
Fuori aveva smesso di piovere.
Un nerboruto buttafuori, un riccio alto si e no fino alla spalla di Mark, era
di fronte all'entrata.
-Adesso che facciamo?- disse Maria -Mica possiamo entrare così!
-Scherzi? Entrate pure: io mi occupo di lui.- disse Mark.
Shadow e Maria entrarono sorprendentemente senza problemi.
Quando Mark provò ad entrare, il buttafuori gli sbarrò la strada.
-Qual'è il problema?- disse Mark.
-La tua faccia è un problema, tipo: tu non entri qui.- disse il buttafuori.
-E perchè?
-Gli echidna non entrano qui.
-Da quando in qua gli echidna non entrano qui?
-Da quando esiste questo posto, ecco da quando: gira al largo.
-Ehi tipo, sappi che io posso entrare dove mi pare, come mi pare e quando mi
pare, quindi se non vuoi che mi alteri fammi passare adesso.
-Sei sordo? Ho detto che gli echidna non possono entrare qui!
-Va bene: me l'hai detto tu, non è colpa mia.
Mark prese il riccio con entrambe le mani sulla faccia e gli schiacciò
il naso con entrambi i pollici, facendo urlare il riccio e spillandogli un rivolo
di sangue.
Una volta convinto il riccio, Mark entrò come se niente fosse stato.
Quando entrò, vide che Shadow e Maria stavano seduti ad aspettarlo.
-Ce ne hai messo di tempo: che è successo?- chiese Maria.
-Ho avuto un contrattempo con il buttafuori, che ha mostrato di essere un razzista
con i fiocchi.- rispose Mark.
-Ok, allora, adesso siamo dentro:- disse Shadow -fin quanto dobbiamo aspettare?
-Ve lo darò io il segnale, non preoccupatevi.- disse Mark.
Rimasero seduti al tavolino ad aspettare per qualche mezz'oretta.
La gente ballava al ritmo di una musica pesantemente ritmata.
Alcuni dei clienti seduti ai tavolini fissavano Mark, che cominciò a
sentirsi come una goccia d'acqua in un mare di olio.
Ad un certo punto si avvicinarono due ricci palestrati a Mark.
-Ehi tu! Chi ti ha detto di entrare?- fece uno dei due a Mark.
-Dite a me?- disse Mark, come se non avesse inteso che ce l'avevano con lui.
-Si, diciamo a te, cazzone oviparo,- disse l'altro -chi ti ha detto che potevi
entrare? Vedi altri echidna qua dentro?
Mark si guardò attorno, poi si voltò verso i due ricci pompati.
-Si vede che stasera siano tutti ricci e gli echidna siano rimasti tutti a casa,
a voi che importa?- disse lui.
-Tu non dovresti essere qui: è vietato l'accesso agli echidna in questo
locale.- disse il primo riccio.
-Quindi esci subito con le tue gambe o ti faremo uscire noi a calci in culo
e nelle palle.- disse il secondo.
Mark stette a guardarli e sospirò sconsolato.
-Mi dispiace ragazzi,- disse rivolgendosi a Maria e Shadow -ma l'hanno voluto
loro!
Mark si alzò lentamente, sovrastando con la sua altezza (2,15 metri per
essere precisi) i due ricci, e li fissò.
-Allora, - disse Mark, rivolto ai due -cos'è che volevate fare a me?
Se non ho capito male volevate cacciarmi fuori a calci nel culo e nelle palle,
perchè non lo fate? Avanti, su! Prendetemi a calci! Vi avverto, però:
non andate a piangere dalle vostre madri quando avrò rotto il vostro
di culo a calci.
I due ricci, impassibili, si fissarono negli occhi e se ne andarono.
-Perdenti!- commentò Mark, che ritornò a sedersi -È la
prima volta che vengo qui e già mi sta antipatico questo posto: è
strapieno di ricci razzisti e di stronzi che non vedono l'ora di mostrare la
loro forza fisica a qualcuno, magari alla propria ragazza.
-A dire il vero non solo per quello, ma anche perchè non sanno che cazzo
fare la sera quando vengono qui, oppure perchè hanno voglia di scopare
e non possono farlo, quindi sfogano la loro frustrazione contro il primo diverso
che gli capita.- disse Maria.
-Lasciamelo dire, Maria:- disse Mark -questo pianeta mi fà schifo.
-Anche a me. Perchè a te non piace?- chiese Maria.
-Perchè somiglia in maniera esasperante alla Terra, ecco perchè.-
rispose Mark.
Rimasero senza parlare, finchè non arrivò un'altro riccio con
un vassoio in mano che si avvicinò al tavolo.
Dapprima squadrò Mark dalla testa ai piedi e poi si rivolse a Maria e
Shadow.
-Volete qualcosa da bere?- chiese loro.
-No.- rispose Maria.
-No, grazie.- disse Shadow.
-Ok, come volete.- fece il riccio e si allontanò.
-Strano:- commentò Maria -di solito in questa gabbia di strafatti non
servono da bere ai tavoli. Oggi deve essere una serata particolare.
-Forse hanno già capito le nostre intenzioni.- disse Mark, ironicamente.
-Aaah, ma per favore!- disse Maria.
-Quando entriamo in azione?- chiese Shadow, impaziente di fare pratica con le
sue mani.
All'improvviso la musica si interruppe e la gente cominciò a protestare
e a battere le mani contro le colonne di metallo.
-Adesso.- disse Mark, che si alzò e tirò fuori un CD da una tasca
laterale del pantalone.
Corse verso la saletta dei dischi ed entrò per la porta.
Il DJ si voltò e lo vide.
-Oh no, eccone un'altro: che vuoi tu da qui?- chiese seccato.
Mark prese un biglietto che stava in una tasca e lo passò al DJ, che
lo lesse.
Sul biglietto c'era scritto: Se sei intenzionato a proteggerti il culo, scappa
via il prima possibile o verrai crivellato di pallottole. Il tipo che ti ha
dato il biglietto che hai in mano.
-Oh cazzo!- esclamò spaventato.
-Mica uno solo:- disse Mark, sorridendo sornione -ne saranno molti di più
da cacare se non ti levi dalle palle alla svelta. March!
Il DJ non se lo fece ripetere due volte: si tolse immediatamente le cuffie e
scappò fuori attraverso l'uscita di sicurezza.
-Coglione...- commentò sottovoce Mark, che si sedette davanti alla console
e si mise le cuffie.
-Scusate l'inconveniente ragazzi,- disse Mark attraverso il microfono -c'è
stato un lieve contrattempo. Adesso riaccenderò la musica, ma appena
terminerà di suonare il pezzo dovrete andare subito via, o dovrete vedervela
con Milo, ok?
I ragazzi esultarono.
-Lo prenderò come un si: divertitevi, perchè forse non verrete
qui per un bel pò di tempo.
Mark si tolse le cuffie e mise il suo CD, una piccola compilation da lui preparata.
Dalle casse cominciò a suonare "New Year's Day" degli U2 remixata
dai Front Line Assembly.
I ragazzi cominciarono a ballare.
Mark uscì dalla saletta dei dischi e andò al tavolo dove Maria
e Shadow lo stavano aspettando.
-Pensavo che avresti cominciato a minacciare la gente con le pistole spianate
per cacciarla via.- disse Maria, stupita.
-Anch'io pensavo di fare la stessa cosa, ma ogni tanto anch'io ho le mie mezze
misure: non posso mica sprecare pallottole proprio adesso.- spiegò Mark.
-Bella musica, non l'avevo mai sentito questo pezzo.- disse Maria.
-Musica elettronica terrestre, Front Line Assembly.- disse Mark.
Maria si alzò e prese Shadow per mano.
-Ti spiace se andiamo un secondo a ballare?- chiese Maria -Questa musica mi
piace.
-Fai pure: quella dopo non è facilmente ballabile, quindi saprai quando
smettere.- disse Mark.
Maria e Shadow andarono in mezzo alla pista e ballarono insieme.
Lei si accorse che Shadow era migliorato visibilmente dall'ultima volta, forse
merito dell'allenamento di Mark.
Lui si rese conto di essere più bilanciato nei movimenti.
Maria sorrideva: per una volta si sentiva veramente felice.
Si avvicinò a Shadow e lo abbracciò.
Shadow fu sorpreso dal gesto di Maria e sorrise.
-Shadow?- le disse Maria in un orecchio.
-Si, Maria?- disse lui.
-Volevo confessarti una cosa: prima non ho avuto molto tempo per dirtelo oppure
non mi sentivo sicura, ma adesso sento che posso dirtelo.
-Cosa vuoi dirmi?
-Volevo dirti che...
La musica terminò.
I ragazzi intorno a loro se ne andarono in fretta: il segnale di allerta.
Shadow e Maria si divisero immediatamente.
La porta della discoteca si aprì e apparvero Milo Potente e un gruppo
di dieci ricci armati di bastoni, pistole e fucili d'assalto.
-Bene bene bene, vedo che ultimamente ci sia un morbo di eroismo che sta infettando
tutti e sembra che siano attratti proprio dalla mia discoteca.- disse Milo -Allora,
chi è che vuole crepare presto qui?
Girò lo sguardo e vide Shadow e Maria.
-Ma guarda il caso!- disse -Sembra che oggi risparmierò 5000 pezzi di
metallo. Maria Hog, mi sembrava di essere stato molto chiaro un giorno fa, non
ti basta il fatto che tutti i miei uomini vogliano farti fuori per un pugno
di soldi?
-No, Milo, per due motivi: il primo è un conto in sospeso con te e il
Don, il secondo è che sono dura a morire.- disse Maria.
-Ah si? Vedremo subito questa tua resistenza alla morte:- si rivolse ai suoi
scagnozzi -fate a fette quei figli di puttana!
-Ehi, Milo Potente!- disse Mark, dietro di lui -Sono compreso anch'io tra i
figli di puttana da affettare?
Milo si voltò e Mark spianò le pistole, facendo fuoco sui primi
tre ricci attorno a lui.
Uno dei ricci si ritrovò la testa spappolata da una pallottola di Magnum,
mentre gli altri saltarono letteralmente all'indietro per l'impatto con i proiettili.
-Ammazzate quel fottuto echidna!!!- urlò Milo, che tirò fuori
un fucile con quattro canne mozze.
-Shadow! Maria! Tocca a voi!- gridò Mark.
Maria tirò fuori una Ingram terrestre, una mitraglietta da 25 colpi al
secondo, e Shadow tirò fuori le due Parabellum.
Fecero entrambi fuoco, colpendo mortalmente altri due ricci.
Milo cominciò a sparare fucilate verso Shadow, che vide una rosa di pallini
sbocciare lentamente dalla canna infuocata di cordite combusta.
Schivò la rosa di pallini con un'agile capriola laterale e mise dietro
a una colonna di metallo.
Le pallottole viaggiavano come mosconi di piombo nell'aria.
Milo corse lateralmente caricando il fucile con altre quattro pallottole e si
mise anche lui dietro una colonna.
Dalle casse cominciò a suonare una canzone adatta alla situazione: "One
Man Army" dei Prodigy e Tom Morello.
Maria scaricò addosso a un riccio un caricatore di Ingram: con quello
ne rimanevano quattro da eliminare, cinque con Milo.
Shadow uscì da dietro alla colonna, buttò a terra le pistole scariche
e tirò fuori un Uzi 9mm ed eliminò un riccio che lo stava bersagliando
con un fucile d'assalto, facendoglielo saltare dalle mani.
Mentre il riccio cadeva, Shadow saltò verso il fucile e lo agguantò
con entrambe le mani.
Nello stesso tempo colpì un riccio che gli stava sparando alla sua destra.
I due ricci rimasti erano concentrati a sparare contro Maria e Shadow.
Maria era nascosta dietro a un tavolino ribaltato che le faceva da scudo e Shadow
stava ancora evitando le pallottole.
Quando il riccio che stava sparando a Maria svuotò il caricatore della
sua pistola e cercò di prenderne un'altro, Mark gli venne addosso e lo
colpì con il calcio della sua D.E., facendolo cadere a terra agonizzante
e finendolo con una pallottola al cranio.
Shadow corse incontro all'ultimo riccio, buttò il fucile e gli saltò
addosso, colpendolo con un calcio sotto al mento.
Il riccio cadde a terra morto.
Milo, che nel frattempo era andato a nascondersi dietro al bancone del bar,
tirò fuori dalla giacca un fucile lanciagranate.
-E va bene,- disse Milo, caricando una granata e chiudendo il fucile -volevate
il gioco duro? Allora giocate!
Uscì fuori e puntò il lanciagranate contro Mark.
-Oh cazzo!- disse Mark e poi si rivolse a Maria e Shadow -Buttatevi a terra!
Milo fece fuoco e colpì Mark, facendolo letteralmente volare all'indietro
e facendolo cadere addosso al vetro della saletta dei dischi.
La musica si spense.
Mark rimase steso sulla console, inerte.
-Meno un figlio di puttana, stronzi!- esclamò Milo, che caricò
e puntò verso il tavolino dove era riparata Maria.
Shadow se ne accorse.
-Maria! Nooo! Scappa!- urlò.
Maria saltò via da dietro al tavolo incrociando le braccia davanti agli
occhi e la granata di Milo colpì il tavolino, facendo volare centinaia
di schegge di legno e pezzi di metallo ovunque.
Milo non aspettava altro: caricò e prese la mira colpendo il pavimento
sotto di lei.
Maria fece una capriola all'indietro e stramazzò malamente su di un tavolo,
inerte.
-Maria!- urlò Shadow -NOOOO! Maledetto!
Shadow saltò fuori da dietro alla colonna dove si era riparato nel frattempo
e corse addosso a Milo, evitando la granata che stava sparando addosso a lui
e gli tolse il fucile dalle mani con tanta foga che gli schiacciò la
canna come se fosse stata di cartapesta.
Buttò via il lanciagranate e colpì fortemente Milo al volto con
il dorso della mano, facendogli sputare uno sbocco di sangue.
Milo tirò fuori una pistola dalla giacca, ma Shadow gliela strappò
di mano e la gettò via.
Milo cercò di indietreggiare e si voltò per scappare, ma venne
colpito da un forte calcio alla schiena da parte di Shadow.
Milo si sentì impotente, mentre la rabbia bruciava negli occhi di Shadow.
-Assassino,- disse Shadow -hai ucciso Maria. Non ti sei accontentato di portarti
via la vita del suo ragazzo, hai voluto anche portarti via lei! Maledetto! Ti
odio!
-Non so di cosa parli, io non ho ucciso nessun suo ragazzo.- disse Milo, cercando
di rialzarsi in piedi.
-Bugiardo!
Shadow fece per buttarglisi addosso, ma Milo saltò e fece roteare le
sue due code come pale di elicottero, rimanendo sospeso in aria fuori dalla
portata dei suoi colpi.
-Coglione!- disse a Shadow -Perchè credi che mi chiamano anche "The
Flyer", eh?
Milo volò verso un lucernario e lo sfondò, scappando via.
Shadow rimase solo a guardare Milo che spariva nell'oscurità.
Si voltò verso Maria e corse da lei.
Era caduta sui tavolini molto male e le sanguinava il naso.
I suoi occhi erano chiusi e la sua bocca leggermente aperta.
-Maria!- disse Shadow -Maria ti prego, rispondimi, non mi lasciare.
Shadow si buttò a terra con le mani sul volto e cominciò a piangere.
-Perchè?- disse tra i singhiozzi -Perchè non sono riuscito ad
aiutarla, perchè?
-Shadow?- disse una vocina fievole.
Shadow si rialzò e vide che Maria era sveglia, aveva solo perso i sensi.
-Maria, sei viva!- disse Shadow, con il cuore pieno di gioia.
-C-certo che sono viva:- disse Maria, con un filo di voce -non l'ho detto mica
a caso che sono dura a morire.
Dette un paio di colpi di tosse e cercò di alzarsi, ma non ci riuscì.
-Shadow,- chiese Maria -mi sento come se un treno merci mi avesse investita
e mi fosse passata sopra. Puoi aiutarmi ad alzarmi?
-No,- disse Shadow -non muoverti: ti porto io fuori di qui.
Shadow prese Maria tra le sue braccia e la sollevò.
Fece per correre via, ma si rese conto che Mark era ancora steso sulla console
del DJ.
Fece per avvicinarsi e lui si rialzò.
-Ouuuh, la mia testa...- disse Mark -quella maledetta granata mi aveva fatto
perdere i sensi.
-Avrei dovuto immaginarlo che eri ancora vivo, Mark, per un'attimo ho creduto
il peggio.- disse Shadow, rassicurato.
-L'unico peggio che puoi credere di me è un'ascesso dentale, amico, e
forse nemmeno quello.- rispose Mark, rialzandosi e raddrizzandosi la testa sul
collo -Leviamoci dalle scatole prima che arrivino i tizi in divisa a farci un'altra
festa.
Mark e Shadow, che teneva ancora Maria tra le braccia, scapparono via dalla
discoteca per la porta di emergenza.





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